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 2017  marzo 02 Giovedì calendario

Durante (Lapresse): i nostri dubbi sulla gara europea per Palazzo Chigi

L’incontro con il ministro dello Sport con delega all’editoria Luca Lotti è fissato per lunedì prossimo. Dall’altra parte del tavolo le agenzie di stampa. In campo la possibilità che i contratti di servizio delle agenzie stesse con la Presidenza del Consiglio (valore complessivo 40 milioni di euro) siano definiti per la prima volta in base a un bando di gara europeo.
Come vedono la prospettiva le agenzie? Marco Durante presidente di Lapresse non nasconde i suoi dubbi. «Sia chiaro, la nostra è un’agenzia che chiude i conti in positivo. Nel 2016 abbiamo aumentato il fatturato del 12%. L’anno scorso abbiamo assunto 35 persone. Abbiamo 180 dipendenti diretti nelle sedi di Torino, Milano e Roma», così Durante traccia il profilo della sua attività. «Ed è proprio forti di questa posizione nel settore, e del fatto che solo il 6% del nostro fatturato dipende dai servizi alla presidenza del Consiglio, che ci sentiamo di esprimere qualche riserva motivata rispetto all’idea del bando europeo», spiega l’imprenditore.
In concreto? «I nostri servizi hanno carattere di infungibilità, uno dei casi previsti dal codice per cui si può derogare all’obbligo per la pubblica amministrazione di indire una gara d’appalto. Poi c’è la questione della pluralità delle fonti. Non può essere una sola agenzia – poniamo – a garantire tutti i servizi di politica. La visione alla fine sarebbe parziale».
Durante si fa anche portavoce dei timori del settore legati all’occupazione. «Ci sono agenzie che devono a questi servizi una quota del loro fatturato superiore al 40%. In un settore che occupa circa duemila persone questo potrebbe avere un serio impatto anche sui posti di lavoro».
Ma il bando di gara non dovrebbe essere la miglior garanzia di un affidamento trasparente? «Primo: visto che si tratta di un bando europeo dovrebbe esserci garantita la possibilità di concorrere all’affidamento dei servizi all’estero. E invece questo non avviene», risponde Durante. «Lo Stato francese garantisce 134 milioni di euro l’anno a France Presse. Diciamo che non partiremmo alla pari. E poi, vogliamo davvero che a gestire gli elementi base della nostra informazione arrivino gli stranieri? Le notizie non sono bulloni».
In tutto questo va detto che Lotti aveva cercato di imboccare la strada della definizione di requisiti per le agenzie interessate a diventare prestatori di servizi per la presidenza del Consiglio: almeno 50 giornalisti, almeno tre sedi in Italia e bilanci certificati. Poi il Tar del Lazio ha dato ragione a un’agenzia (Il Velino) che aveva fatto ricorso e tutto è ripartito da zero. «La razionalizzazione del settore è stata un’ottima iniziativa di Lotti – conclude Durante —. Ma sarebbe importante condividere le modalità utili a raggiungere l’obiettivo».