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 2017  marzo 04 Sabato calendario

Izzo shock: chiesti 6 anni di squalifica

Sei anni di squalifica con richiesta di preclusione, una radiazione di fatto. È quanto la procura federale ha chiesto ieri al Tribunale federale della Figc per Armando Izzo, il genoano chiamato in azzurro da Conte e Ventura, e per gli ex dell’Avellino, Francesco Millesi e Luca Pini. I reati da codice sportivo che motivano le richieste sono gravissimi: i tre avrebbero fatto parte di un’associazione calcistica (articolo 9) finalizzata all’alterazione di due partite del campionato di serie B, Modena-Avellino del 17 maggio 2014 (1-0) e Avellino-Reggina del 25 maggio (3-0) dello stesso anno. Rischia una batosta pure l’Avellino, per cui la procura federale ha chiesto 7 punti di penalizzazione. 
ECCEZIONE E RINVIO Ma l’eccezione del legale della società irpina, Eduardo Chiacchio, a cui si sono associate le altre difese, ha provocato un rinvio di un mese. Considerato che l’accusa aveva presentato altre prove, «depositate agli atti solo un giorno prima della scadenza del termine per presentare memorie difensive», il Tribunale federale presieduto da Cesare Mastrocola ha accolto l’eccezione. Morale: nuova udienza il 7 aprile con probabile sentenza il giorno 10. Nella nuova documentazione, materiale che gli avvocati devono quindi finire di analizzare, ci sarebbero i flussi delle scommesse sportive sulle due partite e alcuni nuovi sms, carte inviate di recente dalla procura di Napoli, che con la sua inchiesta ha indirettamente aperto anche il fascicolo della giustizia sportiva. Che inevitabilmente deciderà prima di quella penale.
INCUBO Izzo aveva confessato ieri alla «Gazzetta» il suo stato d’animo, quell’«ignorante ma onesto» con cui si era autodefinito di fronte alle accuse formulate nell’inchiesta penale su un suo rapporto con il clan camorristico Vanella-Grassi finalizzato appunto a combinare le partite. Ieri, il genoano nato e cresciuto nella Napoli di Scampia, assistito dall’avvocato Antonio De Renzis, è uscito dal processo sportivo senza nascondere la sua tensione: «Non me l’aspettavo, si tratta di una stangata: ma uscirà tutta la verità, ne sono certo. Ora, però, sto vivendo un incubo». Sei anni di squalifica più la preclusione più 20mila euro di multa. Izzo ammette di «aver paura di perdere tutto: la nazionale e i miei figli». Ha parlato con Ventura? «Dieci minuti, in occasione dello stage azzurro. Tutti mi hanno sostenuto e mi sono vicini».
ZIO E CLAN Izzo era stato deferito in base alle carte che la procura federale aveva ricevuto dai magistrati di Napoli. Nell’ordinanza si specificava che il calciatore, «sebbene avulso dal contesto familiare criminale, risulta comunque in grado di intrattenere rapporti diretti con soggetti di spicco del sodalizio». Il clan Vanella-Grassi, appunto. Il giocatore sarebbe finito in mezzo a queste relazioni pericolose attraverso uno zio. «Ma non ho rapporti con lui da quando ero ragazzino», ha detto ancora Izzo alla «Gazzetta». Per magistrati e procuratori federali, però, le intercettazioni e le parole di un boss pentito descrivono il tentativo di combinare le partite.
OMESSE DENUNCE Oltre ai 7 punti richiesti per l’Avellino per responsabilità oggettiva, la procura federale ha formulato altre richieste. È finito nel processo anche Fabio Pisacane, il cagliaritano (nel 2013-2014 giocava nell’Avellino) nominato ambasciatore della Fifa proprio per il suo coraggio nel denunciare il calcio scommesse del 2011, accusato invece in questo caso di aver «violato il dovere di informare la procura federale». Per lui, e per altri ex irpini, Mariano Arini e Raffaele Biancolino, sono stati chiesti 6 mesi di squalifica. Per Walter Taccone, ieri presidente e oggi amministratore unico dell’Avellino, la Procura ha proposto 9 mesi di inibizione. E proprio il numero di posizioni coinvolte ha poi prodotto una pena ormai inusuale per la responsabilità oggettiva, quella dei 7 punti di penalizzazione per l’Avellino. Per Chiacchio, «sarebbe una condanna alla retrocessione». Izzo, invece, rischia la carriera.