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 2017  marzo 07 Martedì calendario

In Alto Adige culle piene grazie a servizi e assegni

Fecondità e migrazioni. Sono queste le ragioni dell’aumento della popolazione in Alto Adige nel 2016. Se l’immigrazione è facilmente spiegabile con il benessere diffuso, il tasso delle nascite (più 3,2%) è il risultato di diversi fattori. Culturali – nella popolazione di madrelingua tedesca, prevalentemente rurale, le famiglie numerose sono la normalità – ma anche politici. Sono infatti tantissimi i servizi offerti alle giovani coppie con figli. Servizi che nel resto della Penisola si pagano privatamente, e caro. «Se l’Italia avesse il tasso di natalità dell’Alto Adige saremo il Paese più prolifico d’Europa» spiega Marta Di Lascio, ricercatrice di statistica all’Università di Bolzano. Nel 2013 la giunta provinciale ha raddoppiato l’assegno mensile (da 100 a 200 euro) corrisposto a tutte le famiglie per ogni figlio con meno di tre anni. Poi c’è l’assegno liquidato dalla Regione, che varia a seconda del reddito ma, a differenza dei contributi statali, viene corrisposto anche alla classe media. Le cifre parlano chiaro: lo Stato eroga 4,4 milioni di contributi a 4 mila benefi-ciari, mentre Provincia e Regione versano ben 70 milioni l’anno a 40 mila famiglie. Ma oltre ai soldi contano i servizi. E anche qui Bolzano è all’avan-guardia. Le maggiori aziende hanno asili nido interni, poi ci sono le microstrutture gestite dalle cooperative e anche le «Tagesmutter», baby sitter che accolgono fino a sei bimbi in casa: grazie ai contributi provinciali le tariffe sono basse (3,9 euro l’ora) e ai meno abbienti vengono pure rimborsate. Altra ragione è legata all’impiego. La Provincia conta ben 40 mila dipendenti, e circa due terzi sono donne. Il part time viene concesso senza difficoltà e le madri hanno diritto a un’aspettativa fino a due anni per figlio. Dello stesso tenore il welfare privato: aziende come Thun, Salewa e Pompadour offrono ai genitori telelavoro, premi per la maternità e pure un servizio di lavanderia. Così i panni sporchi non si lavano più in casa.