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 2017  marzo 04 Sabato calendario

Leonardo, azienda sana ma piccola nel mondo. Ecco l’eredità di Moretti

ROMA Oltre la metà del capitale di Leonardo è in mano a fondi istituzionali. Nove su dieci sono stranieri. Negli ultimi giorni Mauro Moretti, l’amministratore delegato dell’ex Finmeccanica, lo ha ripetuto spesso: anche la fortuna di un’azienda a controllo pubblico passa dal mercato. Sa che è questo il principale argomento per una difficile riconferma. Al mercato, carta canta, è piaciuta la ristrutturazione della società che il manager ex Ferrovie ha realizzato nei tre anni di mandato, rimettendola in linea di galleggiamento dopo i guai della gestione Orsi e la parentesi Pansa. Il titolo in Borsa è cresciuto del 130%, più dei concorrenti, la capitalizzazione passata da 3,3 a quasi 8 miliardi. Ma Moretti sa anche che a decidere il suo futuro saranno ragionamenti di altro ordine. Non sul passato, ma sulle prospettive future della società della difesa, ancora nebulose. E sull’opportunità di rinnovare un manager appena condannato in primo grado, per la strage ferroviaria di Viareggio.
«Più piccoli ma più focalizzati», ecco la ricetta che Moretti ha usato per risollevare una Leonardo ereditata nel 2014 sull’orlo del fallimento e in crisi di reputazione. L’uscita dai trasporti, con le cessioni di AnsaldoBreda e Ansaldo Sts, ha ridotto il fatturato da 17 a 12 miliardi. Ma è andata in parallelo con un’energica ristrutturazione. Focus su tre settori chiave, difesa, sicurezza e aerospazio, all’interno di una società integrata, la “one company”. Più una revisione della catena di fornitura che ha escluso le imprese che realizzavano con Leonardo oltre il 70% del fatturato, e che spesso si rivelavano zavorre per tempi e qualità. Il confronto tra il bilancio 2016, di cui Moretti non a caso ha voluto anticipare i dati, e quello del 2013 gli rende ragione. Debito ridotto quasi di un terzo, margini industriali virati in positivo e ritorno all’utile. Sancito dal dividendo, il primo dopo cinque anni, che Moretti proporrà al cda del 15 marzo.
L’altro documento all’ordine del giorno è il piano industriale al 2021, che prevede un giro d’affari di nuovo in crescita, in media del 3-5% l’anno. Ma è su questa decisiva fase due, l’espansione, che restano i maggiori dubbi. Nel 2016 la società ha incassato ordini per 20 miliardi di euro, portando il monte complessivo a 35, buoni per garantire agli stabilimenti tre anni di produzione. Nel conto, però, Leonardo ha inserito per intero anche gli 8 miliardi della commessa dei caccia Eurofighter in Kuwait, nonostante l’ordine sia stato vinto in consorzio con altre imprese. E non ha scorporato il dato per settore, dettaglio decisivo per capire se tutti i segmenti sono coperti.
Il mercato degli elicotteri, quello con i margini più alti, soffre di una concorrenza feroce. Le recenti gare perse contro Airbus in Polonia e Singapore (elicotteri) o in Canada (aerei) sono campanelli d’allarme: dove a decidere sono i rapporti tra governi, si è sfogato il manager in audizione al Senato, la società soffre. Anche per questo il piano spingerà verso un maggiore focus sul civile, ci sono buone prospettive in Cina. Ma ancora poco si vede sul fronte dei nuovi modelli. Il convertiplano Agusta è in via di autorizzazione, Leonardo sarebbe la prima società a portarne uno sul mercato, mentre sul fronte aerei il consorzio Atr è in stallo, vista l’annunciata uscita di Airbus. Restano sicurezza e sistemi informatici, che promettono bene specie negli Stati Uniti di Trump. Moretti ha annunciato nuove acquisizioni nel settore, ma per finanziare shopping e ricerca ci vogliono risorse: i 500 milioni in cassa sono una nota positiva, altri devono arrivare dalla cessione del 49% della controllata Usa Drs.
Leonardo realizza l’80% del fatturato dall’estero, compete spesso in trasferta. Ma nell’attesa di improbabili spese extra per la difesa in Italia, lì si gioca la sua posizione nel futuro, possibile, consorzio unico della difesa europea. A 8 miliardi di capitalizzazione, la società resta piccolina rispetto a concorrenti come la francese Thales (quasi 20 miliardi) o il colosso Airbus (55 miliardi). Se non crescerà, in un eventuale consolidamento del settore, sarà più probabilmente preda che alleato. Senza contare il deficit di reputazione che ancora sconta dopo le inchieste per corruzione sui passati vertici: in India la società è finita sulla lista nera.
Qui la condanna di Moretti per la strage del 2009 a Viareggio, incorso quando era ad di Ferrovie, incrocia i destini di Leonardo. Dopo la sentenza di primo grado il board gli ha rinnovato unanime la fiducia. Ma in clima elettorale peseranno, molto, le considerazioni sull’opportunità politica della riconferma. Tanto più che il manager non pare godere di grandi sponde a Palazzo Chigi o al Quirinale. Il governo si pronuncerà entro il 21 marzo, gli head hunter stanno vagliando altri nomi. È circolato quello di Francesco Caio che però potrebbe restare in Poste. Mentre non è esclusa l’ipotesi interna, da Lorenzo Mariani, direttore della divisione elettronica per la difesa, a Fabrizio Giulianini, già ad di Selex, dato in pole position. Una scelta di continuità che potrebbe tranquillizzare i mercati.