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 2017  marzo 07 Martedì calendario

Il preservativo ci dà i voti. Si infila come un anello, registra i dati del rapporto: prestazioni, velocità. Ma occhio: finisce tutto in rete

«Scusa amore, un attimo solo e sono pronto. Ecco qua, l’anello è a posto, ora lo metto per bene, vediamo un poco la porta Usb... un momento... ecco, perfetto, possiamo cominciare. Pronti? Via». 
Come schiacciare un cronometro quando cominci una corsa, o l’arbitro che fischia il via alla partita di calcio. Invece tratterebbesi di sesso, di ciò che tutti noi (o quasi) riteniamo lo zenit della fisicità, dell’istinto, della natura, che diamine: e invece, da oggi, persino l’amplesso diventa misurabile, cronometrabile, oggetto di aride statistiche, di confronti che potrebbero pure diventare imbarazzanti. Dopo avere rivolto un pensiero ammirato alla signora o signorina che assista a distanza ravvicinata a questa scena e che mantenga sufficiente dose di libido, doveroso spiegare e interpretare i pro e i contro di i.Con, l’ultima frontiera della tecnologia applicata agli smartphone: l’altro device collegato e ricevibile grazie a una “app” dedicata, altro non è che il proprio pene, da contenere quando pronto all’azione in una sorta di anello dotato di modernissimi sensori e creato anche per essere compatibile con un preservativo. 
Fatte le proprie cosine, il condom ovviamente si elimina, l’anello assolutamente no: e tramite connessione bluetooth o regolare miniporta Usb, può scaricare in tempo quasi reale (non esageriamo, dai) una serie di informazioni che nei secoli dei secoli fanno parte dell’immaginario dell’uomo e pure della donna, fino a prova contraria. Sì, perché i.Con ci può dire innanzitutto quanto si è durati, quali sono state le misure raggiunte sia per il lungo che per il largo, quante calorie siamo riusciti a bruciare durante il rapporto, ovviamente tenere il conto di quante volte si è arrivati (finezza) in fondo e perfino udite udite memorizzare e conteggiare il tipo di posizioni e, infine, dirci quante sono state le spinte. 
Dal contapassi al contabotte, incredibile ma vero, se il prodotto fosse stato lanciato il 1 ̊ aprile, in tanti avrebbero catalogato la cosa come solito scherzo dei media. Invece è tutto reale, prezzo compreso (60 sterline o 75 dollari), è roba da fantasesso e anche giusto sottolinearlo di progresso sanitario perché oltre allo scout dell’amore, i.Con “sente” anche la presenza di eventuali virus quali la clamidia e la candida per arrivare fino alla sifilide. Bene, anzi, benissimo. Una invenzione pazzesca, una vera rivoluzione sessuale 2.0, i produttori ora sognano introiti miliardari: detto che gli affari sono partiti piuttosto bene (già 100mila prenotazioni circa sugli App Store), siamo sicuri sicuri sicuri che l’uomo medio, che la maggioranza silenziosa ma attiva, possa desiderare questa sorta di “Grande Pisello” che monitora, analizza, sminuzza le sue prestazioni? Prestazioni che potrebbero essere contestate dati alla mano dalla/e partner, che rischiano ridimensionamenti pesanti magari di fronte ai soliti esibizionisti che tramite gli stradiffusi canali di comunicazione perché anche questo può succedere, il meccanismo è esattamente quello delle comunissime app usate per la corsa, il ciclismo, il nuoto vantino tramite la condivisione sui social numeri da record o comunque irraggiungibili per molti di noi? Nell’era in cui le chat di gruppo stanno dominando le nostre vite, pensate a qualche moglie che per sputtanarci e giustificare la sua perenne insoddisfazione, o semplicemente per chiedere all’amica se anche le statistiche di suo marito colpo più, colpo meno -, corrispondono, spiattelli in qualche circuito Whatsapp verità magari non proprio da stallone. 
Insomma, l’ansia da prestazione dell’uomo moderno, le sue diffuse insicurezze nell’affrontare l’incontro più ravvicinato che c’è con l’altro sesso sono note, tante, e soprattutto quasi sempre nascoste: peccato per il lato della salute, ma forse è meglio lasciar perdere. Tanto c’è sempre stata, e sempre ci sarà, la professoressa, la statistica, la notaio, la dottoressa e l’infermiera che ci ha misurato, giudicato, curato. È la nostra donna, moglie, fidanzata, amante occasionale che sia. Non ha mai avuto bisogno di scaricare alcunché, per capire. Perché la loro eterna e funzionantissima app insita laggiù, e anche nell’anima, ha sempre mandato dati, e questi sì in tempo reale: se ritenuti insufficienti, allora sì che le signore passano a scaricare: noi, però.