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 2017  marzo 03 Venerdì calendario

Catania, file per la tessera da 4500 a 8000 in poche ore casi pure a Torino e Caserta

PALERMO In poche ore le tessere del Pd a Catania sono raddoppiate. Dai 4.500 iscritti dello scorso anno di colpo i dem etnei sono diventati quasi 8 mila. Una corsa senza precedenti ad entrare nel partito con accuse di brogli, truppe cammellate portate nei circoli con tanto di autobus, file chilometriche materializzatesi improvvisamente in alcuni gazebo e tessere gratuite distribuite agli amici senza fare tanto clamore. A Catania il tesseramento è stato così sospeso. L’ex cuffariana Valeria Sudano e l’ex Udc Luca Sammartino, ultimi acquisti della campagna renziana per allargare il partito etneo, non usano giri di parole: «Abbiamo diritto ad avere i nostri iscritti al partito, lo scorso anno ci è stato impedito di fare tessere e lo stesso sta accadendo oggi – dice Sammartino – sono scomparse quasi 4 mila tessere arrivate in questi giorni da Roma per le nuove adesioni, noi ne abbiamo fatte pochissime e tanti nostri amici sono rimasti fuori dai circoli che hanno trovato improvvisamente chiusi». I renziani avrebbero fatto almeno 2 mila tessere: «La verità è che qui le sedi del Pd sono nei locali della Cgil che gestisce il partito», aggiunge Sammartino. Il riferimento è alla deputata Concetta Raia e al marito, il segretario della Camera del lavoro etnea Giacomo Rota, entrambi di area Orlando: «Non c’è stata alcuna anomalia, piuttosto abbiamo assistito a persone portate con i bus per sottoscrivere le tessere e file sospette davanti ai gazebo», dice Raia. In alcuni circoli, come quello del Librino, le tessere sono quasi triplicate, da 60 a 160.
LE ANOMALIE DA TORINO A LECCE
Ma le anomalie non si registrano solo a Catania. A Enna il tesseramento è stato prolungato per un’altra settimana dopo la denuncia di alcuni sindaci su un Pd «ancora in mano all’ex senatore Vladimiro Crisafulli». A Torino nel quartiere Mirafiori Rocco Murdocca, storico militante, denuncia come «gli iscritti sono quasi triplicati rispetto al 2015». Anche qui si è passati da 60 tessere a oltre 160. A Caserta, dopo il caso Napoli, dieci dirigenti dem hanno denunciato «gravi irregolarità» accusando il segretario cittadino «di avere presentato da solo 189 iscritti, un quarto del totale in città, senza rendere noti i nomi». Polemiche anche a Lecce, dove i renziani sostengono che il tesseramento sia gestito ancora da Massimo D’Alema tramite i responsabili di un’associazione che ha sostenuto il No al referendum Costituzionale: «Che sciocchezza, è un’idiozia, ognuno fa quello che vuole – ribatte D’Alema – l’associazione “Consenso” è una onlus libera».
NO ALLE TESSERE SPORCHE
Le polemiche non si placano, da Torino a Catania, dalla Campania alla Puglia. Il ministro Andrea Orlando, in campo per la corsa alla segreteria, assicura: «Se in alcune realtà non saranno chiarite le dinamiche del tesseramento lì non presenterò le liste: non voglio voti che non so da dove vengono. Voglio pensare che siano casi isolati, non ho nulla per dire il contrario, ma questo è il segno del malessere di un partito». Orlando chiederà «che la commissione per il congresso si riunisca e dia una valutazione completa dell’andamento del tesseramento nel Paese».
I DUBBI DEL FONDATORE
Intanto l’ex presidente del Consiglio e padre dell’Ulivo Romano Prodi, rispondendo al quotidiano online Affaritaliani. it riguardo alle primarie afferma: «Non lo so, non ho ancora fatto nessuna riflessione. Aspettiamo che la nebbia si dissolva. Io non mi sto schierando con nessuno». In ogni caso, ha precisato poi, «non ho espresso nè decisioni nè dubbi».