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 2017  marzo 07 Martedì calendario

Il Messico si prepara: aperti 50 sportelli legali

Non è un segreto che Messico e Amministrazione Trump siano ai ferri corti. Da quando il presidente si è insediato alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, il “vicino latino” ha ricevuto una sfilza di docce gelate. Prima l’annuncio del muro. O meglio, del completamento della barriera già esistente sull’intera lunghezza del confine: 3.200 chilometri. Poi, i rimpatri di massa. Anche quest’ultima non è una novità. I latinos avevano soprannominato Barack Obama “deportatore in capo” per il numero record di espulsioni. Ora, però, vengono rimandati indietro pure gli irregolari senza precedenti penali. È sufficiente infrangere la normativa migratoria per ricevere dall’Inmigration and Custom Enforcement (Ice) un biglietto di sola andata per l’altro lato della frontiera. Di ragioni di “preoccupazione”, dunque, il Messico ne ha in abbondanza.
Per quasi due mesi, il Paese si era limitato a dichiarare la propria irritazione, sperando in un passo indietro di Washigton. Il che ha aumentato le tensioni tra i connazionali e il presidente Enrique Peña Nieto, dentro e fuori dal Paese. Da qui la necessità di “rispondere”. Il primo passo della strategia anti-Trump è arrivato per bocca del ministro degli Esteri, Luis Videgaray. Il Messico – ha detto il capo della diplomazia – creerà 50 centri di aiuto legale per gli “indocumentados” all’interno dei propri consolati negli Usa. Agli sportelli potranno rivolgersi gli irregolari messicani che reputino i propri diritti a rischio. Tutti riceveranno assistenza gratuita. «Ma non promuoveremo in alcun modo l’illegalità – ha sottolineato Videgaray –. Vogliamo solo garantire le prerogative dei nostri concittadini». Negli ultimi anni, più che terra d’espatrio, il Messico è diventato corridoio di passaggio per le centinaia di migliaia di centroamericani in fuga dalla violenza. Gli indocumentados messicani oltreconfine sono residenti “di lungo corso”, arrivati negli ultimi decenni del Ventesimo secolo. Sono, comunque tanti: oltre la metà – 5, 8 milioni – degli undici milioni di irregolari presenti negli Stati Uniti.
Per Città del Messico, dunque, un rimpatrio di massa sarebbe un problema non da poco. Trump aveva detto di voler espellere «tre milioni di criminali». Più o meno quanto il predecessore. I primi provvedimenti, però, sembrano andare nell’ottica di un’ulteriore stretta. La comunità latina ha paura. Secondo quanto scrive l’agenzia Fides, molti bambini non frequentano più la scuola per non far rischiare il rimpatrio ai genitori, come accaduto sabato a Fatima Avelica González, 13 anni, che ha filmato l’arresto del padre, mentre l’accompagnava in classe. Tanti irregoalri, inoltre, si rifugiano nelle chiese. La guatemalteca Hilda Ramírez vive ormai dal febbraio 2016 nella chiesa presbiteriana di San Andrés, nel nord di Austen, in Texas, insieme al figlioletto, nel terrore di essere deportata. In patria, ha sofferto abusi e discriminazione in quanto indigena. «Cerco solo un posto sicuro per il mio bambino e per me», dice.