Il Sole 24 Ore, 3 marzo 2017
Evan Spiegel, il più giovane miliardario
Ieri in poche ore, nel giorno dell’esordio della sua creatura in Borsa, ha guadagnato un miliardo e mezzo di dollari. Che si aggiungono al suo patrimonio personale già cospicuo di 4 miliardi di dollari. Evan Spiegel, 26 anni, ceo di Snap, è il più giovane miliardario del mondo. Dallo scorso anno è entrato nella classifica dei più ricchi di Forbes. Posizione numero 854 nella generale, al 99esimo posto tra gli imprenditori dell’hi-tech. Tra i primi 10 imprenditori americani under 40. I malevoli dicono di lui che è un figlio di papà. Si potrebbe meglio dire che ha due genitori benestanti che hanno sempre creduto in lui, anche quando si sono separati negli anni in cui frequentava la scuola superiore. Di suo però, questo ragazzo figlio, appunto, di due avvocati d’affari di Los Angeles, cresciuto in una casa vista mare a Pacific Palisades, vicino Malibu, appassionato di belle auto e snowboard («andavamo in elicottero in Canada per sciare il weekend») ha una capacità di leadership e una tenacia non comune.
La sua idea fissa negli anni dell’università a Stanford, dove ha studiato product design, è riuscire a creare un suo social network. La leggenda che circonda tutte le start up milionarie non parla di un garage come Steve Jobs. Ma di un appartamento in affitto a Stanford, diviso con il co-fondatore Bobby Murphy (miliardario anche lui). Spiegel ha 21 anni. Ci prova e ci riprova. Una sera un amico a cena gli racconta di un corteggiamento virtuale con una ragazza, finito male: «Le ho inviato una foto, ma me ne sono pentito». A Evan si accende la lampadina: «Dobbiamo creare un’app per inviare foto che si cancellano da sole». I primi tentativi non vanno troppo bene. Pochi download, l’app non si muove, i venture capitalist non ci credono. Poi, per caso forse, l’applicazione dei due ragazzi di Stanford comincia a girare proprio tra gli studenti che la usano per passarsi in compiti in classe sottobanco. Il resto è storia recente. Snapchat diventa virale tra gli adolescenti («Facebook la usano gli adulti, i teen ager smanettano solo con Snap» è il verbo). Oggi conta oltre 160 milioni di utenti attivi giornalieri, con una crescita del 600% l’ultimo anno e ha sorpassato Twitter, da mesi in cattive acque.
Evan Spiegel è diventato un personaggio pubblico, inseguito dai settimanali rosa di L.A. Bello, famoso, ricco. Il sogno americano. A 16 anni il padre gli regala un suv Cadillac. A 18 anni, stagista alla Red Bull, sempre grazie al papà che gli presta i soldi, passa a una Bmw550i da 75mila dollari. Dopo i primi successi di Snapchat decide di spostare la sede della società nella passeggiata sul lungomare di Venice Beach – «La vita è stata dolce con me» – e si regala una Ferrari, ovviamente rossa. Ma resta a casa dal papà «per risparmiare sull’affitto». Ama le auto e le belle donne. I giornali di gossip gli attribuiscono diverse relazioni tra cui un flirt con la cantante Taylor Swift, fino a quando nell’estate di due anni fa incontra Miranda Kerr, top model australiana, sei anni più vecchia di lui. Uno degli Angeli di Victoria’s Secret, con un figlio e un matrimonio alle spalle con l’attore Orlando Bloom. I due mettono su casa: comprano la villa di Harrison Ford, 650 metri quadri, per 12 milioni di dollari. Le prime dichiarazioni pubbliche fanno impazzire i giornali di gossip: «Non faremo sesso fino a quando non ci sposeremo. Evan è un tradizionalista in queste cose», dice lei. Il matrimonio arriva l’estate scorsa. Il ragazzo è tenace e sa quello che vuole. Nel 2013 Mark Zuckerberg gli offre 3 miliardi di dollari per Snapchat. Qualche tempo dopo riceve un’offerta simile da Google, pronta a firmare un assegno da 4 miliardi. Lui, testardo come sempre, resiste e dice no. Wall Street ieri gli ha dato ragione, in una storia che sembra già scritta per un film di cassetta hollywodiano. Nel pieno del sogno americano.