Libero, 3 marzo 2017
Animali in estinzione
Non solo i panda, o le tigri siberiane. Non solo la foresta amazzonica, che ogni anno viene «mangiata», chilometro dopo chilometro, dalla progressiva deforestazione. Nel pianeta Terra, entro il confine ristretto del nostro secolo, si rischia l’estinzione metà delle specie animali. Una sorta di olocausto ambientale. A causa dell’inquinamento, della deforestazione, dello sfruttamento del pianeta, dei cambiamenti climatici. E con l’aumento delle disparità sociali, con i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi.
Gravi problemi che si potrebbero risolvere spendendo solo l’1 per cento dei bilanci dei Paesi più sviluppati. L’allarme questa volta, però, non proviene da etologi, ambientalisti, scienziati, eco-catastrofisti,
ma dal Vaticano.
Sintetizzato in
una sorta di documento-manifesto sul disastro
ambientale che
si profila all’orizzonte, frutto dei
lavori di un seminario conclusosi
due giorni fa e organizzato dalla
Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, per esaminare ciò che sappiamo sull’estinzione biologica, le sue cause e i modi per arginarla.
Il tutto legato strettamente alla pubblicazione della enciclica Laudato Sì di papa Francesco, tanto che in questi ultimi tempi il Vaticano si sta trasformando in un punto di riferimento mondiale per le politiche ecologiche. Una svolta salutata da molti con grande soddisfazione, anche perchè sfaterebbe l’immagine del Pontefice «poco amante» degli animali. Anche per via di quelle parole pronunciate il 14 maggio 2016, durante l’udienza giubilare in piazza San Pietro: «Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina? No, per favore no», aveva detto.
Ma la «svolta» ambientalista vaticana scontenta invece molti altri. Per esempio per quel che è successo l’8 dicembre del 2015, proprio al via dell’Anno Santo. La facciata e il Cupolone di San Pietro sono stati illuminati, nella notte, dalle proiezioni di opere di artisti che dovevano «sintetizzare» le culture dei cinque continenti: candele, paesaggi marini ed animali. Così sulla basilica cuore della cristianità si sono viste giganteggiare scimmie, tigri, e così via. Iniziativa che ha comunque fatto gridare allo scandalo. In ogni caso, biosgnerebbe ricordare che la custodia del Creato e quindi l’amore per tutte le creature viventi è concetto basilare della dottrina cristiana, da San Francesco in poi. E con particolare attenzione da parte dei Pontefici negli ultimi quarant’anni.
Il documento finale del convegno vaticano spiega comunque che «attualmente sarebbero in pericolo di estinzione un quarto di tutte le specie e la metà di esse potrebbe estinguersi entro la fine del secolo corrente». I partecipanti hanno concluso, infatti, «basandosi sul confronto della documentazione fossile» che l’attuale «perdita di specie è di circa 1000 volte il tasso storico». E a questo uso sconsiderato dell’ambiente è collegato anche l’aumento della povertà nel mondo. Perchè, si spiega nel “manifesto”, «porre fine alla povertà costerebbe circa 175 miliardi ossia meno dell’1% della somma delle entrate dei paesi più ricchi del mondo ed è uno dei principali modi per proteggere il nostro ambiente e salvare la maggiore biodiversità possibile per il futuro». I lavori si sono conclusi «nello spirito delle parole eloquenti di papa Francesco nella sua enciclica Laudato Sì».
Il convegno, però, si è attirato molte altre critiche, anche per l’invito a partecipare a Paul Ehrlich, lo studioso che fin dagli anni Sessanta e Settanta è stato l’alfiere delle politiche pro-aborto e della limitazione delle nascite, proponendo anche la sterilizzazione di massa delle popolazioni del Terzo mondo.