la Repubblica, 3 marzo 2017
Victoria. Passioni, scandali e tradimenti della giovane (e sfrenata) Regina
Una giovanetta orfana di padre, dall’infanzia solitaria e malinconica, gioca con le sue bambole e il cagnolino Dash, mentre la madre la manovra assieme al suo amministratore Lord John Conroy, forse pure suo amante. La fanciulla, di particolare bassa statura, amante dei dolcetti e terrorizzata dai topi, unica figlia del defunto duca di Kent, quinta, poi terza infine prima erede al trono, diventa, col nome di Vittoria, regina d’Inghilterra a 18 anni appena compiuti: in suo soccorso le viene Lord Melbourne, un fascinoso primo ministro whig dagli occhi liquidi, e forse tra loro nasce un sentimento proibito. Tramano contro di lei sia il suddetto amministratore che l’ambizioso vecchio zio Lord Cumberland che vuole succederle, facendola passare per pazza, essendo del resto pazzi o scriteriati buona parte dei suoi avi. Poi finalmente il vero amore, anzi due. Un russo, un tedesco? Soap opera? Certo, ma a noi che ce ne importa se la Storia non è del tutto rispettata, tanto più che anche gli inglesi (a parte alcuni critici divertiti) non ci hanno fatto caso e hanno adorato le otto puntate della serie Victoria, dedicata ai primi anni di regno della loro adorata sovrana per 62 anni (battuta solo dalla pronipote e attuale regina Elisabetta II arrivata al 65° anno), dalla morte del suo predecessore e zio, l’antipatico re Guglielmo IV, il 20 giugno 1837 quando lei divenne la giovanissima sovrana, all’incoronazione un anno dopo, sino al matrimonio con lo squattrinato ma aitante cugino principe Alberto dai bellissimi occhi azzurri per finire con la prima gravidanza (nove figli diventati tutti adulti 42 nipoti sparsi per l’Europa) da lei accolta, almeno nella realtà, con grandissima rabbia. Le immagini che ci ricordiamo di Vittoria sono quelle di una vedovona grossa e malmostosa vestita di nero, mentre è stata anche lei giovane, graziosa se pur paffuta, appassionata di ballo, opera, buon vino e bei giovanotti: però conscia della sua dignità, del suo rango e del suo ruolo, poco incline alla cultura e alla scienza, difficilmente governabile e abituata a chiamarsi lei stessa “la Regina”.
In questa appassionante fiction le dà il volto, i modi e l’eleganza la molto graziosa Jenna Coleman che si muove con regale prestigio, come lo immaginiamo noi e i serial o il cinema. Lo ha scritto Daisy Goodman, autrice di romanzi ambientati nel periodo vittoriano compreso uno sulla regina giovane. Lo ha prodotto la ITV, la stessa di Downton Abbey, e non per niente anche nella reggia televisiva di Buckingham Palace c’è il sottoscala della servitù, e anche loro, maggiordomi, guardarobiere, cameriere e valletti tramano, litigano, rubano, ricattano, amano. Tra loro di esistiti c’è una certa Skerrett, qui con un passato da nascondere e Francatelli, il celebre cuoco di origine italiana e secondo la fiction, anche donnaiolo. Il rispetto limitato della Storia non può fare scandalo perché poi, sorpresa, i primi anni di regno di Vittoria, a parte esagerazioni o piccole innocue invenzioni della serie, furono abbastanza, oltre le vicende politiche, la prima industrializzazione, la miseria spaventosa delle classi lavoratrici, soap opera. Certo Melbourne fu una figura paterna e non un innamorato, anche se pur avendo 40 anni più della piccola regina, era un bel signore dai riccioli e basettoni bianchi, abbandonato dalla moglie che lo aveva tradito con Lord Byron. Certo le piacque il nobile russo tra i primi a invitarla a ballare, certo del cugino Albert si innamorò sfrenatamente e per tutta la vita, ma, e qui la fiction per fortuna non arriva, non amando per niente i figli cui lui dedicava molto tempo ed affetto. Non è scritto da nessuna parte che sulla torta di compleanno comparisse un topo né che galeotto tra la regina e il futuro sposo fu il cagnolino ferito ad una gamba che il principe, strappandosi la camicia, medicò. E sia pure sposa fedelissima, ingombrante e sessualmente, pare, instancabile, fu lei agli inizi del matrimonio a non voler tra i piedi, come regina, il pur bravissimo Albert. Manca, nelle prime due puntate, lo zio di parte materna Leopold, poi Re dei Belgi, che mantenne vedova e futura regina malviste a corte istruendo e proteggendo Vittoria: il buonuomo comparirà, pare, più avanti in quanto pronubo di Albert.
Costumi magnifici, scene di interni e esterni appassionanti, molto amore, dama di compagnia amata più della mamma ambiziosa, Whig e Tories, Wellington e Peel, anche pasticci, veri e cattivi, da parte della innocente, ma non troppo, giovane inesperta. Serate piacevoli, da stasera, su laEffe.