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 2017  marzo 04 Sabato calendario

Cene, salotti e potere: Sergej il russo mette in imbarazzo la Casa Bianca

NEW YORK È l’uomo del momento, nei palazzi di Washington si parla (quasi) solo di lui. È sulle prime pagine dei giornali, sui social network il suo hashtag è ricorrente, la sua foto appare in tv, attorno al suo nome chiacchiere e gossip. Nella capitale dell’impero molti lo conoscono, tanti lo hanno incontrato, in diversi adesso preferirebbero non averlo mai visto. Sergej Kislyak gli Stati Uniti li conosce bene, vi arrivò una prima volta nel lontano 1981, quando la Russia si chiamava ancora Unione Sovietica ed era guidata ancora da un certo Leonid Breznev. Il giovane Sergej, 31enne, sbarcò a New York, come incarico (secondo segretario nella missione Urss all’Onu) uno di quei ruoli che negli anni della Guerra Fredda poteva essere a metà tra il diplomatico e la spia. Lavorò bene, conquistandosi sul campo nel 1985 (con Gorbaciov che stava conquistando il potere) i galloni di primo segretario e consigliere dell’ambasciata a Washington. Lasciati gli Usa nel 1989, visse il crollo dell’Urss in patria ma nel 2008, sei mesi prima dell’insediamento degli Obama alla Casa Bianca, tornò e questa volta come ambasciatore.
Da allora è una figura di spicco, forse la più conosciuta, nei circoli della diplomazia della capitale, una figura dall’aspetto cordiale e bonaccione, un intelletto da volpe e una grande capacità di relazioni con funzionari americani di ogni sorta: dai politici agli imprenditori, dai militari ai lobbisti. È Kislyak – che col passare degli anni ha mal digerito i rapporti sempre più complicati tra la Russia e la Casa Bianca di Obama uno dei primi stranieri a intuire il fiuto politico di Trump. Lo scorso aprile, quando The Donald veniva sbeffeggiato dal suo stesso partito, l’ambasciatore di Putin era in prima fila ad ascoltarlo attentamente al Mayflower Hotel. Accanto a lui un oscuro senatore dell’Alabama Jeff Sessions.
Fu quello il primo incontro tra Kislyak e uno degli uomini-chiave della Casa Bianca di Trump (l’attuale ministro della Giustizia di cui i democratici chiedono le dimissioni), cui ne seguirono altri. L’uomo di Mosca aveva anche ottimi rapporti con il generale Michael Flynn, il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump costretto a dimettersi dopo solo tre settimane proprio per i suoi incontri con uomini di Putin. Da ieri nella lista è finito anche Jared Kushner, genero e consigliere prediletto (insieme a Steve Bannon) del Commander in Chief della prima potenza mondiale, che nel dicembre scorso ha ricevuto nei lussuosi appartamenti della Trump Tower di Manhattan l’inviato di Putin.
Per Kislyak tutto ciò riguarda le normali attività di un ambasciatore, ma qualcuno sospetta ci sia anche la sua mano dietro la campagna degli hackers del Cremlino. Lui ha negato e per farlo ha scelto una tribuna prestigiosa, quella della Business School di Stanford In un incontro del 29 novembre scorso moderato da Michael McFaul: che, guarda caso, è l’ex ambasciatore americano a Mosca.