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 2017  marzo 03 Venerdì calendario

L’amaca di Michele Serra

A Milano non si parla d’altro. Con un sorriso contagioso, così contagioso che supera il tradizionale bipolarismo e finisce per coinvolgere anche quella parte della città che dovrebbe essere sulle spine: i milanisti. Perché la storia dei misteriosi cinesi che dovrebbero comperare il Milan ma forse non lo comperano, che sono cinesi ma forse non del tutto, che hanno già firmato ma a loro insaputa, che hanno a disposizione un capitale di mille miliardi ma non riescono a trovare i soldi per il taxi da Malpensa a Milanello, che forse nicchiano perché se il loro governo si accorge che tengono i quattrini alle Isole Vergini (nello sportello accanto a quello del Berlusca) fanno la fine della Banda dei Quattro, che sulla carta sono una holding ma anche una banca ma anche un gruppo finanziario ma anche un colosso dell’edilizia ma forse sono Totò in un bianco e nero degli anni Cinquanta; beh, è una storia fantastica. I dietrologi più efferati lasciano intendere che sia Silvio stesso, travestito da Fu Manchu (compresa l’unghia del mignolo lunghissima), a ricomprarsi il Milan. La mia ipotesi è che esista, invece, un vero Berlusconi cinese, tal quale il nostro, che per far colpo sulle ragazze, al tabarin più famoso di Pechino, ha detto «domani compro il Milan». E adesso è costretto a farlo davvero.