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 2017  marzo 02 Giovedì calendario

Trump e lo stato dell’Unione

Il «discorso sullo stato dell’Unione» è quello che, in base a quanto prescrive la Costituzione, il presidente degli Stati Uniti deve pronunciare ogni anno di fronte alle camere riunite. Non si tratta di un semplice bilancio: il capo dello Stato deve descrivere le condizioni in cui, secondo lui, si trova il Paese e che cosa intende fare per migliorarle. Al tempo dei tempi, cioè nel primo secolo di vita degli Stati Uniti, il discorso consisteva in una relazione scritta che il presidente faceva consegnare ai membri del Parlamento. Con lo sviluppo dei giornali, l’avvento della radio e l’invasione successiva dei mezzi di comunicazione di massa, l’inquilino della Casa Bianca il suo discorso lo declama. E in questo modo tutto il Paese lo sta a sentire. Ieri, sono stati ad ascoltare il primo discorso sullo stato dell’Unione di Donald Trump in 45 milioni. Era anche il primo discorso in assoluto del presidente davanti al parlamento. I nemici, i quali continuano a sostenere che Trump sarà presto incriminato per qualche malefatta e poi destituito, hanno dovuto ammettere che col discorso di ieri Trump è davvero diventato il 45° presidente degli Stati Uniti.  

Si tratta adesso di capire se ci sono novità rispetto a tutto quello che fino ad oggi abbiamo capito di The Donald.
Non direi, ma nel pomeriggio giornalisti del New York Times avevano diffuso la notizia che Trump era pronto a varare una nuova legge sull’immigrazione, che avrebbe regolarizzato la posizione di tutti gli stranieri che si trovassero in America illegalmente ma senza aver commesso reati. Nel discorso alle camere riunite Trump ha effettivamente parlato di un nuovo sistema che regoli immigrazione, un sistema che non favorisca l’ingresso di manodopera poco qualificata e si basi sul modello varato in Canada e in Australia, vale a dire: potranno diventare americani soprattutto coloro che avranno la fedina penale pulita, un titolo di studio, un curriculum alle spalle. Se si guarda bene, è lo stesso schema a cui agognerebbe la Merkel, a cui stanno bene i siriani (in genere i più colti e ricchi tra gli immigrati), ma non gli altri.  

E il muro con il Messico?
Dice che lo costruirà «per fermare il traffico di droga e crimine». Il discorso sul muro si inserisce nel discorso più generale sui confini: «Abbiamo difeso il confine delle altre nazioni e lasciato i nostri confini troppo laschi, liberi di essere attraversati da chiunque, aperti alle  droghe che ora sono a livelli mai visti. Abbiamo speso miliardi di dollari all’estero mentre la nostra infrastruttura  crollava a pezzi. Non sono stato eletto presidente del mondo, sono stato eletto presidente degli Stati Uniti», frase che aveva già pronunciato qualche giorno fa. Ha anche annunciato, sempre sul flusso di stranieri verso gli Usa, un nuovo ordine-divieto dopo quello annullato dai tribunali.  

Cioè, tra l’altro, vuole difendere meno i confini delle altre nazioni?
«Sosteniamo fortemente la Nato, ma i paesi membri devono rispettare i loro obblighi. Ci aspettiamo che i nostri partner, nella Nato o in Medio Oriente, assumano un ruolo diretto e significativo nelle operazioni militari e paghino la loro giusta quota di costi». Non ha detto una parola sulle recenti polemiche con Mosca relative ai rispettivi arsenali nucleari. Nessun accenno neanche alle accuse democratiche di essere stato aiutato, nell’ascesa alla Casa Bianca, da Putin.  

Che altro?
Trump pretende che democratici e repubblicani lavorino insieme a cancellare l’Obamacare (cioè la riforma sanitaria voluta da Obama) in modo «che aumentino le possibilità di scelta per il cittadino, si abbassino i costi e si fornisca una sanità migliore». Il Congresso approvi investimenti nelle infrastrutture per mille miliardi di dollari, così da creare milioni di posti di lavoro. Dazi: «Sono un forte sostenitore del libero scambio, ma gli accordi commerciali vanno rivisti. L’America non può rimetterci». Secondo Trump, il Nafta (trattato di libero scambio tra Usa, Messico e Canada) ha determinato una perdita del 25% di posti di lavoro nell’industria americana. Ha detto parole importanti sull’antisemitismo: «Le recenti minacce ai centri ebraici e gli atti di vandalismo ai cimiteri, ma anche la sparatoria a Kansas City, ci ricordano che anche se siamo un paese diviso sulle politiche, allo stesso tempo siamo un paese unito nel condannare l’odio in tutte le sue forme».  

In definitiva, che discorso è stato?
Per la prima mezz’ora sembrava Kennedy. «Credete nella forza dell’America, abbiate il coraggio di condividere i sogni che riempiono il cuore. Pensate alle cose meravigliose che possiamo conquistare». Il discorso è durato un’ora, al suo ingresso Trump è stato salutato da una standing ovation di cinque minuti (il Congresso è a maggioranza repubblicana). Mentre parlava, la platea dei parlamentari lo ha interrotto applaudendo più di ottanta volte. Obama, nel suo primno discorso sullo stato dell’Unione, aveva fatto riferimento a se stesso 84 volte, Trump solo 53. Il 57% degli americani subito dopo il discorso ha detto di sentirsi più ottimista. Secondo la Cbs, il 76% lo ha approvato.