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 2017  marzo 02 Giovedì calendario

«Un torturatore è sieropositivo». Trema la Roma dei festini hard

Marco Prato è sieropositivo. Uno dei due assassini di Luca Varani, il 23enne massacrato con oltre cento coltellate il 4 marzo di un anno fa, è risultato positivo al test per l’Hiv che gli hanno fatto l’anno scorso in carcere e, stando alle parole dell’ex pr romano, la sua «intensa vita sessuale» potrebbe avere infettato centinaia di uomini e donne in giro per l’Italia. 
La rivelazione è del settimanale Giallo, entrato in possesso del «diario clinico del detenuto, un faldone in cui sono conservate le sue cartelle cliniche redatte nel carcere di Regina Coeli, sequestrate dai carabinieri e oggi agli atti dell’indagine. Il Diario contiene 120 pagine di esami, analisi, visite mediche e sedute psichiatriche fatti dal giovane nell’arco di nove mesi, da quando è entrato in prigione, il 6 marzo di un anno fa, fino allo scorso novembre». Da questo incartamento emerge che Prato aveva eseguito un test per l’Aids due anni fa, a suo dire risultato negativo, ma che al suo ingresso in carcere, il 6 marzo 2016, non sapeva rispondere se nel frattempo avesse contratto il virus, tanto da lasciare la casella del questionario in bianco. Dall’interrogatorio davanti al giudice, inoltre, era arrivato un altro tassello inquietante: il pr di grande successo nella movida capitolina aveva raccontato di aver avuto moltissimi rapporti omosessuali e, spesso, non protetti. 
MEGLIO GLI ETERO 
Come se non bastasse, la cerchia delle persone a rischio contagio si allarga a uomini e donne. Perché, nonostante il 9 marzo 2016, durante il primo interrogatorio, Prato si fosse «dichiarato omosessuale», aveva anche raccontato di «essere attratto dagli eterosessuali». Spesso, quindi, Prato è stato la trasgressione di una serata in discoteca, il brivido del proibito che potrebbero aver voluto provare padri di famiglia e ragazzi felicemente fidanzati. Uomini, cioè, che se infettati potrebbero a loro volta avere contagiato le compagne. Lo scenario che si delinea, proprio per questa macchia d’olio in espansione, è terrificante. 
La rivelazione del pr romano, che la sera del 4 marzo 2016 attirò Luca Varani nella casa di Manuel Foffo, dove da tre giorni era in corso un festino a base di sesso, alcol e droga, trova fondamento nella ricostruzione dei due. 
Sulla sessualità di Foffo si è ampiamente espresso suo padre, negando che Manuel fosse gay, pur senza battersi per difenderlo dall’accusa di omicidio (ha già ottenuto 30 anni di carcere con il rito abbreviato). E infatti quella sera Marco è stato trovato vestito da donna, truccato e con una parrucca. I rapporti sessuali con Manuel, come spiegava Prato, erano subordinarti al fatto che lui accettasse di farsi «trasformare in donna», da truccatori e professionisti del vestire. Un’accettazione che prova come il pr fosse abituato a “giocare” con gli etero, una perversione che adesso mette a rischio anche le partner di chi negli ultimi tre anni ha ceduto alle sue lusinghe. 
ERO SEXY PER FOFFO 
Come ripercorre in quell’interrogatorio del 9 marzo 2016, Prato ricostruisce il suo legame con il coimputato: «Io e Foffo ci siamo conosciuti a Capodanno. Sono stato la sua bambolina. Foffo rifiutava il fatto che io fossi maschio. A gennaio voleva che io fossi conciata bene, mi ha portato a farmi truccare per bene da donna con plastilina, trucco, cerone, tacchi... Diceva ai truccatori che parrucca dovevano mettermi, bionda o bruna, lunga o corta... Abbiamo passato quattro giorni così, a fare sesso. E quando mi passava il trucco, mi riportava sempre da un altro truccatore per riconciarmi». E ancora, come ricorda Giallo dal verbale, «abbiamo fatto uso di alcolici e cocaina. Foffo era insaziabile. Con lui ho avuto rapporti senza preservativo» e poi «lui aveva dei progetti. Mi portava a battere, voleva guadagnarci su».