Libero, 1 marzo 2017
Dopo le palme Starbucks ci porta i migranti
Ieri il Comune di Milano ha ospitato nelle stanze di Palazzo Marino l’ad di Starbucks, Howard Schultz. La notizia è che la nota catena di caffetterie (nata a Seattle nel 1971 e diffusa in tutto il mondo) aprirà un negozio nell’ex palazzo delle Poste, in piazza Cordusio. L’inaugurazione è prevista per giugno-settembre 2018.
Quella del capoluogo lombardo non sarà una semplice caffetteria, bensì una Reserve Roastery (centro di raccolta e torrefazione), il primo in Europa, Medio Oriente e Africa e il quinto in tutto il mondo. Lo spazio 2400 metri quadri circa darà lavoro a 350 dipendenti. Una parte di questi, però, sarà composta da immigrati: ad annunciarlo è Howard Schultz in persona, nell’incontro di ieri. È il risultato della sfida lanciata a Donald Trump il mese scorso: in risposta al decreto antiimmigrazione varato da The Donald (che prevede di sospendere l’ingresso negli Usa ai rifugiati siriani e di bloccare temporaneamente gli arrivi da 7 Paesi a maggioranza islamica), il leader di Starbucks assumerà 10mila rifugiati nei suoi negozi di tutto il mondo. La provocazione è nota da tempo e l’argomento è dei più delicati, soprattutto in Italia, dove la maggioranza dei cittadini (falcidiati dalla crisi economica) è molto suscettibile sull’argomento. Ne è consapevole il sindaco di Milano Beppe Sala, che ieri ha risposto al miliardario, suggerendogli di assumere oltre ai migranti anche gli italiani in difficoltà.
Sul tema, Schultz è risoluto: «Quando pianifico il futuro dell’azienda non posso permettermi di basarmi solo su fattori economici, devo farmi guidare dai nostri valori. Una grande azienda ha delle responsabilità verso la propria comunità, ancora di più oggi perché abbiamo bisogno di costruire ponti, mentre altri cercano di alzare muri». Insomma non bastavano palme e banani, la multinazionale foraggerà anche i migranti.
Sala ha ringraziato Schultz «per la tua responsabilità non solo per il business, ma anche per la tua sensibilità sociale. A Milano la multinazionale darà lavoro non solo ai migranti, ma chi dei nostri è in difficoltà verrà occupato».
Inizialmente, per il primo centro Starbucks italiano si pensava a un semplice locale di 200 metri quadri ma una volta visto l’edificio delle Poste -, si è deciso di «aprire uno store straordinario». «Starbucks non viene in Italia per insegnare agli italiani come si fa il caffè» commenta ironicamente Schultz, «non faremo questo, verremo qui con grande rispetto e umiltà, dimostrando cosa facciamo. Faremo uno store che catturerà l’immaginazione».
Parlando ieri a Palazzo Marino, Schultz si abbandona ai ricordi di gioventù, rievocando una sua visita nel capoluogo lombardo: «Tutto è iniziato nel 1983, quando sono venuto per la prima volta a Milano. All’epoca avevamo solo tre negozi e camminavo per le strade della città: mi sono innamorato dei bar e del caffè italiano. In quel momento Starbucks non conosceva il caffè latte; in Italia ho visto senso di comunità e umanità e volevo condividerlo». In merito alla pioggia di polemiche relativa alla piantumazione di banani e palme in piazza Duomo (sponsorizzata dalla multinazionale) Schultz non ha voluto rispondere. Giorni fa, in un’intervista, ha ammesso che «il dibattito sulle palme ci ha davvero stupito: quando entriamo in una città nuova, soprattutto in una interessante e dinamica come Milano, vogliamo dare subito qualcosa per farci benvolere. Per questo la reazione della cittadinanza ci ha colpito molto. È davvero strano trovarsi in questa situazione perché cerchiamo sempre di essere umili e rispettosi, mi auguro che la gente capisca che volevamo solo fare qualcosa di utile per la città». Presenti all’incontro di ieri tra gli altri il ministro Martina, Angelo Moratti, lo chef Enrico Cerea e Antonio Percassi (licenziatario e partner italiano di Starbucks). Il colosso statunitense ha stretto una partnership con Princi storica panetteria meneghina -, che fornirà tutti i prodotti da forno: una strategia mirata a penetrare sin da subito nel tessuto sociale e culturale di Milano.
Quella prevista nel capoluogo lombardo sarà la prima apertura in Italia per la catena statunitense; «ci saranno altri store» garantisce Schultz, ma prima dobbiamo guadagnare il rispetto dei clienti italiani». Un primo passo potrebbe essere assumerli nel proprio store, anziché dare lavoro a decine di immigrati, per una specie di ripicca nei confronti del presidente statunitense Trump. Il nostro è soltanto un suggerimento.