Corriere della Sera, 3 marzo 2017
La politica pensa ai sussidi e non al lavoro
Sono gli ultra cinquantenni a trainare l’incremento di 30 mila occupati registrato fra dicembre e gennaio. La politica ragiona più in termini di sussidi che di nuovi posti.
«Le variazioni tendenziali dell’occupazione risultano positive in tutte le classi di età e si conferma il ruolo predominante degli ultra 50enni nello spiegare la crescita degli occupati, anche per effetto dell’aumento dell’età pensionabile». In queste tre righe del comunicato Istat di ieri sta la sostanza interpretativa della nuova rilevazione sull’andamento del mercato del lavoro che conferma quindi un trend già segnalato da questo giornale nei mesi scorsi.
La «predominanza» degli over 50 si spiega – come fa l’Istat – principalmente con gli effetti della legge Fornero ma anche con l’effetto statistico che vede nel tempo precipitare nella classe di età successiva gli occupati under 50 e, non ultimo, con l’assunzione di «pantere grigie» dotate di alcune buone competenze professionali che si faticano a trovare tra i giovani. Se le skill tradizionali alla fine risultano premianti più dell’essere nativi digitali non è sicuramente un segnale positivo sul grado di innovazione e trasformazione delle nostre imprese, ma purtroppo è così.
Un secondo elemento di novità che emerge dai dati sull’occupazione riferiti a gennaio 2017 viene dalla crescita degli indipendenti saliti di ben 36 mila unità in un solo mese, rilevazione che va salutata con favore perché un robusto contributo dell’autoimpiego alla ripartenza del mercato del lavoro è necessario e invece negli scorsi trimestri ci siamo trovati di fronte a un andamento quantomeno a singhiozzo. Per valutare l’impatto dei 36 mila posti indipendenti aggiuntivi basta rammentare come la crescita dei lavoratori autonomi occupati nel confronto tendenziale (anno su anno) sia stata di sole 43 mila unità.
Gli esperti mettono però in guardia da una sorta di stagionalità «psicologica» che porta ad aprire nuove partite Iva proprio nel mese di gennaio. Uscendo dal recinto statistico va segnalata la coincidenza puramente casuale tra la risalita dell’occupazione indipendente e l’arrivo in aula alla Camera del disegno di legge governativo sullo Statuto del lavoro autonomo, che rispetto al testo originale ora prevede un’indennità temporanea di disoccupazione per co.co.co e partite Iva, finanziata con un leggero aumento della contribuzione (+0,51%) alla gestione separata Inps.
Ma al di là dei numeri e della loro articolazione anagrafica/giuridica non possiamo sfuggire a un giudizio generale sull’andamento del mercato del lavoro. Ed è chiaro che non possiamo essere soddisfatti non tanto per le performance degli over 50 quanto perché non riusciamo ancora ad aggredire la disoccupazione nelle classi di età che riguardano i giovani.
Personalmente valuto anche con preoccupazione il fatto che il mondo politico stia quasi elaborando il lutto e abbia preso a ragionare più in termini di sussidi alla disoccupazione che di creazione di nuovi posti di lavoro. E anche il dibattito sulla tassazione dei robot – che non è una scadenza italiana del 2017 – tradisce una fuga in avanti rispetto ai problemi dell’oggi, si guarda lontano per sentirsi visionari ma si molla il colpo sulle scelte immediate. Passa così sotto silenzio persino che per gli under 29 in tutta Italia e per tutte le nuove assunzioni al Sud esiste ancora un regime di agevolazione (totale dei finanziamenti: 730 milioni) e di conseguenza le imprese andrebbero spronate a utilizzarlo.
È chiaro che per uscire dall’impasse non esiste un provvedimento risolutivo, un passepartout, ma bisogna confidare nella ripresa degli investimenti. Però girare la testa dall’altra parte non è mai di aiuto.