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 2017  marzo 04 Sabato calendario

Okaka: «Io più Gabbiadini, insieme eravamo uno show»

Il ragazzo è diventato un uomo. Stefano Chuka Okaka si porta dietro l’immagine dell’eterno Peter Pan, legata ai suoi record di quando era minorenne: il calciatore italiano più giovane a debuttare nelle coppe europee – il 29 settembre 2005, aveva 16 anni e 20 giorni —; il più giovane a segnare nel torneo di Viareggio – marzo 2005, doveva ancora compiere 16 anni —; il più giovane ad andare in gol in Coppa Italia – Napoli-Roma 0-3, 8 dicembre 2005 —, più altri primati in ordine sparso. Ora Stefano gioca nel Watford e quella del club londinese è la decima maglia della sua carriera. Nella Sampdoria, ebbe come compagno Gabbiadini, nuova star del Southampton: 5 reti in tre gare, con la doppietta di Wembley nella finale di Coppa di Lega di domenica scorsa che gli ha regalato una settimana da protagonista. Oggi è in programma Watford-Southampton: la sfida nella sfida è il confronto tra i due attaccanti italiani.
Partiamo da qui: Okaka e Gabbiadini alla Sampdoria.
«Bei ricordi. Manolo a destra, io al centro e Eder a sinistra. C’era anche Obiang, ora al West Ham. Alla fine dell’andata eravamo in alto. Grande calcio, ci divertivamo».
Poi successe qualcosa tra Okaka e la Sampdoria.
«Problemi con Mihajlovic e il presidente. Brutte storie. Roba passata, guardiamo avanti».
Nel 2015 l’Anderlecht e ora di nuovo la Premier, dopo l’esperienza al Fulham nel 2010: perché il Watford?
«Mi piaceva l’idea di giocare con un allenatore come Mazzarri e in un club della famiglia Pozzo. La gestione dell’Udinese è un modello in Italia».
Dieci club dal 2005 a oggi: perché non ha messo radici da qualche parte?
«Girare è stata la mia fortuna. Mi ha dato la possibilità di conoscere altre culture e di capire meglio il mondo».
Che cosa ha capito?
«La prima lezione è stata che lavoro, sacrificio e impegno sono la base di tutto. Ho imparato a contare su me stesso e sulle mie forze. Ho compreso l’importanza del rispetto delle regole. Ho potuto ammirare in una nazione come la Gran Bretagna la convivenza pacifica e spontanea delle diversità. La metropolitana di Londra è un esempio straordinario: basta guardarsi intorno».
In Italia il razzismo è ancora un problema serio.
«In Italia il diverso rappresenta ancora un problema. Serve una profonda politica educativa cominciando dai bambini, bisogna insegnare che il colore della pelle non valuta le persone».
Il suo rapporto con la Nigeria delle origini?
«Ho ricordi vaghi di quando ero piccolo. La federazione mi contattò prima del Mondiale 2014 per sondare la disponibilità, ma io mi sento italiano. Un giorno tornerò in Nigeria per vederla con gli occhi dell’adulto».
L’Africa rappresenta la cattiva coscienza del mondo.
«In Africa la gente è povera, ma riesce a sorridere anche nella miseria. Una lezione di vita».
La città italiana che le è rimasta nel cuore?
«Roma, dove ho trascorso gli anni della formazione calcistica. E poi Genova».
I compagni ai quali è più legato?
«Francesco Totti, e non solo perché è il migliore con cui ho giocato. Poi Cassano».
L’idolo da bambino?
«Ronaldo, il Fenomeno. Ha cambiato il calcio come Michael Jackson ha segnato la storia della musica».
Lo sportivo di tutti i tempi?
«Muhammad Ali. Un politico prestato allo sport. Gigante».
La Nazionale?
«Rispetto le scelte, ma mi ha fatto male l’esclusione last minute all’Europeo, dopo aver segnato 17 gol con l’Anderlecht ed essere stato nel gruppo fino alle convocazioni. La maglia azzurra è un’emozione profonda. Spero di tornare».
L’obiettivo con il Watford?
«Ho avuto due infortuni seri. Spero di stare bene e di segnare qualche gol importante».
La rete sul colpo di tacco all’Everton?
«Un momento bellissimo. Mi ero accaduto con la Roma a Siena. Il calcio in queste situazioni è straordinario».