Libero, 1 marzo 2017
Anche sui vitalizi i politici parlano a vanvera
Notizia del giorno: Laura Boldrini ha accettato di calendarizzare la prossima settimana in ufficio di presidenza la discussione sulla delibera presentata dal M5s a prima firma Luigi Di Maio per cambiare le norme regolamentari sulle pensioni dei parlamentari. Con ogni probabilità lo farà pure il presidente del Senato, Piero Grasso, che non vuole restare indietro. Si potrà dunque discutere ed eventualmente approvare un nuovo sistema che equiparerà le pensioni dei parlamentari a quelle degli altri italiani, trasferendo in una gestione esterna presso l’Inps i contributi versati per cumularli con quelli che deputati e senatori hanno già messo da parte o metteranno da parte in futuro esercitando altre professioni che non abbiano nulla a che vedere con la politica. Per intenderci: chi faceva il medico, il giornalista, l’architetto, il dipendente di una azienda privata e così via, cumulerà quei contributi con quelli già versati o che in futuro verserà all’Inps o alle casse professionali di appartenenza. Così quando avrà un monte contributivo che come per tutti gli altri lavoratori italiani dovrà avere un minimo di anni di versamento, potrà andare in pensione all’età in cui ci andranno tutti gli altri italiani e calcolando come loro l’importo con l’attuale metodo contributivo. La proposta del M5s è di sostanziale equiparazione del trattamento previdenziale dei parlamentari a quello di tutti gli altri lavoratori italiani. Ha il vantaggio di liberare la politica da quel ricatto che oggi è ben evidente sui 4 anni e 6 mesi minimi di versamenti per potere avere una pensione, che è la ragione principale per cui oggi sta andando avanti la legislatura anche se c’è un governo che non governa mentre i parlamentari sono occupati più che dai calendari d’aula alle guerriglie e ai riposizionamenti fra correnti dentro i principali partiti. Ha anche una carica di equità rendendo la politica un mestiere come un altro, che non offre vantaggi né svantaggi alle carriere personali.
Il limite della proposta Di Maio è che se approvata varrà per chiunque sarà eletto per la prima volta la prossima legislatura, e solo per mezzo parlamento oggi in carica. Infatti non tocca nulla dei privilegi accumulati negli anni, anche perché non sarebbe stato possibile farlo con una semplice delibera in ufficio di presidenza.
La novità ha quindi una portata assai limitata, che si accompagna però a una buona dose di propaganda politica che probabilmente alla fine sarà di ostacolo alla approvazione anche di queste piccole novità. Propaganda intendiamoci da una parte e dall’altra. Beppe Grillo ieri ha celebrato la delibera Di Maio come una svolta epocale e come l’abolizione dei vitalizi. Non è così: i vitalizi non vengono nemmeno sfiorati. In sé sono stati aboliti a partire dal primo gennaio 2012: da quella data non valgono più quelle generose norme che consentivanolo dimostrò una lunga inchiesta giornalistica di Liberodi ricevere assegni generosissimi che non avevano alcuna relazione con i contributi effettivamente versati. Ex parlamentari che fino a lì ricevevano da baby pensionati (per lunghi anni è stato possibile prenderli anche sotto i 50 anni di età) assegni che nella stragrande maggioranza dei casi avevano già portato nelle loro tasche dieci, venti o cento volte più di quanto avevano versato come contributi. Ancora oggi c’è chi riceve ogni mese un vitalizio netto superiore ai 2 o ai 3 mila euro al mese pur avendo fatto il parlamentare un giorno, una settimana o un mese: è bastato versare volontariamente i contributi che mancavano al montante minimo (per decenni bastavano 30 mesi di versamenti). Anche attualizzando i loro versamenti, ci sono decine e decine di ex parlamentari che ad oggi versando l’equivalente di 30 mila euro si sono già messi in tasca uno o due milioni di euro. E ce ne saranno ancora: mezzo parlamento oggi in carica, e decine di ex parlamentari di altre legislature, devono ancora iniziare a prendere il vitalizio al compimento del 60 ̊ anno: sarà calcolato con le vecchie regole che fanno scandalo fino al 31 dicembre 2011, e a quello si aggiungerà l’eventuale pensione contributiva maturata dal giorno successivo se sono restati in carica nella sedicesima o nella diciassettesima legislatura (quella attuale).
Di tutto questo che è il vero peso economico sui bilanci di Camera e Senatola proposta Di Maio proprio non si occupa. Quindi non si tratta di una proposta sui vitalizi, e lo riconosce lo stesso Di Maio: «Se avessimo inserito anche i vitalizi, non avremmo avuto nessuna possibilità di farla approvare prima delle elezioni».
Propaganda contro propaganda, il Pd deride la portata (limitata, ma esistente) di quella delibera M5s sostenendo che a propria firma invece c’è una proposta che su quei vitalizi interviene. Che esista, non è in discussione: porta la firma del Pd Matteo Richetti, ha il titolo «Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali», e fu presentata proprio dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Libero su quella differenza scandalosa fra contributi versati e assegni percepiti dagli ex parlamentari. Di fronte a quei numeri perfino Matteo Renzi in tv disse che era pronto a garantire l’abolizione dei vitalizi. La proposta Richetti lo faceva in 13 articoli, firmata pure da altri 73 deputati del partito democratico. Solo che quella proposta non ha trovato i numeri per essere discussa e approvata in commissione affari costituzionali:è stato proprio il Pd a mettersi di traverso, e Richetti ad essere sbeffeggiato e isolato come provocatore. Renzi non ha mosso un dito, e hanno fatto morire tutto nel modo più classico: bella serie di audizioni per approfondire, altre 3 proposte Pd per annacquare, e tutto accantonato per non approvare nulla. Richetti oggi si lamenta: «Se me la votava il M5s, forse passava anche con i no di mezzo Pd». Probabilmente no, ma oggi il Pd gioca su quello per bloccare anche la propostina Di Maio. Così non si farà nulla né per il passato né per il domani, Solo un po’ di propaganda che prenderà per i fondelli gli elettori che vi abboccheranno.