il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2017
L’avvocato e il “prototipatore”, ultimo nato del sistema Romeo
È l’abito che fa il Prototipatore. Dice l’Avvocato al Prototipatore, in tono assertivo, senza punto di domanda: “La vuole smettere di comprare sti vestitielli ’e 40 euro, 35 euro al mercatino della stazione Garibaldi”. Dialetto napoletano. “La vuole smettere di comprare questi abiti da 40 euro”. L’Avvocato è Alfredo Romeo. Il Prototipatore è Marco Gasparri, l’architetto della Consip che si occupa di “creare bandi e capitolati (prototipi)”. Di qui l’impronunciabile neologismo coniato nell’ordinanza di ieri. L’Avvocato e il Prototipatore. E il Facilitatore. Alias l’ex finiano Italo Bocchino, indi lobbista per conto di Romeo. Sono i tre personaggi dell’ultimo capitolo del “Sistema Romeo”.
Ieri è stato il compleanno di Alfredo Romeo, nato in provincia di Caserta il primo marzo 1953. Per lui, il carcere, non è una novità. Accadde già alla fine del 2008. Il “Sistema Romeo”, ancora una volta. A caratteri cubitali sulle prime pagine dei quotidiani. Gestione dei servizi per le pubbliche amministrazioni. Dalle case ai pulitori. Commesse in ogni regione d’Italia. Romeo finì a Poggioreale per 75 giorni. Intercettazioni e interessi con molti partiti. Un sistema trasversale. Già allora, al telefono, Bocchino, deputato di An, gli diceva: “Io e te siamo un sodalizio”. Ma fu il centrosinistra a finirci tutto dentro. A Napoli, in particolare. Il famigerato appalto Global Service. Walter Veltroni invocò “pulizia nel partito”. Ex comunista iscritto alla sezione napoletana del Pci della zona Chiaia-Posillipo, Romeo ha finanziato anche regolarmente e in maniera legale la politica. Nell’elenco ci sono: Nicola Zingaretti, Gianni Alemanno, Goffredo Bettini. Quest’ultimo ebbe 50mila euro, di cui 40mila restituiti. C’è pure Matteo Renzi: 60mila euro elargiti dalla sua Isvafim alla fondazione Open. La fondazione dell’ex premier, invece, non ha restituito nulla.
I magistrati romani hanno contato 13 incontri tra Romeo e Gasparri. Il Prototipatore, quando ha capito di essere nei guai, ha descritto tutto ai pm. Dall’interrogatorio del 28 gennaio scorso: “L’ufficio mi chiede perché le conversazioni tra me e Romeo a volte sono a voce bassissima, a volte evitando di dire alcuni nomi e provvedendo a scrivere parti del colloquio su foglietti volanti; l’indagato risponde: effettivamente questa modalità era una consuetudine perché Romeo era convinto che il proprio cellulare fosse stato inoculato da captatore informatico, mentre era sicuro che il suo ufficio fosse ‘pulito’”. Il cellulare inoculato da captatore informatico, a detta del Prototipatore, è la nuova frontiera della prosa giudiziaria.
L’inchiesta nata nel 2008 terminò sei anni dopo e Romeo fu assolto, in ultimo grado, da tutti e 12 i capi d’imputazione. In precedenza, quando venne condannato per corruzione a 3 anni (sentenza poi annullata in Cassazione), l’ex dalemiano Claudio Velardi, campano come lui, disse: “È stato condannato perché ha raccomandato due operai. È un sistema pessimo ma la giustizia non c’entra, si combatte quando si va a votare”. Nel frattempo, l’Avvocato ha coltivato la passione redditizia degli alberghi, come quello che porta il suo nome, laddove un tempo c’era la sede della flotta di Achille Lauro a Napoli, sul lato opposto al varco per il Molo Beverello. I soggiorni lussuosi nelle sue strutture servono, secondo gli investigatori, “a ricompensare i pubblici ufficiali infedeli”. Pure il renziano (nel senso di Tiziano) Carlo Russo con la compagna Serafina Martella, fu ospite dell’Hotel Romeo di Napoli, per un conto del valore di 3.233 euro. Ovviamente non pagato.
Il “Sistema Romeo”, per i magistrati della Capitale è accuratissimo. Dalla “sistematica commissione di reati contro la pubblica amministrazione (valgano i diversi riferimenti alle gare non solo in Roma e Napoli, ma anche a Palermo e in Basilicata) avvalendosi anche di facilitatori” si arriva ai vigili partenopei indotti a fare multe ai clienti degli alberghi concorrenti. In questo contesto la politica è sempre decisiva. Quando Romeo e Bocchino parlano degli appalti in funzione dei voti (“mille mazzette da 5mila euro, controllando mille assunzioni designate dai vertici locali del sistema, quindi mobilitando i cento dipendenti dell’impresa di pulizia per chiedere voti”), gli investigatori annotano: “È la copertura capillare dei pubblici appalti mediante il sistema di finanziamento illecito della politica, già emerso 25 anni fa ai tempi di Mani Pulite”.
Per questo motivo l’indagine va “tra le pagine miliari del rapporto tra cattivo politico e pessimo imprenditore”. La scorsa settimana, in un’intervista al Fatto, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha spiegato una delle ragioni per cui non gode di buona stampa: “Ho scassato il sistema togliendo a Romeo il tesoro del patrimonio immobiliare, consegnatogli nel 1995 dal centrosinistra di Bassolino e Russo Iervolino”.