Corriere della Sera, 4 marzo 2017
Fed verso il rialzo dei tassi a marzo
WASHINGTON T assi un po’ più alti già a marzo. Poi molta «pazienza» in attesa di vedere che cosa farà Donald Trump. Janet Yellen si è presentata ieri all’Executive Club di Chicago con un discorso scritto e la disponibilità a commentare apertamente lo scenario economico e politico dopo sei settimane di cura Trump. Intanto un punto fermo: la Federal Reserve si prepara ad alzare il tasso di interesse a breve, molto probabilmente già nella riunione del «Federal open market Committee» fissata per il 14 e il 15 marzo. La presidente della banca centrale americana spiega: «Nella riunione che avremo questo mese il Comitato valuterà se l’occupazione e l’inflazione stiano mantenendo una dinamica in linea con le nostre aspettative, nel qual caso sarà probabile un ulteriore aggiustamento del tasso di interesse federale». La Fed ha sbloccato il costo del denaro nel dicembre del 2015, portandolo da zero allo 0,25%-0,50%. Poi un anno di stasi, con voci e ipotesi che si sono rincorse fino al dicembre 2016, quando è arrivato l’incremento di un altro quarto di punto. Ora la fascia 0,50-0,75% potrebbe salire fino all’1%. È stato un percorso lento, prudente. Yellen, ora, fa sapere che è venuto il momento di accelerare almeno un po’ verso valori che ha definito di «normalità».
La mossa ha due chiavi di lettura. La prima tocca direttamente i mercati finanziari, con Wall Street in ebollizione e che, questa è l’opinione della Fed, non saranno intralciati da un possibile, leggero rafforzamento del dollaro.
L’altra è politica e si incrocia con i piani espansivi annunciati dal presidente degli Stati Uniti. Parlando dal podio, quindi nei confini del testo preconfezionato, Janet Yellen ha insistito sul mandato istituzionale della banca centrale americana: perseguire il raggiungimento di due obiettivi. Primo: riportare il tasso di inflazione verso il 2%, cosa che si sta verificando. Secondo: creare le condizioni per il massimo impiego. E anche qui ci siamo, ha rimarcato la numero uno della Fed. A gennaio il tasso di disoccupazione era pari al 4,8%, una percentuale considerata fisiologica nel mercato del lavoro.
Terminato il monologo dal podio, si è aperto lo spazio dell’intervista pubblica. Yellen, con scioltezza, ha affrontato il tema Trump. «La politica monetaria ha compiti precisi ed è uno strumento che non può intervenire su altri fattori decisivi per la nostra economia. Non spetta alla Fed favorire lo sviluppo tecnologico o diminuire le diseguaglianze sociali. Così come noi non possiamo fare in modo che aumenti la produttività dei lavoratori americani». Yellen e la Fed aspettano che prendano forma i piani di investimento, i progetti fiscali, con il taglio delle tasse, allo studio della Casa Bianca. «È chiaro che ci sarà un impatto, noi aspettiamo e studieremo gli effetti. Con molta pazienza», ha chiuso Yellen, inviando un ultimo messaggio all’autarchico Donald Trump. «Anche la politica economica non è in grado di cambiare tutto lo scenario. Molto dipenderà dai movimenti dell’economia globale».