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 2017  marzo 03 Venerdì calendario

Aprire un’attività in Europa costa il triplo che negli Usa

Negli Stati Uniti i sussidi di disoccupazione hanno toccato i minimi da 44 anni. Gli analisti si aspettavano che la rilevazione settimanale del ministero del Lavoro diffondesse un dato sostanzialmente stabile e invece è arrivata la sorpresa. Nella media delle ultime 4 settimane i sussidi sono scesi del 2,5% a 234.250 unità. L’eredità lasciata da Obama a Trump è di tutto rispetto e con il taglio delle tasse e l’aumento degli investimenti promessi dal neo presidente, le imprese non smettono di essere ottimiste. Quindi assumono e, a loro volta, investono. 
Ma al di là delle politiche economiche promesse o attuate dai governanti, c’è un motivo di fondo per cui un Paese di 325 milioni di anime riesce ad affondare e risorgere con una rapidità invidiabile per chi vive nella vecchia Europa. Gli Usa, nel bene e nel male, hanno regole semplici. Soprattutto nel business. Mettere in piedi un’azienda è cosa facile e poco costosa. Questione di leggi ma anche di mentalità: se menti paghi un conto salato me se l’imprenditore fallisce per motivi di mercato o per errori di valutazione non viene considerato un “looser”, un pendente. Addirittura i fondi di investimento ritengono più meritevoli di credito gli startupper con un fallimento alle spalle perché sostengono che la loro precedente esperienza sia preziosa al fine di non ripetere gli stessi errori. Un abisso rispetto a qui. 
Tutto questo porta a una drammatica fotografia scattata da BusinessEurope, la Confindustria delle confindustrie europee. Aprire un’attività nell’Unione, indicatore chiave per capire l’humus in cui l’idea imprenditoriale tenta di germogliare, costa più del triplo rispetto a quanto accade negli Usa e ha bisogno del doppio del tempo per completare l’iter. E questo nonostante negli ultimi dieci anni il Vecchio continente abbia dimezzato i costi e i giorni necessari per avviare un’azienda. Il rapporto BusinessEurope, concepito per monitorere le riforme realmente completate dai singoli Paesi Ue rispetto a quanto richiesto da Bruxelles, pone l’accento anche sui costi dell’energia (l’industria paga 77 euro per Kwh in Europa, 34 euro negli Usa) e del lavoro. Per l’Europa è una battaglia impari. Figuriamoci per l’Italia che si trova, evidentemente a suo agio, nelle solite posizioni di coda. 
Per troppo tempo la burocrazia è stata vista dalla politica italiana, ed europea, come un generoso datore di lavoro capace di ridurre i livelli di disoccupazione, aumentare il reddito disponibile e creare consenso elettorale. Peccato abbia costi ormai insostenibili in ordine di tempo e di denaro.