ItaliaOggi, 4 marzo 2017
Nascono pochi bambini e troppi partiti
L’Italia si trova all’ultimo posto in Europa quanto a nascite. Ma anche al primo per un’altra natalità, quella di nuovi partiti. Nessun parlamento europeo ne ha tanti. Dopo le elezioni del 2013 si formarono sette gruppi parlamentari alla Camera e sette al Senato, oggi sono 12 e 11. Poi ci sono le componenti dei gruppi misti, cioè altri partiti: sette alla Camera e sette al Senato. I partiti ricevuti al Quirinale sono 35. Tra di essi si sposta una parte notevole di parlamentari, quelli che hanno cambiato casacca, anche più di una volta, sono 387 (pari al 41 %).
Di questa mobilità parlamentare sono note le cause. La politica ha perduto largamente i suoi fondamenti ideologici e l’adesione ad una «fede» (destra, sinistra, liberale, socialista, popolare ecc.) si è fatta tenue e confusa. La personalizzazione e digitalizzazione della politica hanno ibernato il partito e accentuato il ruolo dei leader, sia di quelli nazionali, sia dei ras di provincia, gestori delle tessere. Nella democrazia, un tempo religione laica, oggi prevalgono non più interessi generali di ceto o di classe, ma di individui e di caste.
Un processo comprensibile, che si è accompagnato ad una sempre maggiore debolezza dei parlamenti e dei governi. Anche la prima repubblica aveva frammentazione politica, ma tutto ruotava intorno a due grossi partiti, corrispondenti ai due massimi sistemi geopolitici. Nella cosiddetta seconda repubblica questa bipolarità è caduta, ma è continuata l’ingovernabilità della prima: tra il 1989 e oggi abbiamo avuto 18 governi e quattro scioglimenti anticipati della legislatura.
Il sogno di una seconda repubblica bipolare dell’alternanza è miseramente caduto. Anche perché i due grandi partiti che dovevano tesserlo sono implosi. Il Pdl si è fatto in 5 (Fi, Ncd, Gal, Conservatori e riformisti, e il piccolo gruppo familiare Insieme per l’Italia di Bondi-Repetti); il Pd ha perso la sua mano sinistra, che ha creato il Dp. Per non dire del centro, le sue sardine si sono divenite minuscole alici (Civici, due Udc, Democrazia solidale, Centro democratico). Anche l’estrema destra ha oggidue partiti: FdI e Movimento nazionale per la sovranità), come pure i gauchistes (Sinistra italiana e Campo progressista).
L’ingovernabilità, che sembra ormai il nostro destino, è stata accentuata col passaggio dal bipolarismo destra-sinistra al tripolarismo prodotto dal M5S. E, ancor più, dalla sentenza della Corte costituzionale, che ha cancellato quel ballottaggio, che avrebbe consentito agli elettori di scegliere un partito di governo. Siamo invece tornati a quel proporzionale, che favorisce la frammentazione partitica e impone delle alleanze elettorali usate come strumento di potere e poi anche di ricatto. Peggio che nella prima repubblica. Tra una sinistra retrograda, una destra incasinata e un M5S incapace di governare non ci attendono tempi facili.