Corriere della Sera, 6 marzo 2017
Torino, città degli alberi
«Si fermò a considerare assorta il paesaggio d’alberi e di colline sull’altra sponda del fiume: un paesaggio ancora idillico, gloriosamente indorato dall’ultimo sole». Ne La donna della domenica di Fruttero e Lucentini, il romanzo definitivo della torinesità, i tronchi, i fusti e le piante sono un elemento fondamentale e poco appariscente dell’arredo urbano. Anna Carla, la protagonista, comincia a interrogarsi sulla complessa personalità dell’architetto Garrone e la corretta pronuncia del nome di una nota città americana, Boston si dice per caso Baast’n ?, mentre scavalca un pioppo segato a mezzo metro dal suolo. E conclude le sue elucubrazioni davanti a una solitaria acacia, al termine di una passeggiata sull’argine del Po con vista su un panorama che il suo mentore avrebbe definito da documentario ecologico.
Torino è stata a lungo abbinata al grigio. Era il colore della città fabbrica. A partire dal nuovo secolo, è diventata altro, prendendo finalmente coscienza della sua bellezza e di nuove vocazioni che non fossero quella a tinta unita dell’industria. Ma non è mai stata considerata verde. Perché la sua vegetazione è come la sua personalità, incline al pudore. Certo, le colline sono uno spettacolo usuale e meraviglioso. Ma qui si parla di verde urbano. Di un patrimonio naturale da 170 mila alberi e 23,94 metri quadrati di verde per abitante, che hanno portato Torino nella classifica stilata da Treepedia, il sito sviluppato dal Mit di Boston o Baast’n che dir si voglia, delle 17 città con la maggior percentuale di copertura arborea. Ai primi tre posti ci sono Singapore, Sydney e Vancouver. Poi arrivano le altre, americane ed europee, con il capoluogo del Piemonte in tredicesima posizione e unica italiana del lotto.
Ognuno ha il suo angolo di verde preferito. E tutti hanno il Parco del Valentino, che sta in riva al Po. Poi ci sono i giardini di piazza Cavour, quelli Reali di viale Primo maggio, i più antichi. E il Parco della Tesoriera, dove sorge l’albero della fortuna, il platano largo 6 metri e mezzo e vecchio di almeno trecento anni. Evviva i polmoni, evviva le foreste cittadine. Però non rendono l’idea. Come parte per il tutto, allora è più utile l’ippocastano di corso Re Umberto, il vicino di casa speciale di Primo Levi, «che alberga passeri e merli, e non ha vergogna».
C’è una presenza continua e discreta, a Torino. Nelle piazze, in quasi ogni strada. I viali ospitano 65.000 alberi. E così il verde non ti lascia mai da solo con il grigio metropolitano. Talvolta non se ne rendono conto, per questo pudore applicato anche alla botanica. Ma i torinesi hanno la fortuna di vivere in una delle città più «green» del mondo, come avrebbe detto Anna Carla.