il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2017
Otto buoni motivi per (non) aver paura di Starbucks
Mi spiace ma io la polemica sull’apertura di Starbucks non la cavalco. Non starò qui a rivendicare la prelibatezza dell’espresso italiano o l’inadeguatezza delle palme in piazza Duomo. Primo perché a Milano è pieno di bar rigorosamente italiani in cui i caffè sono una ciofeca. O di bar italiani che sono passati ai cinesi in cui il caffè è l’anello di congiunzione tra una pozzanghera e un brodo di pesce. Secondo perché l’assenza di taxi coi pos in piazza Duomo fa più terzo mondo di una foresta di banani. Terzo perché i milanesi hanno accettato quella specie di ago e filo color scivolo di un parco acquatico in piazza Cadorna, figuriamoci se si possono permettere di fare gli schizzinosi con una caffetteria o due palmizi.
E lo dico da romana che ama Milano e detesta il provincialismo di chi se la fa nel pannolone dalla gioia se aprono Victoria’s secret o KFC in Italia, come se in Italia ci fosse carenza di mutande pizzate o di pollo fritto. Io però all’idea che apra Starbucks in Italia sono moderatamente felice. Starbucks mi piace senza lo snobismo di chi crede che entrare da Starbucks sia un tradimento alla patria in Italia o al manuale del bravo viaggiatore all’estero. E Starbucks mi piace per i seguenti irresistibili motivi:
1) Da Starbucks il personale non è quasi mai locale, il caffè neanche e la clientela neppure, ne consegue che il servizio medio consista in un pachistano cresciuto in India poi emigrato a Londra che prepara il caffè equo e solidale ecuadoregno a un uzbeko in vacanza con la fidanzata rumena. E qui viene la sfrontatezza di Starbucks, il quale pretende che in questa Torre di Babele tostata e macinata, il pachistano londinese comprenda il nome dell’uzbeko e lo trascriva sul bicchiere. Il risultato è che tutti noi abbiamo detto “Dario” al tipo del caffè e ci sia stato restituito un bicchiere con scritto su “Jongajhjdg”.
2) I dolci di Starbucks hanno il peso specifico di Giove. Sottoposti a scosse telluriche, tre brownie Starbucks accatastati uno sopra l’altro, hanno una stabilità tre volte superiore a una scuola media italiana. Per quel che riguarda i muffin, si sta pensando di sostituire il giavellotto con il muffin Starbucks ai frutti di bosco e di inserire il lancio del muffin tra le nuove specialità olimpiche.
3) Da Starbucks c’è il wifi, cosa piuttosto complessa da trovare in quasi tutti i bar del nostro Paese, per cui quando ti siedi da Starbucks puoi aprire il computer e sentirti Meg Ryan in C’è posta per te o la Rowling mentre scriveva Harry Potter in un pub di Edimburgo. Se stai seduto sei giorni a un tavolo di Starbucks senza neppure alzarti per andare in bagno, nessuno ti dirà nulla. Un paio di rifugiati nordcoreani hanno ottenuto asilo politico da Starbucks a Parigi e oggi si guadagnano da vivere forgiando il legno dei bastoncini per girare il caffè nel retrobottega.
4) Le temperature del caffè americano servito da Starbucks toccano punte di 298 gradi sul fondo del bicchiere. Se ordini un caffè alle 17, il caffè sarà tecnicamente commestibile verso le 22.
Sono state amputate più lingue dopo aver sorseggiato un caffè da Starbucks che dopo aver espresso un’opinione personale sulla politica di Putin a Putin.
5) Starbucks è un po’ il magnate russo della caffetteria mondiale: se c’è un palazzo bello in una location bella se lo compra lui.
6) Anche se hai 65 anni e l’ultimo gadget che hai acquistato è il cavatappi del rifugio alpino Rosetta, la tazza di Starbucks esercita sempre un fascino irresistibile. Non solo, quando hai un ospite ti permette di offrirgli un tè e di dire la famosa frase “Tiè, a te do la tazza di Starbucks!”, frase che ci fa sentire tutti Marco Polo rientrato da poco dalla Via dalla Seta, pure se quella tazza ce l’ha presa nonna all’aeroporto di Spalato al ritorno da Medjugorje.
7) Nessuno è mai riuscito a calcolare con esattezza il numero di calorie presente in un frappuccino, ma si dice che versando un litro di frappuccino alla vaniglia nel serbatoio di un Airbus A 380, quest’ultimo riesca a percorrere sedici volte la tratta Milano-Melbourne andata e ritorno senza scali.
8) Da Starbucks vige una speciale postilla della legge di Murphy denominata “legge di Muffin”. Se fai un’ora di fila per comprare un muffin e un frappuccino non troverai mai un posto a sedere libero, per cui poi farai la fila in attesa di un tavolo, solo che quando il tavolo sarà finalmente libero tu avrai finito il frappuccino quindi ti rimetterai in fila per un caffè, il tutto in un moto perpetuo che fa del cliente medio di Starbucks l’unico vero concorrente del pendolo di Newton.