la Repubblica, 2 marzo 2017
Tessere, ispettori Pd a Napoli e spunta il rischio camorra
NAPOLI ll circolo Pd di Miano, alla periferia nord della città, è stato commissariato dopo la denuncia di Repubblica, ma lo scandalo sul tesseramento colpisce anche il centro storico, il quartiere San Carlo all’Arena, dove spunta una lista di 35 nomi non accettati dal Pd. Una lista che il deputato Emanuele Fiano, inviato in tutta fretta ieri mattina come ispettore, ha detto di essere pronto a consegnare alla magistratura. Nomi sospetti, non accolti nel partito, tra i quali potrebbero annidarsi anche persone legate alla camorra. E Fiano, prima di rientrare in serata a Roma con il “dossier Napoli” nella borsa, loda i vertici del Pd locale: «Gli anticorpi funzionano. Tutte le preiscrizioni del circolo di San Carlo all’Arena sono state bloccate fin dal 24 febbraio. La documentazione è a disposizione della Procura della Repubblica se volesse acquisirla per verificare eventuali tentativi di infiltrazioni nel partito. Sul tesseramento a Napoli e provincia abbiamo esaminato cinque casi: Miano, San Carlo e Bagnoli in città, i Comuni di Quarto e Castellammare in provincia. In tutti i casi il Pd metropolitano è intervenuto prima che i fatti divenissero pubblici».
Il segretario provinciale Venanzio Carpentieri resta dunque al suo posto anche se il deputato napoletano Leonardo Impegno ne chiede la testa dopo una serie di vicende degli ultimi mesi che vanno dalla compravendita di voti alle primarie per il Comune fino all’inchiesta sulle persone candidate un anno fa in città a loro insaputa in una lista civica di sostegno che vede indagati tre esponenti del Pd. Carpentieri resta alla guida del partito mentre arriva a Miano l’ex senatrice Graziella Pagano come commissario del circolo nella cui area si è svolto il mercato delle tessere denunciato in un video di Repubblica. Oltre Miano e San Carlo, nel “dossier Napoli” ci sono le cento tessere che un consigliere comunale di Castellammare ha pagato con la stessa carta di credito. E poi il rigonfiamento artificiale di iscritti a Bagnoli e Quarto. E Matteo Orfini, reggente del Pd dopo le dimissioni di Renzi, avverte: «Se qualcuno ha pagato per conto di altri, le tessere non sono valide. Le persone coinvolte saranno deferite, ma quando si verificano comportamenti non conformi al nostro statuto si può anche arrivare all’espulsione. Io stesso ho cacciato persone a Roma».
Sul caso tessere scendono in campo anche i rivali di Renzi nella corsa alla segreteria nazionale. «La rottamazione – accusa Andrea Orlando, in passato commissario a Napoli – evidentemente non si è realizzata. Sempre gli stessi gestiscono il partito».
«Il processo del tesseramento – sostiene Michele Emiliano – così non funziona. È una prova muscolare e finanziaria che va rivista».