Libero, 6 marzo 2017
E ora sono gli uomini che vogliono lavorare da casa
Sembra impossibile, ma puoi convincere il tuo capo a farti lavorare da casa, tenendo in tasca il contratto da dipendente. Cosa dirgli? Primo, sarete più produttivi e lui potrà guadagnarci. Secondo, risparmierà sui costi d’ufficio. E, terzo, la sua azienda avrà un clima migliore. Se sei stufo di andare in ufficio tutte le sacrosante mattine, o se vuoi trovare il modo per conciliare lo stipendio con la vita famigliare, devi guardare a quello che negli Usa sta diventando un modello di business e che in Italia si sta diffondendo a macchia d’olio.
Alternativa
Lo chiamano
working” e spesso permette di lavorare da casa due giorni a settimana su cinque. Ne beneficiano 250mila lavoratori dipendenti, soprattutto in imprese medio-grandi. Un disegno di legge che regoli questo tipo di accordo è in via di definizione, intanto grandi nomi come Pirelli, Barilla o Generali lo hanno attuato. Dal 2013 al 2016 i lavoratori agili sono aumentati del 40%, sono il 7% degli assunti italiani. In prevalenza (69%) sono uomini. Merito di capi illuminati? Non solo, a volte la spinta viene dal basso: come ci spiega Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, «in aziende come Zurich la proposta è venuta dalla comunità di donne dell’azienda e si è arrivati all’accordo». La società di assicurazioni in Italia dà l’opportunità a tutti i dipendenti di lavorare al di fuori della sede assegnata a casa propria o dove vogliono senza un orario fisso. Hanno sperimentato e visto che funzionava. E hanno dotato tutti i dipendenti che hanno aderito di pc, software, connessione internet, telefonica e possibilità di accedere in remoto alle reti aziendali. Come puoi convincere il tuo capo a farti diventare un lavoratore agile?
«Dalle nostri misurazioni emerge un chiaro aumento della produttività del lavoro, che segna valori dal +15% al +20%», afferma Corso: «Non c’è investimento paragonabile che dia questo risultato. Merito dell’efficacia della gestione delle attività che richiedono concentrazione. I lavoratori agili si responsabilizzano verso i risultati, sono più motivati e lavorano addirittura di più. Senza contare che si risparmia sulla riduzione degli spazi». Anche il clima in azienda trae benefici, ha osservato il Politecnico, e così l’azienda diventa più attraente per nuovi talenti a caccia di occupazione. Aderendo alla proposta dell’azienda si rischia di perdere qualcosa in busta paga? «No», assicura, il docente, che racconta che anche in Parlamento c’è un’attenzione particolare a spuntare le armi di qualche eventuale datore di lavoratore disonesto: «Un accordo di smart working deve essere considerato per la stessa prestazione lavorativa prevista dal contratto. C’è invece una questione che riguarda gli straordinari: come possono essere misurati? Devono essere retribuiti? Il nostro parere è che se chiedi al lavoratore di fare di più deve avere una retribuzione idonea, legata al risultato. Gli strumenti ci sono, devono essere utilizzati adeguatamente».
Ci sono certo alcuni lavori per cui è difficile assentarsi dalla postazione fisica. Chi sta allo sportello, ad esempio. Ma persino per gli operai si possono prevedere accordi che responsabilizzino i dipendenti. È avvenuto ad esempio in Tetrapack, che permette di gestire in remoto alcune documentazioni legate al prodotto. A volte sei costretto a farlo. Te lo chiede il datore di lavoro o non hai alternative perché non trovi il posto. Non sempre la partita Iva è però dettata dalla criticità.
C’è ad esempio chi la sceglie perché ha avuto un’idea e l’ha messa a frutto. La rete è il suo ambiente di lavoro. E sebbene sia una strada difficile, gli imprenditori di se stessi spopolano oggi anche sui social network, dove misuri il loro successo in termini di “mi piace” e condivisioni. Secondo il ministero dell’Economia, a novembre scorso il 62,3% delle nuove partite Iva (in Italia si viaggia sulle 35mila nuove aperture al mese circa) era uomo. Ben il 46,3% è composto da giovani fino a 35 anni e il 34,1% a soggetti trai36ei50anni.
Se proprio non riesci a convincere il capo, grazie a internet potresti sempre pensare di guadagnare qualche centinaio di euro al mese standosene seduti sul proprio divano e dedicando ad alcune attività il proprio tempo libero, alla sera o nel weekend. Non è ancora un lavoro per sbarcare il lunario, ma può essere un’idea per arrotondare. Il più recente portale lanciato in Italia è Ibbü.it: un sito internet che seleziona esperti di alcune tematiche per metterli in relazione con i visitatori online dei negozi di alcune grandi marche. Tu dai consigli sull’acquisto, la marca riesce a vendere di più e ti retribuisce direttamente sul conto corrente.
GUADAGNI EXTRA
In media un esperto può guadagnare fino a 150 euro a settimana. Sono i marchi che retribuiscono gli esperti e per farlo hanno due scelte: possono decidere di pagarli in base al numero delle chat gestite o in base alle vendite generate. Crowdville.net: è un sistema che consente ai brand di testare prodotti e servizi tramite il tuo parere.
Gli utenti così diventano fondamentali per la definizione delle caratteristiche del prodotto. Più partecipi, più guadagni. Ti paga in utili carte-regalo come quelle di Amazon o PayPal, poi, swagbucks.com. Bisogna sapere l’inglese, è la più grande piattafotrma. Se stai cercando il tuo lavoro ideale online, sono molti gli annunci. La maggior parte delle richieste riguarda le vendite, ma occorre stare in guardia sui pagamenti, informarsi con il proprio commercialista e verificare i committenti.