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 2017  marzo 03 Venerdì calendario

Il nostro titolo
 è solo lo specchio della realtà

Eh, i napoletani. Mio padre dopo i cinquant’anni andò a lavorare a Napoli e prese casa vicino allo stadio di San Paolo; una sera stava rientrando in auto mi raccontò e incrociò la folla che lasciava lo stadio dopo che il Napoli le aveva buscate da una squadra del norditalia, non ricordo quale. L’auto aveva la targa di Milano. Un passante disse qualcosa a mio padre che si sporse verso la sinistra, ma era solo una scusa per distrarlo mentre un ragazzetto aveva infilato le braccia dal finestrino di destra e si era messo a frugare nel cruscotto; mio padre gridò «ladro!» e poi andò così: «chi ladro?»; «l’ha detto chillo»; «’o settentrionale ha detto che siamo ladri»; «ah, un razzista di Milano...». La faccio breve: è tanto se tornò a casa vivo. 
Trovo esemplare questo raccontino ancor oggi: la frustrazione, l’aggressività, il vittimismo e poi ancora l’aggressività. Napoli. Di questa tendenza alla lagna ebbi modo di accorgermi anche quando passai qualche mese a Napoli per il servizio di leva, laddove conobbi molti napoletani nel bene e nel male: il problema è che ora dobbiamo parlarne nel male, viste le reazioni al titolo «Piagnisteo napoletano» che Libero ha pubblicato ieri. Ora non entro nel merito delle questioni affrontate negli articoli che sono, poi, capisaldi storici del napoletanismo: l’assenteismo cronico, le assunzioni indiscriminate, i funzionari pubblici in quantità sovietica, il complottismo calcistico, lo smercio delle tessere del Pd e non solo, gli illeciti creativi, la tendenza a fottere te e soprattutto quello Stato per cui il napoletano medio ha pochissimo rispetto, preso com’è, da secoli di storia, a doversene difendere come se fosse un eterno invasore. E poi Francesco Specchia, ieri, ha già descritto benissimo il pianto ecumenico dei partenopei, le sceneggiate lacrimevoli e a voce alta, quel napoletano medio che rischia di essere perpetuamente «mariuolo dentro» e vittimista strategico. 
LA PERSECUZIONE 
Il problema è che di queste cose, con dei napoletani, non si può neppure parlare, perché alzano gli occhi al cielo e si avvoltolano in quel loro fatalismo plebeo e sanfedista che ancor oggi impedisce loro di essere un popolo. Perseguitati da tutti: dai Borboni, da sovrani e vicerè, dal fascismo, dagli americani, dai politici, dalla Regione, ora dalla omunità europea, poi naturalmente dagli arbitri e nel suo piccolo persino da Libero. 
Io, come detto, non scrivo da una baita in montagna rigirando la polenta, credo di essere sufficientemente di mondo da non dovermi difendere da repliche anche educate tipo «Napoli è bellissima» e «devi studiare la storia di Napoli» e «vieni a Napoli», roba così. Le so queste cose, molti di noi le sanno. A Napoli ho un po’ di amici (tutti molto signori, come a Napoli sanno essere incredibilmente) e a Napoli ho anche vissuto. Ogni tanto ci vado. Credo che a Napoli si possa vivere bene come in poche altre città del mondo, ma basta così, non è questo in discussione: si può vivere bene mi assicura un amico che ci si è appena trasferito anche a Caracas, il che non toglie che Caracas abbia certe caratteristiche per delle ragioni storiche che si possono discutere, ma che ha lo stesso. 
Così come Napoli ha dei record che la rendono unica in tutta Europa: la disoccupazione soprattutto giovanile, l’astensione alle urne, le costruzioni abusive, i reati ambientali, quelli legati all’usura, gli scippi e i furti d’auto, e non sto neppure citando il suo più grande successo letterario d’esportazione: la camorra. E poi ha il piagnisteo, il vittimismo, l’autocommiserazione: una tendenza palese a de-responsabilizzarsi e a incolpare chicchessia, soprattutto i predoni razzisti del Nord. E sarà colpa del Nord se un’indagine del Sole 24 Ore, basata sulla qualità della vita nelle città (tenore di vita, affari e lavoro, servizi, ambiente, salute, popolazione, ordine pubblico e tempo libero), ha messo Napoli al 107esimo posto, esattamente l’ultimo. Oppure se «Reddit» un sito di social news frequentato anche da Barack Obama ha messo Napoli ai vertici della classifica dei luoghi turistici più deludenti secondo chi c’è stato. 
LA CLASSE DIRIGENTE 
Tempo fa, per aver scritto certe cose e per aver detto che a Napoli la spazzatura impera ancora in tutti i vicoli non lo scrissi certo io solo sono stato addirittura querelato dalla «città di Napoli», in pratica il presidente della «Municipalità Napoli Nord». Aveva pure chiesto un intervento dell’Ordine dei giornalisti. Avevo scritto di quello di cui stiamo parlando: dell’inconsapevolezza di molti napoletani di ciò che Napoli oggettivamente è (dati alla mano) e di come è mediamente considerata, e poi mi ero permesso un’invettiva contro un consigliere napoletano che aveva lamentato «gli investimenti che non si fanno al Sud». Vado testuale: «Che nel 2015 un consigliere napoletano abbia ancora il fegato di chiedere soldi senza andare a nascondersi sottoterra (sotto la spazzatura, vorremmo dire) mostra come la classe dirigente napoletana viva in una bolla completamente separata dalla percezione del reale». 
Ecco, è così. Dopodiché sui cosiddetti «social» avevo ricevuto innumerevoli minacce varie, auguri di morte, parolacce, solita roba da straccioni anonimi. Insulti, sì. Ma soprattutto piagnisteo. Che dite, ricominceranno?