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 2017  marzo 02 Giovedì calendario

Da 10 a 25 gruppi. La babele in Aula

Milano Mentre si discute di ritorno al proporzionale, in Parlamento ci si è portati avanti. Altro, però, che «Dc-Psi-Pci-Pli-Pri nuntereggae più»: rispetto ai tempi cantati da Rino Gaetano il quadro appare più complesso. Con la scissione del Pd e la nascita del Movimento dei democratici e progressisti i simboli rappresentati in Parlamento hanno superato quota 25: Mdp, Cs-Cd, Ala, Si, Usei, Gal, Idea, Cr e altri ancora. Una fitta selva di sigle che risulta non solo oscura ai più, ma che ha messo in difficoltà anche gli addetti ai lavori, a cominciare dai sondaggisti: troppo frammentata l’offerta, dicono, con tutti questi partiti e movimenti, molti con l’ambizione di correre alle Politiche.
Dal 2013 è un’altra Aula
Dall’inizio della legislatura scissioni e cambi di casacca hanno moltiplicato i gruppi. All’indomani del voto, dopo le Politiche 2013, c’erano dieci formazioni riconoscibili: Pd, Sel e Centro democratico; Pdl, Lega e Fratelli d’Italia; Movimento 5 Stelle; Scelta civica; i rappresentanti di Autonomie (Trentino e Valle d’Aosta) ed estero (Maie-Usei). In questi 4 anni, ciascuno ha partorito altre sigle, ciascuna con il suo leader. Openpolis calcola che 373 parlamentari (39,3%) han cambiato casacca almeno una volta dal 2013.
Il Pdl si fa in cinque
L’area centrista e di centrodestra, in questi 4 anni spesso vasi comunicanti, hanno cominciato a sgretolarsi all’indomani del voto. Silvio Berlusconi ha passato la campagna 2013 a tuonare contro i «piccoli partiti che pensano solo ai loro piccoli leader». Il contrappasso è che il suo partito, il Pdl, ha dato vita a 5 gruppi in Aula: a parte Forza Italia e Nuovo centrodestra, nate dalla scissione del 2013, sono parlamentari eletti con Berlusconi che hanno dato vita a Gal, Ala (di Denis Verdini), Conservatori e riformisti (Raffaele Fitto) e Insieme per l’Italia, che unisce Sandro Bondi e Manuela Repetti in Senato.
Il centro
Anche il centro è esploso, con la fine di Scelta civica. Che ha visto subito il divorzio tra montiani e Udc e ha continuato a litigare fino alla scorsa estate, quando Enrico Zanetti, con altri tre deputati, si è portato via il simbolo e la maggioranza del gruppo dei montiani si è dovuta cercare un nuovo nome (Civici e innovatori). Pure l’Udc si è spaccato: Pier Ferdinando Casini è fuori dal partito di cui è stato storico presidente e ha lanciato i Centristi per l’Europa, alleati di Ncd in Area popolare. Mentre ha rotto con Alfano l’Udc, guidato da Lorenzo Cesa. Lorenzo Dallai (ex Sc) ha dato vita a Democrazia solidale, alleata con Centro democratico. Le sigle, tra centro e centrodestra, sono una miriade: molte rischiano di non superare neanche una soglia del 3% in caso di elezioni. E si preparano già manovre e alleanze.
Altri movimenti
Oltre a Possibile di Civati (alla Camera con gli ex 5 Stelle di Alternativa libera), il quadro a sinistra del Pd appare diviso tra due gruppi: l’ala dialogante è quella degli scissionisti (Mdp), che guarda al campo progressista di Pisapia; chiusura invece dagli eredi di Sel, Sinistra italiana. Anche i 5 Stelle hanno dato il loro contributo di eletti: ex grillini sono sparsi nei gruppi di tutto l’arco costituzionale, dal Pd a FdI, da Si ad Ala e Ncd. Alcuni ex M5S hanno fatto tornare in vita, in Aula, le sigle dell’Italia dei valori (Bencini e Romani) e dei Verdi (De Pietro). Stabili, pur tra nuovi ingressi e addii, FdI e Lega. Nuovo simbolo è quello degli eletti vicini a Tosi che hanno dato vita a Fare!