1 marzo 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - IL PRIMO DISCORSO DI TRUMP AL CONGRESSOALBERTO FLORES D’ARCAIS SU REPUBBLICA
APPUNTI PER GAZZETTA - IL PRIMO DISCORSO DI TRUMP AL CONGRESSO
ALBERTO FLORES D’ARCAIS SU REPUBBLICA.IT
NEW YORK - "Il mio ruolo non è quello di rappresentare il mondo ma gli Stati Uniti". Per il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione Donald Trump veste i panni del patriota, lancia appelli all’unità (in un’America divisa come poche volte nella sua storia), ricorda l’appoggio popolare che ha nel Paese ("la ribellione è iniziata come una protesta tranquilla, poi le voci sono diventate un grande coro e infine il coro si è trasformato in terremoto"), ripropone il Muro con il Messico (dopo aver aperto poche ore prima a un compromesso sull’immigrazione clandestina), attacca la riforma sanitaria di Obama ("va cancellata"), rivendica successi in campo economico (in realtà ancora da dimostrare) e quelli (reali) per ottenere che le aziende creino nuovi posti di lavoro negli Usa. Tutto in nome di quello slogan "rifare grande l’America" che ha sedotto l’elettorato e lo ha portato fino alla Casa Bianca. Trump al Congresso: ’’America pronta a guidare il mondo’’ Condividi Un discorso "presidenziale", all’insegna dell’unità di fronte a un Congresso diviso anche nelle forme, con la minoranza-opposizione rimasta quasi sempre seduta, mentre deputati e senatori del Grand Old Party si alzavano per ripetute ’standing ovation’. Trump giocava in casa, in un Congresso a grande maggioranza repubblicana e gli applausi si sono sprecati, lunghi e ripetuti quasi ad ogni frase. Anche se non sono mancati mormorii di disapprovazione da parte democratica e le donne del partito si sono presentate polemicamente vestite di bianco, in onore delle suffragette e delle loro battaglie.
"Quello che che oggi stiamo testimoniando è il rinnovo dello spirito americano. I nostri alleati sapranno che l’America è ancora una volta pronta a guidare il mondo, tutte le nazioni del mondo, amici o nemici capiranno che l’America è forte, l’America è orgogliosa, l’America è libera". Inizia il discorso in modo non previsto, con una condanna dell’antisemitismo ("ci sono stati diversi episodi, tra cui cimiteri devastati") e di "ogni tipo di odio e di male", ma adesso, con lui, "un nuovo capitolo della grandezza americana sarà aperto".
Questi i punti principali del discorso:
Terrorismo - "Stiamo prendendo misure forti per proteggere il nostro paese dal terrorismo radicale islamico. Non è compassione ma incoscienza permettere un ingresso incontrollato da luoghi dove non esistono controlli adeguati. Cita gli attentati in Europa (Belgio e Francia) e annuncia un nuovo ordine-divieto dopo quello che è stato annullato dai tribunali.
"Demolire l’Isis". "Come promesso ho dato disposizioni al dipartimento della difesa di mettere a punto un piano per demolire e distruggere l’Isis, una rete di selvaggi senza legge che hanno massacrato musulmani e cristiani, uomini, donne e bambini di tutte le fedi e i credi": lo ha detto Donald Trump, sottolineando come la sua amministrazione "lavorera’ con i nostri alleati, compresi i nostri amici del mondo musulmano, per eliminare questo vile nemico del nostro pianeta".
Immigrazione - Dopo le anticipazioni del pomeriggio Trump propone la sua nuova legge-compromesso. Un nuovo sistema d’immigrazione "che abbandoni quello attuale che vede arrivare manodopera poco qualificata e venga basato sul merito". Cita come modelli paesi "come il Canada e l’Australia".
Muro col Messico. "Costruiremo presto un grande grande muro" al confine con il Messico che contribuirà a fermare il traffico di "droga e il crimine".
Istruzione - "Rappresenta i diritti civili del nostro tempo". Trump chiede un impegno bipartisan al Congresso per votare una legge che finanzi le scuole per i giovani più svantaggiati, "compresi i milioni di ragazzi afro-americani e latinos". Tutte le famiglie dovranno essere libere di scegliersi la scuola che preferiscono: che sia "pubblica, privata, religiosa", oppure che vogliano fare "studiare i figli a casa".
Sanità - "Oggi chiedo al Congresso di cancellare e rimpiazzare l’Obamacare con riforme che aumentino la possibilità di scelta, abbassino i costi ed allo stesso tempo forniscano una sanità migliore". E invita "repubblicani e democratici a lavorare insieme per salvare gli americani dalla disastrosa Obamacare che sta implodendo".
Investimenti. ’E’ arrivato il momento di ricostruire’’ le infrastrutture americane. Donald Trump chiede al Congresso americano di approvare norme che ’’producano 1.000 miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture, finanziati con capitale pubblico e privato, creando milioni di nuovi posti di lavoro’’ afferma il presidente americano.
Rapporti commerciali. "Sono un forte sostenitore del libero scambio" ma con l’accordo commerciale Nafta, con Messico e Canada, "gli Stati Uniti hanno perso il 25% della loro occupazione nell’industria", ha sottolineato Trump, ribadendo la necessita’ di rivedere gli accordi commerciali in modo tale da non svantaggiare le imprese americane.
La Nato. ’’Sosteniamo fortemente la Nato, ma i paesi membri devono rispettare i loro obblighi’’, ha detto il presidente americano. ’’Ci aspettiamo che i nostri partner, nella Nato o in Medio Oriente, assumano un ruolo diretto e significativo nelle operazioni militari e paghino la loro giusta quota di costi’’.
Condanna dell’odio e del razzismo. ’’Le recenti minacce ai centri ebraici e gli atti di vandalismo ai cimiteri, ma anche la sparatoria a Kansas City, ci ricordano che anche se siamo un paese diviso sulle politiche, allo stesso tempo siamo un paese unito nel condannare l’odio in tutte le sue forme’’.
Maria Giovanna Maglie per Dagospia
“Credete nella forza dell’America, abbiate il coraggio di condividere i sogni che vi riempiono il cuore pensate alle cose meravigliose che possiamo conquistare”, qui sembrava più Kennedy che Trump. “Se finalmente rafforzeremo le nostre leggi sull’immigrazione, avremmo salari più alti, aiuteremo i disoccupati, risparmieremo miliardi di dollari e faremo le nostre comunità più sicure per tutti, e qui era di nuovo Trump.
“Obbligare tutti gli americani a comprarsi l’assicurazione sanitaria approvata dal governo non è stata mai la soluzione giusta per l’America. Il modo per rendere l’assicurazione disponibile a tutti e’ abbassare il costo e questo è quello che faremo”’
“Le famiglie devono essere libere di scegliere una scuola pubblica o privata religiosa o anche l’educazione a casa che ritengono giusta per loro, dobbiamo finanziare la scelta delle scuole anche per i giovani disagiati per milioni di afroamericani e di bambini latini”. “ Per troppo tempo abbiamo visto la nostra classe media ridursi mentre esportavamo i nostri lavori e benessere a paesi stranieri. Abbiamo finanziato e costruito un progetto globale dopo l’altro e ignorato il destino dei nostri bambini delle periferie di Chicago, Baltimora, Detroit”.
“Abbiamo difeso il confine delle altre nazioni e lasciato i nostri troppo aperti liberi di essere attraversati da chiunque, aperti alle droghe che ora sono a livelli mai visti,e abbiamo speso miliardi di dollari all’estero mentre la nostra infrastruttura crollava a pezzi”. “Non sono stato eletto presidente del mondo, sono stato eletto presidente degli Stati Uniti”. Trumpissimo e definitivo.
Per gli appassionati di cifre, la standing ovation all’ingresso di Donald Trump al Congresso è durata per 5 minuti, durante il discorso, durato 60 minuti, ha avuto 84 applausi. Ha fatto riferimento a se stesso 53 volte, ben 31 in meno di quanto fece Obama nel suo primo discorso nel 2009, con buona pace di chi, per esempio Vanity Fair, lo ha definito un mese fa un pericoloso narcisista al quale consigliare un buon medico. Il 57% degli americani durante il discorso a caldo ha detto di sentirsi molto più ottimista, per la Cbs oggi lo ha approvato addirittura il 76%, lo hanno visto in tv circa 45 milioni di americani.
2 minuti abbondanti di standing ovation invece per Carryn Howles, la vedova del marine ucciso in Yemen il mese scorso, e qui bisogna dire che Trump ha dato il meglio di sé perché, come ha dovuto notare il Washington Post, a differenza di altri big che chiamano l’applauso per lo sconosciuto eroe o parente di eroe, e poi subito richiamano l’attenzione su se’ stessi, Trump ha fatto anche fisicamente un passo indietro, ha taciuto, continuando solo ad applaudire e a guardare la signora, giovane e bella, elegante in tubino nero e lacrime composte, in tribuna accanto a Ivanka Trump, dietro alla first lady Melania, pure applauditissima.
Sono trucchi che tutti i presidenti usano, ma lui lo sa fare definitivamente meglio, anche qui con buona pace di chi pensava, magari qualche esagitata Democratica, tutta vestito di bianco come le suffragette evocate a sproposito, di farlo fuori rapidamente.
Ieri sera al primo discorso di fronte al Congresso riunito insieme alle alte gerarchie di ogni tipo e grado, compresa la Corte Suprema, Donald Trump era il presidente Trump fino in fondo. Se c’era una metamorfosi da compiere, è fatta.
Composto, ma cordiale, la sua mimica da newyorkese temperata con grande attenzione, il discorso scritto da e con quel giovane brillantissimo che e’ Steven Miller, letto senza nemmeno una improvvisazione sul tema, perfetta la camicia bianca, forse ancora una volta del sarto italiano Angelo inglese, ottima la cravatta regimental scura, meno confusa la chioma e meno smaglianti i colori di faccia e capelli, ma guai a pensare che non sia sempre lui.
Della pantomima, del pagliaccio con Corte dei Miracoli al seguito, raccontata da tanti media ostinatamente, non c’era proprio nulla a guardare lui, il suo governo, la moglie Melania, presente ancora una volta, non reclusa nella torre d’oro a New York, e molto appropriata; certo è bellissima, ma non dovrebbe essere una colpa, non dovrebbe costituire scandalo dopo le regine di Spagna, Giordania, Marocco, le principesse Kate Middleton o le first lady. di Argentina e Canada.
In seconda fila la figlia e il genero che insieme al consigliere Steve Bannon rappresentano il nocciolo duro del Trump pensiero, meglio le sue due ali, quella conservatrice del Paese profondo e quella liberale di Manhattan. A lui il presidente deve il legame con i lavoratori e la middle class bianca arrabbiata, ai due un certo tocco lieve sui diritti civili e le donne che lo distingue dai conservatori tradizionali; in più il genero Jared Kushner cura i rapporti delicati con gli ebrei americani e con Israele.
Tutti e tre sono forti, sono inamovibili, guai a credere alle ricorrenti chiacchiere sul fatto che l’uno o l’altro siano in disgrazia, e fanno incazzare non poco i democratici a caccia di constituency perduta
Discorso presidenziale, come si usa dire, soprattutto non il solito elenco delle cose che si faranno ma qualcosa di più per forza e capacità di ispirazione, come hanno dovuto riconoscere molte televisioni e molti giornali, in quello che forse è il primo segno di disgelo tra le parti in guerra. Dice Gayle King di CBS che ha sentito un discorso autentico che veniva dal cuore.
Aggiunge Chris Wallace di Fox News che è stato di gran lunga il miglior discorso che abbia mai sentito da Trump e sicuramente uno dei migliori discorsi che qualsiasi presidente abbia mai pronunciato. Lo conferma Kirsten Powers, che è una democratica di Cnn, e perfino l’arcinemica Rachel Maddow di Msnbc ammette che è un discorso destinato ad essere ricevuto positivamente perché accoglie le aspettative ben più di un buon formale discorso.
Ma il vero omaggio glielo fa su Washington Post Chris Cillizza,che nel raccontare il momento di grazia dell’omaggio alla vedova del marine, Ryan Owens, ammette che quello che ha dimostrato ieri è che è capace di crescere e di fare in modo di padroneggiare il potere della Presidenza.
Ricapitolando, il presidente ha aperto il suo primo discorso al Congresso riunito con un richiamo profondamente antirazzista sui cimiteri dissacrati ebrei e sull’attacco a cittadini indiani in Kansas. Siamo un Paese che si erge unito nel condannare l’odio e il male in tutte le sue forme. Però ha ricordato i crimini commessi da emigranti illegali e ha accennato le linee guida della riforma dell’immigrazione, che sul modello seguito da Australia e Canada incoraggerà l’ingresso di persone secondo i curriculum e il merito, insomma fedina penale e titoli di studio. Non sembra scandaloso.
Come ha ribadito che gli accordi commerciali che hanno sfavorito gli Stati Uniti saranno modificati o abbandonati. Ha promesso in tempi rapidi un taglio vistoso delle tasse per le aziende e per la classe media, la sostituzione della riforma sanitaria di Obama, il potenziamento dell’esercito con investimenti, il rafforzamento della sicurezza delle frontiere, quindi il completamenti del muro a sud.
Ha confermato quindi I capisaldi della agenda repubblicana ma ha anche introdotto elementi che suonano difficili da respingere per i democratici, come maggiori fondi per la salute infantile, permessi di maternità e paternità retribuiti, sostegno alla salute delle donne, e le tanto desiderate infrastrutture, in alcune zone il Paese cade a pezzi, ricostruire e ammodernare significa posti di lavoro.
Naturalmente ha bisogno sia per le tasse che per la riforma sanitaria che l’intero partito repubblicano lo segua, ma anche di qualche senatore democratico. Quest’ultimo è il punto più delicato perché I democratici subiscono pressioni fortissime non solo da parte della base liberale del partito, quella di Bernie Sanders, che è tenuta ai margini della direzione ma e’ forte e organizzata, ma anche da parte della corrente di Obama.
Potrebbe ottenere appoggio proprio e solo da qualcuno di quei dieci senatori democratici che devono essere sottoposti a rielezione nel 2018 e che appartengono a Stati nei quali Trump ha appena vinto. Più sostegno popolare avrà nel prossimo anno più facile sarà convincere questi personaggi. In questo senso ieri ha segnato un vero gol.
Ps Del ricatto da parte della Russia di Putin, che avrebbe spiato e tramato per farlo eleggere, ora che Trump ha annunciato build-up militare e riarmo nucleare, ora che alle Nazioni Unite la nuova rappresentante affronta a muso duro la Russia sulle sanzioni alla Siria, non si hanno tracce.
COMMENTO DI ZUCCONI
42 Quale, dei due Trump che nella sera di Washington hanno parlato alla nazione e al mondo, è il vero Trump? È l’uomo che disciplinatamente, seriamente, senza gigionerie da Reality tv, ha parlato per la prima mezz’ora sentendosi finalmente investito della immensa responsabilità del suo incarico, facendo appello alla storia, all’istituzione, al superamento dei rancori della campagna elettorale? O è il comiziante che nella seconda metà è ripiombato alla retorica nazionalista, vuota e aggressiva che lo ha portato alla Casa Bianca, raccontando gli immigrati senza documenti come assassini, killer di giovani innocenti, portatori di crimine e di droghe?Nella sostanza, nè il Trump Presidente nè il Trump Comiziante hanno detto nulla di nuovo. La speranza, che lui stesso aveva creato nella tradizionale colazione privata con esponenti dei media prima dei discorsi solenni, di lanciare una riforma dell’immigrazione che legalizzi i milioni di stranieri senza documenti e senza carichi penali, è svanita nelle ore del pomeriggio. I consiglieri più estremi devono averlo avvertito che anche questa forma di “amnistia light” avrebbe fatto infuriare milioni di suoi supporter più rabbiosi e xenofobi
La promessa cancellazione della riforma sanitaria voluta da Obama, la detestata “Obamacare”, non ha svelato alcun progetto alternativo realistico. Anzi, ha aumentato le ansie dei 22 milioni di americani finalmente coperti dalla riforma, con una promessa, palesemente contraddittoria, di offire “migliore assistenza a costi più bassi”, il classico “se è troppo bello per essere vero, non è vero”. E il nazionalismo economico, la visione di “milioni e milioni di nuovi posti di lavoro” creati semplicemente alzando “grandi, grandi Muraglie” alla frontiera del Messico e di sicurezza nazionale ostacolando l’afflusso di profughi e immigrati da nazioni allo sbando, è un desiderio, non un impegno serio. La semplice realtà è che nessuna proposta seria per sostiture Obamacare è ancora visibile, nè dalla Casa Bianca nè dalla Camera.
La differenza fra il Trump che si sforzava di essere presidenziale e il Trump che ricadeva nella parte del conduttore di Reality – al punto di notare da produttore tv che la lunghissima ovazione alla vedova dell’Incursore di Marina caduto nella prima azione militare ordinata da lui “aveva battuto i record degli applausi” – era evidente in un discorso chiaramente scritto a più mani. Ma alla fine le due figure si ricomponevano in una verità divenuta per la prima volta evidente e innegabile.
Donald J Trump è il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America .
La Forza dell’Istituzione, come si sarebbe detto nella serie di Star Wars, che oltrepassa nella religione civile dell’America la qualità delle persone in forma quasi mistica, è con lui. Per detestabile che sia agli occhi degli avversari che, sotto le volte della Camera come davanti ai televisori, lo seguivano, per incredibile che sia ancora per molti l’avvento di una creatura della tv, della speculazione immobiliare più selvaggia e di twitter alla più alta poltrona di governo nel mondo, Trump è il Presidente.
Nessuno lo ha contestato. Nessuno ha rumoreggiato. Nessun gruppo di “boia chi molla” ha intonato il “bugiardo, bugiardo” che interrompeva i discorsi di Barack Obama. E lui ha avuto il buon senso di evitare gli attacchi all’informazione e chiedere, promettendolo, di “superare le scaramucce del passato”. Quando si offre rispetto, si riceve risopetto.
Se non molti, oltre quei suoi elettori che si nutrono della collera, della solitudine, del senso di abbandono e delle paure che lui ha saputo sfruttare e Hillary Clinton ha ignorato, credono che le sue mirabolanti promesse di tagli, infrastrutture ciclopiche, miliardi di contributi ai costi della Nato che le nazione alleate come l’Italia “stanno riversando” (ma dove?) saranno mantenuto o che “fabbriche morenti torneranno a ruggire”, gli avversari dovranno riconoscere che da ieri sera, anche nella sdoppiamento della sua personalità, è nato un Presidente. Quale presidente sarà, se il Trump adulto della prima mezz’ora o quello ancora immaturo della seconda, possiamo solo attendere che il tempo ce lo dica. E sperare nella Forza Buona dell’Istituzione.