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 2017  marzo 06 Lunedì calendario

«L’incontro a Fiumicino con mister X? Nessun segreto: è solo un manager». Intervista a Tiziano Renzi

Rignano sull’Arno (Firenze) Scende dalla Touran nera respingendo con durezza l’agguato delle telecamere: «Voglio solo essere lasciato in pace! Questo è stalking». Agguanta una 48 ore nera dal bagagliaio e poi entra nella Pieve di San Leolino respingendo le domande: «State violentando la mia vita privata». In chiesa si siede come al solito all’organo, tira fuori dalla valigetta gli spartiti e, dopo aver duettato con un flauto, intona: «Perdonami Signore, ho molto peccato».
All’uscita dalla messa, coppola calcata in testa, giaccone chiuso fin sotto la barbetta bianca contro l’umidità che sale dall’Arno, Tiziano Renzi è meno rabbioso. Sarà stata la musica. O la bella omelia del parroco sulle «tentazioni», argomento del Vangelo del giorno. Certo è che Tiziano Renzi, accompagnato da Roberto Bargilli, detto Billy (quello che, secondo le intercettazioni, chiese all’amico Carlo Russo di non chiamare più il «babbo»), sembra meno scostante.
«Insomma basta. C’è un assedio continuo. Tutti i giorni. Anche alla mia vita privata. Ma io non sono nessuno. Non sono mai entrato nemmeno in politica».
Suo figlio non è proprio uno sconosciuto.
«E andate da lui».
C’è un’inchiesta che coinvolge lei.
«Vedo. Scrivete cose che non esistono».
A cosa si riferisce?
«Ad esempio a quella di oggi (ieri, ndr ). Uno si incontra per lavoro a Fiumicino con un possibile fornitore e che esce fuori? L’incontro segreto! L’uomo del mistero!».
E invece? Eravate nell’area riservata dell’aeroporto.
«Gliel’ho detto. Era un incontro di lavoro».
Lui chi era?
«Si chiama Comparetto. Lo sa chi è? È il terzo gestore postale del Paese. La sua azienda, la Fulmine Group, riunisce 250 operatori del settore. Non è proprio un mister X».
Di cosa discutevate?
«Di la-vo-ro. Io mi occupo anche di spedizioni porta-a-porta. Lui è un mio interlocutore. Ma voi vedete il male ovunque».
Ci parli dei suoi viaggi a Medjugorje che condivide con il suo amico Carlo Russo.
«Ecco lo vede. Mi dica un po’ lei se è normale? Poi dice: “Oh perché tu t’infuri ?”».
Le sto facendo una domanda. Di Medjugorje lei dice di aver parlato al manager di Consip, Luigi Marroni, nel suo incontro a Santo Spirito.
«Io a Medjugorje lo sa da quando ci vado? Dal ‘93».
Durante la guerra in Jugoslavia?
«Sì. Partivamo da Rignano e portavamo aiuti alla povera gente. Ma guai a chiamarla Jugoslavia. È un posto che ho proprio nel cuore. Ma che ne sapete voi?».
Ma questa storia della statua della Madonna che ha chiesto a Marroni di mettere all’Ospedale Meyer ce la spiega? E poi all’ospedale c’è stata messa davvero?
«Questo non glielo posso dire perché c’è l’indagine».
Lei è segretario del Pd di Rignano. Perché ha convocato la riunione di stasera?
«Veramente ci vediamo tutti i lunedì».
Ha annunciato «aggiornamenti». C’è molta attesa.
«Ho sbagliato a mettere il cartello. Ne ho fatti tanti di errori».
Sta pensando di dimettersi anche lei?
«Non mi sembra che ci sia di che dimettersi. Il Pd è sempre stato un partito garantista».
Nell’omelia il sacerdote ha messo in guardia contro le tentazioni del potere. Condivide?
«Certo. Ma non c’è anche il “Quinto potere”? Andiamo... ca nisciuno è fesso».