Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 02 Giovedì calendario

I sospetti sui magistrati e il rapporto incrinato col padre. Il giorno nero dell’ex premier

Comunque vada a finire la storia di babbo Tiziano, le Primarie si sono messe su un piano inclinato per Matteo Renzi. Già al sesto dei sessanta giorni di competizione, è piovuta sul leader del Pd una tegola per interposta persona (il padre) che ha gettato nell’ inquietudine Matteo Renzi. Dal suo entourage ripetono che il leader è «tranquillo» perché si tratta di una vicenda destinata a sgonfiarsi e dalla quale l’ex premier è totalmente estraneo. Anche se poi Renzi, parlando con i suoi, ha confidato tutta la sua «rabbia» per due motivi diversissimi. Due autentici rovelli: l’ostilità da parte di una frazione della magistratura e un papà col quale i rapporti non sono mai stati semplici.
Da un lato Renzi ha la sensazione di essere «cercato» da una parte della magistratura a lui ostile, anche se non dalla Procura di Roma. Tra l’altro il Gip, Gaspare Sturzo, è un magistrato circondato da grande rispetto, il pronipote di don Luigi Sturzo. Dall’altro pesa una persistente difficoltà dell’ex premier nei rapporti col padre. A Rignano sull’Arno, il paese dei Renzi, lo sanno tutti, anche i sassi, che i rapporti tra babbo e figliolo sono critici, per usare un eufemismo. Con Matteo che in famiglia ha sempre rimproverato a Tiziano di essere eccessivamente loquace.
Ma ovviamente quando c’è di mezzo un padre, tutto si complica. Anzitutto davanti all’opinione pubblica. Se la situazione giudiziaria di Tiziano Renzi dovesse restare sospesa, quale sarebbe la ricaduta tra gli elettori? Dice un dirigente di primissimo piano del Pd: «Una situazione di incertezza giudiziaria forse non avrebbe l’effetto di rompere la coalizione che sostiene Renzi in viste delle primarie, ma l’impatto sugli elettori rischia di essere devastante».
E proprio questo è l’anello debole: come reagirà l’opinione pubblica? E che impatto avrà sui dirigenti del Pd una reazione negativa, di tipo giustizialista? Per ora la coalizione di correnti che appoggia Renzi – renziani, ex popolari di Franceschini e Fioroni, gli ex Ds Bonaccini, Fassino, Minniti, Veltroni – non dà segni di incrinatura. Ma neppure di calore. Nel Transatlantico di Montecitorio ieri pomeriggio, tutti i renziani si sono chiusi in uno stretto riserbo e a fine giornata le dichiarazioni sulla vicenda facevano registrare un clamoroso dislivello: silenzio da parte Pd e tanti attacchi a Renzi (figlio) da parte dei Cinque Stelle, a cominciare da Beppe Grillo in prima persona. Dal suo blog, il comico ha attaccato: «Alfredo Romeo è anche l’imprenditore che nel 2013 finanziò con ben 60 mila euro la Fondazione renziana Open, in occasione della campagna elettorale per le primarie del Pd. Renzi era al corrente di questa donazione e sapeva benissimo chi era Romeo, già all’epoca condannato in primo grado per corruzione». Per la verità Romeo, da anni può vantare la manutenzione dei palazzi di quasi tutte le istituzioni repubblicane. I Cinque Stelle hanno chiesto che a riferire della vicenda in Parlamento sia il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.
E chi non parla è proprio lui, Matteo Renzi. Ieri il leader del Pd era in Calabria. Prima ha passeggiato sul bellissimo lungomare di Reggio col sindaco Giuseppe Falcomatà e poi ha incontrato a Catanzaro il presidente della Regione Mario Oliverio. In entrambi i casi, Renzi si è rinchiuso in un insolito (per lui) silenzio: «Non sono più né segretario, né presidente. Prometto che la prossima volta parlerò. Buon lavoro a tutti e arrivederci». Attentissimo ad evitare polemiche, perché confida Renzi, massimo rispetto per la magistratura, più che mai in questa occasione. Silenzioso ma interessato a conoscere tutti i dettagli dell’indagine. Una volta conosciute le «carte» Renzi è apparso rinfrancato e potrebbe essere stato proprio lui a indurre il padre ad uscire allo scoperto, con quella dichiarazione molto forte, uscita verso le nove della sera che nelle intenzioni di babbo e figlio doveva servire per avviare una controffensiva mediatica. In attesa dell’interrogatorio di Tiziano Renzi, fissato per venerdì.