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 2017  marzo 06 Lunedì calendario

Fosbury salta oltre i 70 anni. «Ci ha insegnato a volare»

C’è una rivoluzione che compie gli anni e fa ancora venire i brividi a chi l’ha provata sulla propria pelle. Oggi Dick Fosbury festeggia i 70 anni e il mondo celebra uno degli uomini che hanno cambiato la storia dello sport. Lui, ingegnere di Portland, nel 1968 ha vinto un oro olimpico al contrario: ha trasformato il salto in alto, ha aperto una strada e liberato dei sogni impossibili perché come dice Sara Simeoni, ancora emozionata dal ricordo: «Dick ha dato a tanti l’opportunità di volare».
Quando Fosbury salta di schiena ai Giochi di Città del Messico, in Italia sono le dieci di sera. Erminio Azzaro, atleta azzurro che qualche anno dopo sarebbe diventato il tecnico di Sara Simeoni e che ancora oggi è suo marito, cerca di memorizzare i movimenti e al mattino prova a ripeterli: «Il signor Fosbury mi ha stravolto la vita. Ero in una fase di involuzione tecnica, ho provato e mi sono ferito il naso nel tentativo di richiamare le gambe, ma ho capito subito che non saremmo tornati più indietro».
Azzaro continua a saltare con lo stile ventrale che allora era l’unico considerato, ma appena diventa tecnico insegue la novità. Lui e Sara iniziano a sperimentare e lei rimedia solo botte alla schiena. Una dopo l’altra: «Eravamo pionieri, pieni di entusiasmo e senza la giusta attrezzatura. Non c’erano i materassi di oggi e ti distruggevi a saltare così. Sono stati mesi complicati ed esaltanti. Per trovare il modo di far funzionare quella trovata dovevamo essere attivi, inventivi. Fosbury ci ha dato una bella sveglia, il suo è un salto creativo dove ognuno può aggiungere il proprio stile». Solo che allora nessuno aveva idea di come metterlo insieme: «Abbiamo resistito, il mio allenatore mi ha spinta a insistere perché a un certo punto io non ne potevo più di farmi male». L’allenatore in questione oggi non pensa che questa fase di rifiuto fosse seria: «Erano giorni di ricerca frenetica, era tutto da costruire. Eppure la svolta era evidente. Si passava dalla forza alla velocità ed era un brivido che ci piaceva da matti».
Difficile ricordare agli spettatori contemporanei le possibilità del ventrale, Azzaro ne parla quasi con affetto, come se quello stile desueto avesse ancora potenzialità inespresse. Eppure 49 ani fa lo ha abbandonato in una notte: «È stato travolto da una moda, da una rivoluzione, da una scossa che non si poteva ignorare. In realtà credo sia questione di caratteristiche. Già allora l’elegantissimo russo Vladimir Yashchenko aveva dimostrato che non c’era un’unica legge e io al campo ancora insegno ai ragazzini quella tecnica. È giusto che la conoscano anche se l’atletica l’ha superata».Sara condivide, anche lei nel ricordo di Yashchenko: «Mi chiedo cosa sarebbe successo se lui non si fosse infortunato, se si fosse spinto persino oltre quel record del mondo. Ha fatto pure una brutta fine e il ventrale se ne è andato con lui».
L’ultima grande interprete del salto in avanti però è stata proprio la grande rivale della Simeoni: «Già, Rosemarie Ackermann. Probabilmente avrebbe fatto meno fatica nell’altro modo, ma si contrapponeva a tutte. Credo le piacesse l’idea. Comunque Fosbury ha fatto del bene all’atletica italiana, noi abbiamo subito sposato il cambio e la nostra scuola si è trovata all’avanguardia». Ora cerchiamo di recuperare dei momenti d’oro e Azzaro crede che la direzione sia giusta: «Siamo tutti in infermeria, ma in realtà il nostro Tamberi è uno di quelli che ha riportato il Fosbury alle origini. Con il tempo avevamo un po’ complicato lo stile, vedo con piacere che si sta tornando indietro».
Quando ormai Simeoni dominava il salto in alto ha finalmente conosciuto Fosbury: era il 1980, dopo l’oro olimpico e il primato mondiale: «Averlo avuto davanti prima... ormai la storia era fatta però quando l’ho visto in quel convegno, a Gubbio, mi sono davvero emozionata. L’ho guardato e mi sono resa conto che gli dovevo qualcosa. Se non altro un grazie per cui adesso gli faccio degli auguri giganti per i suoi splendidi 70 anni. Lo seguo su Facebook, è rimasto giovane, gira il mondo. Ha un salto che porta il suo nome e deve esserne fiero».
In piena rivolta sociale, con gli studenti in piazza, la contestazione, le lotte per i diritti civili, il movimento operaio, uno spilungone di Portland ha messo in scena il suo personale atto di rivoluzione e tutti si sono fermati a guardarlo. Sembrava una tecnica, era una liberazione: «Sì, perché il ventrale era una dittatura, solo se avevi certe precise doti fisiche potevi spingerti in alto invece il Fosbury è democratico. Se ci vuoi provare davvero, e faticare per i risultati, hai la tua possibilità. Che invenzione. Buon compleanno Dick».