Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 03 Venerdì calendario

Dc, salsicce e aziende: la ruota della fortuna di Tiziano da Rignano

“Voglio fondare un movimento per la libertà dei padri di figli noti”. Era il luglio del 2013. Le aspettative riposte nel giovin rottamatore erano all’apice. Pier Luigi Bersani aveva da poco non vinto le elezioni e del sindaco di Firenze si pensava il meglio possibile. Tanto che all’epoca, il genitore, Tiziano Renzi, si lamentava con il Fatto della troppa attenzione rivolta a lui e alla sua famiglia solo per la parentela con il futuro segretario Pd e premier. Sono passati quasi quattro anni. Tutto è cambiato. E oggi la stessa frase potrebbe esprimerla Matteo. Ribaltandola. Tanto che ieri alcuni giornali hanno riportato l’indiscrezione secondo cui il giovane non parla da settimane con il genitore: evita. Per ovvie ragioni. Il motivo è evidente. Da quanto emerge dalle carte dell’inchiesta Consip, il padre avrebbe usato il nome del figlio. Ma è soltanto l’ultimo capitolo della storia della vita di Tiziano. Un capitolo uguale ai precedenti. Perché la carriera imprenditoriale di Renzi senior è sempre stata scandita da amici o amici degli amici in qualche modo poi arrivati alla corte del figlio. A iniziare dalla sua prima azienda, la Raska, creata nel 1988 insieme ad Andrea Bacci – in seguito nominato da Renzi junior a capo delle controllate di Provincia prima e Comune poi – fino all’ormai noto Carlo Russo.
Certo è che di rapporti Renzi senior ne ha sempre avuti molti. A Rignano come a Firenze. Chi lo ha conosciuto lo ha sempre descritto come una persona simpatica, pronta alla battuta. Pungente. Ricevuto l’avviso di garanzia, una settimana fa, ha chiamato i soliti cinque inossidabili compagni di sempre per avvisarli e trovare conforto in qualche battuta: “Ma vi pare possibile? Dopo Genova ora Napoli, sarà il mare”. Basso profilo, ha sempre preferito passare per umile e scanzonato, ai ristoranti e alle trattorie preferisce le bettole.
Quando venne indagato dalla procura ligure, ai giornalisti che lo cercavano rispose: “Lasciatemi fare il vecchiarello”. Forte il legame anche con l’amico del figlio, Luca Lotti. Tanto che quando nel 2014 Matteo andò al governo disse: “Se qualcuno vuole parlare con lui deve rivolgersi a Luca non a me, anche io per dirgli qualcosa passo da lui”. Di Lotti conobbe anche il padre, Marco. Fu lui a seguire, da banchiere, l’erogazione di un mutuo alla Chil, società della famiglia di Rignano.
Ma più che per l’imprenditoria Tiziano ha sempre avuto una passione per la politica. Democristiano dalla nascita. Classe 1951 ha conosciuto la mamma di Matteo durante una festa di partito. E a chi gli ricorda il passato democristiano ribatte: “Sinistra Dc”, rivendicando il suo essere minoranza “tipo pellerossa”.
Anche la moglie, Laura Bovoli, è sempre stata affascinata dalla politica. A Rignano hanno allevato i quattro figli: Benedetta e Matilde, che spesso fanno capolino nelle aziende di famiglia; Samuele, che ha scelto di allontanarsi dall’Italia; e Matteo.
Con la moglie nella vita di Tiziano entra anche il cognato Nicola Bovoli, negli anni 80 potente manager nell’editoria, in affari con Mediaset e Fininvest, amico di Silvio Berlusconi e pure di Mike Bongiorno: sarà lui a raccomandare il nipote Matteo per partecipare a La Ruota della Fortuna. Ed è lui a suggerire a Tiziano di impegnarsi nella distribuzione di giornali e volantini. Nicola fa di più: crea la Speedy di cui detiene il 50 per cento e poi la cede al cognato. Ma i risultati scarseggiano. Anche con le società successive: Chil Post, Arturo, Eventi6. È un galleggiare, divincolandosi tra guai giudiziari. Dalle cause di lavoro di dipendenti non pagati alla bancarotta della Chil per cui viene indagato (e poi archiviato) dalla Procura di Genova. Ma dell’azienda affidata nel 2010 – secondo gli inquirenti – a dei presunti prestanome per farla fallire “lontano dalla Toscana considerata l’intrapresa carriera politica del figlio Matteo”, Tiziano è riuscito a salvare il tfr del figliolo: assunto come dirigente (l’unico) due settimane prima della candidatura alla Provincia. Tfr salvato dal fallimento (e dai creditori) e intascato da Matteo un anno fa. Va detto che Renzi junior aveva lavorato da co.co.co dimostrando buona propensione per il marketing. Il padre fiero: “Ha idee geniali”. Faceva “travestire gli strilloni”.
L’inchiesta genovese è costata a Tiziano per due anni la segreteria del Pd di Rignano. Dalla Dc al Pd il percorso è stato naturale. Tiziano ha organizzato le feste del partito. Negli anni d’oro del rottamatore il figlio era l’attrazione. Una volta per parlare, un’altra per giocare a calcetto, un’altra per arrostire salsicce. “Son soddisfazioni”, bofonchiava fiero dell’erede. Lui, Tiziano, preferiva stare in disparte. A lavare o cucinare. Tentando, negli anni in cui ancora non era un volto riconoscibile, di fuggire alla stampa negando di essere Tiziano Renzi. Alle feste del Pd gli piaceva fare il padrone di casa. E ospitare il figlio e gli amici del figlio. A partire dal solito Lotti. Col quale ora condivide lo status di indagato. E il ministro dello Sport è iscritto per una questione di amicizia: secondo l’accusa insieme ad altri avrebbe avvisato dell’inchiesta la famiglia di Rignano.
Renzi senior si professa innocente e ricorda l’archiviazione di Genova. Ma non torneranno più i tempi spensierati del renzismo imperante.
Il fastidio di essere cercato perché era il padre del promettente rottamatore. E quel piacere malcelato di farsi seguire dai giornalisti in giro per il paese. Dalla viuzza di campagna in località Torri, dove abita, fino alla piazza centrale dove un ex negozio ospita la sezione del Pd e poi alla chiesa di San Leolino dove mostrarsi a suonare l’organo e a cantare col coro. Ora le telecamere sono da evitare. Il telefono da tenere spento e si parla solo tramite avvocati. Niente più servizi patinati come quello apparso su Chi nell’ottobre del 2012 con la foto di padre e figlio abbracciati felici e sorridenti e il titolo: “Il nostro sogno: un’Italia nuova”. Sì, le aspettative erano decisamente diverse.