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 2017  marzo 07 Martedì calendario

Soldi dall’imprenditore, la disfida della stampa di destra

ROMA Tra gli effetti collaterali dell’inchiesta Consip – che scuote governo e Pd e minaccia di influenzare le primarie di aprile c’è una guerra tutta di destra. Quella scoppiata tra due giornali concorrenti come Libero e La Verità.
E tra i loro direttori – eterni duellanti dopo essere stati amici sodali – Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro.
Nelle carte dell’inchiesta si parla di un finanziamento dell’imprenditore napoletano arrestato – Alfredo Romeo – proprio al giornale di Belpietro su suggerimento dell’ex braccio destro di Gianfranco Fini, Italo Bocchino, che nelle carte definisce il direttore de La Verità «un giornalista pericoloso». In prima pagina, domenica, Feltri affianca le foto di Romeo e del suo ormai ex amico. E titola: «Bocchino a Romeo: diamo soldi a Belpietro». Segue un pezzo in cui si racconta di come Bocchino consigliasse a Romeo di versare 50mila euro tramite erogazione liberale alla fondazione del senatore Gaetano Quagliariello Magna Carta, dicendogli: «Ti levi da tutti gli imbrogli». E di come l’imprenditore raccontasse di star facendo un favore all’«amico Belpietro».
Il direttore de La Verità scrive la sua versione in un lungo articolo, in cui parla di un «blitz per inserirsi nella società editrice del nostro giornale». Racconta – anche a Repubblica – di aver ricevuto l’aiuto della fondazione Magna Carta (che ha il 18% del quotidiano) senza sapere di preciso da chi provenissero i fondi, dopo aver avviato il giornale praticamente da solo. «Nel giro che ho fatto in cerca di finanziamenti ho incontrato molti imprenditori, anche Romeo. Ma non ho avuto altri contatti, né pressioni. Una persona dell’ufficio stampa mi ha chiamato per girarmi dei comunicati sull’inchiesta e io li ho dati al cronista. Siamo stati i primi a scrivere del coinvolgimento di Tiziano Renzi. Siamo quelli che più di tutti hanno dato spazio a questa storia. Di cosa stiamo parlando?». Quanto a Libero: «So solo che ho contribuito a salvare quel giornale da chi lo voleva far chiudere e ora dà lezioni».
Feltri, ieri, attaccava ancora in un editoriale dal titolo: «Belpietro finanziato a sua insaputa». Lui ribatte: «Ma se nelle carte anche Romeo dice di non ricordare se ha fatto il bonifico? Dovrei saperlo io?».
La rivalità latente tra i due si è trasformata in guerra dopo la cacciata di Belpietro da Libero «perché troppo antirenziano», come ha raccontato più volte lui stesso. Mentre l’ex mentore, subentratogli dopo aver fondato quel giornale e averlo diretto anche insieme a lui, ha dato versioni diverse: «È Maurizio che è stato due volte a colazione da Renzi. Io non l’ho mai conosciuto».
Quagliariello, invece, racconta: «Volevo solo aiutare Belpietro a far crescere una voce antirenziana nel momento della battaglia sul referendum. Magna Carta gli ha dato 150mila euro (a La Verità secondo il suo direttore, ne risultano 100mila, ndr). Di questi, 50mila arrivavano da Romeo». «Volevamo creare una società di scopo – continua il senatore di Idea – poi, per motivi fiscali, ci è stato detto che era molto più semplice agire attraverso la fondazione. Ma non vedo cosa ci sia di male, visto che si trattava di un imprenditore stimato. L’importante è la trasparenza e io sono pronto a mostrare tutti i bilanci». E poi, «le volte che ho incontrato Romeo abbiamo parlato di politica: ha sempre dato giudizi duri su Matteo Renzi».