il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2017
Eravamo Frank Zappa, il generale Dalla Chiesa… e io, dietro le quinte. Intervista a Vincenzo Spera
De Gregori, Tina Turner e Joe Cocker, De Andrè, Clapton, Gabriel, Vasco, Grillo, Paolo Conte, Sabrina Salerno e Rocco Hunt. Potrebbero essere alcuni degli arstisti di “una fila interminabile” che Vincenzo Spera, promoter sessantaquattrenne ha fatto esibire stando A un metro dal palco, come racconta nel libro omonimo. Una vita “tutta per la Musica live”. Di Salvitelle (Salerno), genovese d’adozione, il suo primo biglietto l’ha venduto per il Mak P100 su una nave ormeggiata a Napoli e approdata a Salerno per far ballare i suoi compagni. A quel biglietto, sepolto poi sotto il terremoto dell’Irpinia, se n’è aggiunto uno più importante: quello per il Palasport di Genova, dove si esibiva Steve Hackette, ex chitarrista dei Genesis. Il ricavato sarebbe andato alla sua gente.
Primo aneddoto, metta lei insieme i pezzi: Palermo, Frank Zappa e il generale Dalla Chiesa.
Ci hanno fatto un film, presentato a Venezia nel 2015. Ci sono anch’io. Non potendo stare sul prato dello stadio di Palermo, dove suonava Zappa quattro fan scavalcarono le transenne e un agente di polizia molto zelante fece spegnere la musica. In effetti dovette intervenire Dalla Chiesa. Zappa ci rimase male, ma non capì bene cosa fosse accaduto.
Come si è arrivati ai concerti negli Stadi?
In quegli anni gli stranieri venivano poco in Italia. Concerti come quello di Bob Dylan a San Siro o Patti Smith a Torino era sporadici. Negli Anni ‘60-‘70 si riteneva che la musica dovesse essere per tutti. Non c’era il richiamo del grande artista. I musicisti suonavano in spazi modesti. Anche perché non si potevano profanare i templi del calcio. Ora che i campi sono “protetti” e i concerti fanno girare l’economia, le cose sono cambiate.
Nuovi mondi: cosa va a fare in Kazakistan negli Anni ’90?
È una storia buffa, ma con risvolti tragici. Un mio amico, insegnante di lettere mi presenta un russo che vuole organizzare un evento per il presidente kazako. Vuole Celentano. Dico che non se ne parla, ha paura dell’aereo. Forse Cutugno? Costa troppo. Propongo Sabrina Salerno e rilancio con un gruppo di ballerini brasiliani. I russi accettano. Ma il resto è una tragedia. I brasiliani perdono il volo, Sabrina anche. Rischio il linciaggio presentando uno spettacolo di cui non so niente a 300 giornalisti russi. La Salerno alla fine si esibisce, ma grida dal palco: “Come on!”. I fan fanno irruzione in campo e si lanciano su di lei, terrorizzata. Grande panico che si conclude in rissa. I russi non vogliono pagare, riesco a strappare i soldi. Ma vengo accompagnato all’areoporto da ceceni che fanno il giro della steppa. Sull’aereo – era il periodo in cui da quelle parti i velivoli senza carburante si schiantavano in continuazione – per la paura ho finito una bottiglia di vodka.
Cosa c’entra la politica con i concerti?
All’epoca c’era una struttura collaterale ai circoli culturali, chiamiamoli così: Avanguardia operaia, Lotta Continua ecc… Un fervore che spesso si identificava con la musica. I veicoli per la diffusione della musica dal vivo erano proprio le Feste dell’Unità o i circoli Arci.
Il Pd non è interessato alla musica?
Diciamo che non c’è più sintonia. Da tempo i concerti non hanno più la stessa attrattiva economica per le Feste. E poi con tutte le nuove norme – giustissime – mettere su le serate è troppo costoso.
Anche Beppe Grillo si è evoluto dal localino di Genova in cui l’aveva fatto conoscere?
Sì. Anche lui si è evoluto. In tutta franchezza cerco di non entrare nelle questioni politiche. Credo che abbia avuto un’importantissima funzione. Bisogna stare a vedere cosa c’è dopo. Ho avuto la fortuna di intravedere il suo cambiamento. Nel 2006-2007, spettacolo a Roma, l’ultima sera gli feci trovare una torta in una cassa a forma di Colosseo, con su scritto: “VIII re di Roma”. C’avevo preso, era a un passo dal grande salto.
Quando è stato?
Durante lo spettacolo di Eboli, dove si è fermato Cristo e ha iniziato Grillo. Ho capito che stava succedendo perché anche sua moglie in camerino era preoccupata. Da lì poi è decollato.
Di De Andrè dice che è l’artista che più ha ammirato.
Era un uomo in grado di trasmettere. Ho fatto parte della sua famiglia durante la scrittura di quello che doveva essere il suo primo programma tv. Purtroppo morì prima.
Nuovi mondi/2: Rocco Hunt.
È un ragazzo sensibile. L’ho incontrato per dargli il premio Assomusica al Festival di Sanremo nel 2014. Forse per questo la signora Emanuela, dell’associazione che si occupa di bambini malati, ha deciso di passare per me per chiedere a Rocco di incontrare una bambina in fin di vita. Sono riuscito nell’intento. Come sempre ho soltanto messo insieme i pezzi.
Il presente musicale?
Non ne voglio parlare. Mi guardo intorno e sto male.