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 2017  marzo 02 Giovedì calendario

Mps e quelle ombre sui Monti bond

Ottantuno pagine, fitte di numeri e potenzialmente dirompenti. È la relazione commissionata dalla Procura generale di Milano a Francesco Corielli e Roberto Tasca, periti del tribunale. La vicenda è ancora quella dei derivati Alexandria e Santorini e della loro contabilizzazione nei bilanci di Mps. Il prossimo 15 marzo ci sarà l’udienza per decidere sull’archiviazione chiesta dalla procura per Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, inizialmente indagati per falso in bilancio.
La perizia però va più in là. Il procuratore generale Felice Isnardi pone ai periti quattro domande. La contabilizzazione dei derivati e il loro impatto su un eventuale falso in bilancio, la valutazione del rischio sui bilanci, la classificazione nei portafogli della banca. E, da ultimo, l’impatto della contabilizzazione come derivati delle due operazioni per la procedura relativa ai Monti bond del 2011 e alla ristrutturazione di Mps approvata dalla Ue nel novembre del 2013.
Dopo aver concluso che le differenze sui risultati portate dalla contabilizzazione come derivati di Alexandria e Santorini sono tali da far scattare il falso in bilancio fino all’esercizio del 2015, la risposta all’ultima domanda di Isnardi è quella più sorprendente.
Secondo i periti del tribunale – gli stessi del processo in corso sempre a Milano contro la gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni – il via libera di Bruxelles agli aiuti di Stato per i Monti bond viene richiesta dal governo italiano e concessa da Bruxelles sulla base in sostanza di presupposti non corretti. Siamo nel 2012, lo spread dei titoli di Stato italiani è ancora in forte tensione, i titoli di Stato italiani non sono più sicuri e le banche subiscono le ripercussioni sui loro conti della situazione. Secondo la richiesta delle autorità italiane, i Monti bond servono a quello: a coprire un deficit patrimoniale derivante dalla perdita di valore dei Btp in portafoglio. La Ue, che pure analizza a fondo tutta la pratica, prende per buona la spiegazione di parte italiana.
Ma non è così, dicono i periti. Era evidente già allora come la perdita della banca fosse l’effetto «delle rettifiche dell’avviamento pagato per l’acquisto di Antonveneta», delle svalutazioni sui crediti (leggi sofferenze che stavano affluendo). Sulla base delle regole allora in vigore, spiegano i periti, Mps non avrebbe avuto diritto ai Monti bond. Nel 2012, però, il bail in non è ancora in vigore e il destino di Mps, secondo i periti, avrebbe dovuto essere diverso. Ovvero, l’amministrazione controllata o la liquidazione. Come avvenuto ad esempio per Northern Rock.