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 2017  marzo 02 Giovedì calendario

L’amaca di Michele Serra

Il nazionalismo, le spese militari, i nostri eroi in uniforme, la fede in Dio che ci unisce, “noi” il popolo dei giusti che torna grande per sconfiggere i nemici. Il primo discorso “normale” di Trump ai congressisti è stato molto normalmente di destra, e lo è stato in modo talmente classico da rafforzare il dubbio che il cosiddetto populismo sia solamente un involucro, una confezione. Al cui interno, come in un’incubatrice provvidenziale, riprende energia e fisionomia la vecchia destra di sempre, autoritaria, maschia, tradizionalista, Dio Patria e Famiglie (la terza figura della trinità volta al plurale è un piccolo adeguamento ai tempi).
È curioso uscire da un paio di decenni (almeno) classificati come “post-ideologici” e ritrovarsi sprofondati in parole, concetti, atmosfere che sono invece schiettamente ideologici. Zero umanitarismo, zero cosmopolitismo, ognuno a casa sua e il nostro Dio che ci difende da quelli altrui (ateismo e agnosticismo non sono neanche contemplati). Una destra vigorosa, semplificatrice e felice di esserlo, una destra-destra che chiude in gloria i suoi conti con l’aborrito spirito critico tanto caro alle sfinite sinistre mondiali con questa magistrale frase di mister President: «La speranza illumina, il dubbio acceca». Modo molto alato per dire che pensare troppo fa male.