Gazzetta dello Sport, 4 marzo 2017
Ultime notizie sull’affare Consip
Ieri, a Roma, interrogatorio di Tiziano Renzi, padre di Matteo Renzi. E a Firenze interrogatorio di Carlo Russo, imprenditore e amico della famiglia Renzi.
• Stiamo parlando dell’affare Consip, vero? Non ci ho capito molto.
La Consip è la centrale acquisti della Pubblica Amministrazione, creata vent’anni fa da Carlo Azeglio Ciampi quando era ministro del Tesoro di Prodi. L’obiettivo era risparmiare. Se dieci ministeri comprano ogni anno diecimila matite spunteranno ciascuna un certo prezzo. Se un unico soggetto compra a nome di tutti quanti centomila matite spunterà un prezzo molto più basso. La Consip permette alla pubblica amministrazione risparmi medi del 24%. Nonostante le resistenze dei vari pezzi dello Stato, ognuno dei quali tende a farsi gli affari suoi, la situazione attuale è che Consip compra la metà di tutto il fabbisogno pubblico, 48 miliardi su 90, e la prospettiva è di arrivare presto a 55 miliardi. Per l’acquisto di certi servizi, per esempio le pulizie, Consip mette in piedi delle gare e s’è data questa regola: che gare molto ricche vadano divise in lotti e che nessun concorrente possa vincere più di quattro lotti. Lo scandalo - se esiste - riguarda l’appalto per una fornitura da 2,7 miliardi, suddivisa in 18 lotti e chiamata Facility Management 4. L’accusa dice che un imprenditore di Napoli, di nome Alfredo Romeo, già noto alle cronache per faccende analoghe emerse nel 2008 e concluse però con un’assoluzione piena, avrebbe brigato, corrompendo un dirigente Consip di nome Marco Gasparri (che sta collaborando), per quattro lotti di un valore superiore ai 300 milioni. Romeo adesso è in carcere, e il risvolto politico della faccenda consiste in questo: a suo tempo Romeo, attraverso la società Isfavim, fece donazioni per 60 mila euro alla fondazione Open che finanziava la campagna elettorale per le primarie di Matteo Renzi. Altro risvolto politico: ripercorrendo la storia imprenditoriale di Romeo, come ha fatto ieri Franco Bechis, si scopre che il suo business è andato a gonfie vele quando a comandare - in una città o al governo - era la sinistra o il centro sinistra, da Prodi a Sala. S’è sgonfiato quando sono arrivati al potere Berlusconi o Alemanno, cioè il centro-destra.
• Poi c’è la faccenda Tiziano Renzi.
L’accusa dice che Romeo promise dei soldi all’imprenditore Carlo Russo per ottenere un abboccamento col padre di Renzi. Lo scopo era di coinvolgere Tiziano Renzi nelle pressioni sui vertici Consip. L’incontro poi ci fu o no? Prove davvero convincenti finora non ce ne sono. Ci sarebbe stato un incontro in trattoria, ci sarebbero state promesse di denaro... L’unica cosa in mano ai magistrati, per quanto ne sappiamo, è un foglio di appunti di pugno di Romeo, fatto a pezzi e rimesso insieme dai carabinieri in cui si fa riferimento a un T., a un L., a un M. Sono scarabocchiate delle cifre (30 mila euro), e delle date che potrebbero riferirisi a degli appuntamenti. Ma T. sta davvero per Tiziano? E M. sta davvero per Luigi Marroni, il capo della Consip (toscano e messo lì da Renzi)?. E la L. significa Luca Lotti?
• Sì o no?
Chi lo sa. Ieri a Firenze Carlo Russo si è rifiutato di rispondere. Glielo hanno consigliato i suoi avvocati, Gabriele e Marco Zanobini: «Intendiamo far rispondere il nostro assistito quando saremo su un piano di parità ossia quando avremo piena conoscenza degli atti. Ora abbiamo solo un decreto di perquisizione». A Roma, davanti a Paolo Ielo e alla pm della Procura di Napoli, Celeste Carrano (tutta l’inchiesta comincia a Napoli, con Woodcock), è facile arguire che Tiziano Renzi avrà negato tutto. L’ultima sua dichiarazione è questa: «Mi sembra di vivere un incubo. Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Mai. E credo che i magistrati abbiano tutti gli strumenti per verificarlo».
• Che c’entra Luca Lotti?
Luca Lotti è l’attuale ministro dello Sport, uomo vicinissimo a Renzi. I magistrati sostengono che Romeo avrebbe fatto pressioni su Tiziano Renzi per incontrarlo. Il punto però non è questo: secondo gli inquirenti, Luca Lotti avrebbe avvertito il capo della Consip, Luigi Marroni, dell’esistenza di un’indagine della magistratura che lo riguardava e gli avrebbe anche fatto sapere che nel suo ufficio erano state piazzate, sempre per decisione dei giudici, delle microspie. Questo configura le accuse di rivelazione di segreto e di favoreggiamento. Lotti si dice tranquillissimo.
• Politicamente?
Il M5s, dopo una notte di dubbi, ha deciso di porre la questione di fiducia sul ministro dello Sport. I dubbi sono legati al fatto che, relativamente agli avvisi di garanzia ricevuti da Virginia Raggi, Grillo e i suoi hanno tenuto ben altro comportamento. L’inchiesta ha qualche effetto anche su Renzi e sulla guerra delle e tra le correnti pd. Gli si chiede di rinviare le primarie, ora fissate al 30 aprile, e con le primarie il congresso. Si chiama “logoramento”, una tattica ben nota nel mondo politico. L’ex premier fa finta di niente, non rilascia dichiarazioni, dice che si fida della magistratura e continua il suo giro elettorale al Sud. Ieri sera ha escluso rinvii di primarie e congresso e sul padre ha detto: «Se è colpevole, pena doppia».