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 2017  marzo 06 Lunedì calendario

Gubitosi, l’ultimo decollo del manager della finanza. Dal Lingotto a Fiumicino

«La fortuna è dove la preparazione incontra l’opportunità, per questo bisogna farsi trovare preparati». A declinare questa formula un po’ da scuola di management tipicamente americana è Luigi Gubitosi. Aria allampanata, taglio degli occhi cadente e un tratto che ne fanno un napoletano atipico sono le caratteristiche fisiche dell’ex direttore generale della Rai pronto ad accomodarsi al vertice di Alitalia.
La scelta di Messina
A volerlo alla guida sono le banche coinvolte nell’ennesimo salvataggio della ex compagnia di bandiera. Le ragioni sono intuibili. L’emergenza corre sul filo di un debito fuori controllo e di perdite che sfiorano i 600 milioni. Cifre da brivido che decretano il fallimento del progetto di rilancio, varato da Etihad nell’estate di tre anni fa. Vale aggiungere che trattandosi di Alitalia la partita ha risvolti sindacali e politici. Il tema occupazione, con il rischio di un doloroso piano di esuberi, ha allarmato il governo, che suo malgrado si ritrova ancora una volta alle prese con un intervento di soccorso della compagnia, sebbene sia un’azienda totalmente privata. Questo, insomma, lo scenario all’interno del quale dovrà muoversi Gubitosi, individuato dal sistema bancario come l’uomo per salvare Alitalia. A esplicitarlo è stato anche Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo, spiegando che «una persona come Gubitosi può essere una buona soluzione». Agli occhi delle banche creditrici il curriculum appare calzante per più di una ragione. A cominciare dai diciannove anni trascorsi in Fiat nell’area finanza.
Al fianco degli Agnelli
I capisaldi del percorso di Gubitosi alla corte del gruppo torinese, concluso nel 2005, sono principalmente due: la stagione a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, sotto la guida di Francesco Paolo Mattioli (all’epoca indiscusso capo della finanza di Corso Marconi), e il periodo finale, durante il quale Gubitosi in veste di cfo ha maneggiato il prestito convertendo da tre miliardi di euro con le banche. Un’operazione nota alle cronache finanziarie perché per lungo tempo ha accreditato lo scenario di un ingresso in forze delle banche nel capitale di Fiat, con tanto di inesorabile ridimensionamento della famiglia Agnelli. In quel frangente il poco più che quarantenne Gubitosi (è nato nel 1961) acquisisce la consapevolezza che un buon percorso professionale non può essere fatto esclusivamente di slide, bilanci, cifre e intuito negoziale con gli istituti di credito.
E di Naguib Sawiris
Nel 2005 inizia la seconda fase della sua vita lavorativa, corredata di visibilità sui giornali, capacità di networking e di un pizzico di mondanità nella sua città di adozione, cioè Roma. L’avvio del nuovo corso coincide con la chiamata in Wind, compagnia telefonica controllata da capitali egiziani e bisognosa di essere rimessa in sesto. L’intesa con il magnate Naguib Sawiris si rileva vincente: Gubitosi passa dal ruolo di direttore generale a quello di amministratore delegato e macina trentadue trimestri di conti in crescita. Nel frattempo, Wind diventa sponsor della As Roma, con effetti non trascurabili sulla possibilità di ospitare e accomodare, da parte di chi guida il gruppo telefonico, tifosi di rango nella tribuna d’onore dell’Olimpico. Gubitosi si rivela un abile cerimoniere di se stesso, grazie alla facilità di cementare rapporti davanti a una partita di calcio. Il consolidamento della rete di amicizie e di consuetudini avviene anche su piani meno pop rispetto a quelli calcistici.
«Ho visto cose in Rai...»
La scuola dai gesuiti, una laurea in legge a Napoli, gli studi all’estero alla London School of economics e all’Insead di Fontainbleau, la passione per la storia e il gusto intellettuale per gli scacchi fanno di Gubitosi un uomo relativamente sfaccettato. Nel 1994 ha sposato Maria Ludovica Tosti di Valminuta, figlia di un conte Palatino, e dal matrimonio è nato un unico figlio oggi adolescente, Edoardo. Tra gli amici di Gubitosi figurano a vario titolo Luigi Abete, Giuseppe Cornetto Bourlot, Giovanni Malagò, Paolo Astaldi, Giampaolo Letta, Lupo Rattazzi. Archiviata la stagione in Wind per Gubitosi si sono aperte le porte della Rai, a chiamarlo per la direzione generale è stato l’allora premier Mario Monti. In Viale Mazzini si è misurato per la prima volta con un’azienda a partecipazione statale. «Nel pubblico ho visto cose, che voi privati non avete mai visto» è la battuta che riassume gli anni trascorsi in Rai contrassegnati dalla quotazione di RaiWay, dall’assegnazione del rating e dall’emissione di un bond nell’ottica di ridurre il debito e gli oneri finanziari. Preparazione e opportunità sembrano finora essersi incontrate. In Alitalia servirà anche tanta fortuna.