Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 06 Lunedì calendario

Niccolò Fabi: «Questo è stato l’anno più bello della mia vita»

Con un concerto-festa a Torino si è concluso il tour di Niccolò Fabi. Un tour fortunato come lo è stato il disco Una somma di piccole cose, premiato al Tenco come miglior album del 2016. In estate riprenderanno i live, sempre con Bianco e la sua band, tutta composta di torinesi.
Fabi, è un bel momento, no?
«L’ultimo è stato il mio anno migliore come artista. Ed è ideale arrivare a 20 anni dal primo disco in questo stato di forma. Negli ultimi quattro o cinque anni c’è stata un’accelerazione di considerazione nei miei riguardi. Forse anche merito di una mia sicurezza acquisita. Certo è che il successo è arrivato con il mio allontanamento dalla scena mediatica».
Che si fa dopo due dischi, questo e il precedente «Ecco» (2012), così apprezzati?
«Eh, sono problemi... Sono contento che il successo critico sia giunto adesso e non ai primi dischi. Oggi so che il tipo di canzoni che ho fatto è arrivato al termine. Non credo di poter fare di meglio di Vince chi molla. Ripartire è una sfida che mi affascina. Non sto ancora scrivendo ma sto pensando, che è più importante che scrivere».
La sua è una carriera coerente?
«Lo è stata nella direzione di piacermi sempre di più. Non nel prodotto, perché se adesso scrivessi le cose di vent’anni fa sarei ridicolo. Oggi mi sento sicuro, all’inizio sul palco non mi sentivo a mio agio, c’erano tutte queste ragazzine che strillavano lì sotto».
Il 16 maggio 2018 arriveranno i 50 anni, come ci si vede?
«I 50 me li sento. Mi rendo conto che in quello che dico e faccio ci sono le mie cadute e l’essermi rialzato. E ciò che ho visto. I cambiamenti, che iniziano a essere tanti. Però, oggi a 50 anni è difficile sentirsi un uomo arrivato».
Quando studiava Filologia sapeva che avrebbe fatto il cantante?
«A vent’anni sapevo di avere una sensibilità artistica che mi avrebbe portato altrove, ma non dove. Già suonavo, facevo musica».
Qual è il momento in cui si è reso conto che il suo mestiere sarebbe stato quello?
«Quando ho firmato il contratto con la Virgin per il primo disco. Poi è arrivato Sanremo con la vittoria tra i giovani nel ’97 con Capelli».
Dopo la tragedia di sua figlia Lulù da che cosa è ripartito?
«Ciò che posso dire in un’intervista in cui si parla di musica è che tra i tanti regali che Lulù mi ha fatto c’è l’avermi cambiato la vita, anche artisticamente: dopo avere vissuto il dolore più grande, quello della perdita di una figlia, non hai più paura di niente. Mi ha dato grande forza».