il Fatto Quotidiano, 1 marzo 2017
Orco sì ma innocuo: il senso degli inglesi per la pedofilia
Ha scatenato il putiferio l’uscita del capo investigatore Simon Bailey che giuda la mega-inchiesta anti-pedofilia nel Regno Unito, secondo il quale i pedofili “a basso rischio” non devono essere perseguiti dalla legge. Niente galera per chi si limita a guardare immagini di ragazzini ma non fa male a nessuno, ha detto.
La dichiarazione, rilasciata ieri in una intervista al Times, la dice lunga sull’emergenza pedofilia in Gran Bretagna, sull’atteggiamento culturale che in qualche modo la tollera e la giustifica, ma anche sulle dimensioni del fenomeno. Secondo Bailey infatti i casi sono talmente tanti che non è possibile perseguirli tutti. Quindi, per non perdere i pesci grossi e più pericolosi, meglio lasciare perdere quelli piccoli e a suo dire innocui.
Un ragionamento che ha fatto inalberare il mondo dell’associazionismo e dei diritti dell’infanzia. “Ogni messaggio che offra a molestatori e potenziali molestatori l’opportunità di pensare di potersela cavare è estremamente dannoso per la protezione dei bambini”, dice Peter Saunders, fondatore di People Abused in Childhood. Ma facciamo un passo indietro. Bailey sostiene la sua bizzarra tesi della pedofilia a diversa intensità affermando che negli ultimi tre anni le denunce sono salite dell’80 per cento.
Tutto è iniziato con lo scandalo Jimmy Savile, che ha aperto la cloaca degli abusi sessuali e dagli anfratti più reconditi emergono casi dimenticati e celati per decenni. Jimmy Savile era il presentatore giocherellone della Bbc, popolarissimo, benefattore e fatto Sir dalla regina Elisabetta: appena dopo la sua morte si è scoperto che ha abusato di migliaia di bambini e bambine anche sotto i 10 anni, che hanno taciuto per reverenza e timore del personaggio famoso. E anche per minacce, più o meno velate.
Nello scandalo Savile sono caduti molti papaveri della tv pubblica britannica, le cui teste sono rotolate via via che le indagini mettevano in luce le coperture altolocate.
Le prime vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare si sono tirate dietro altre decine di persone. Non solo abusati da Savile, ma anche dai suoi amichetti di merende, tutti signori dell’establishment britannico e mediatico, adesso sull’ottantina. I casi datano indietro anche fino agli Anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Dalla Bbc lo scandalo si è allargato a macchia d’olio, coinvolgendo decine di scuole, anche le migliori istituzioni private del Regno e ovviamente Westminster, con ipotesi e indagini su molti politici in vista, anche ex ministri, sospettati di partecipare a festini con minorenni e orge di vario tipo e perfino riti satanici durante i quali alcuni dei ragazzini coinvolti sarebbero scomparsi, probabilmente uccisi e fatti a pezzi, sotterrati chissà dove.
Uno scenario da incubo, una rete di veri orchi protetti dall’omertà, dove ogni tipo di denuncia veniva insabbiato da un sistema di complicità dove i famosi e potenti si coprivano a vicenda. L’ombra lunga del sospetto è arrivata fino al defunto Edward Heath, che fu primo ministro conservatore negli anni Settanta.
Lunedì scorso la Commissione d’inchiesta ha tenuto la sua prima udienza, dopo due anni di stop e false partenze e la dimissione di ben quattro presidenti, tre dei quali donne, che hanno lasciato perché non riuscivano a lavorare.
L’ispettore Bailey ha risposto alle critiche postando su Twitter che il suo team arresta 400 persone e salva 500 bambini al mese. Ed è convinto che i pedofili “meno gravi” dovrebbero essere sottoposti a programmi di riabilitazione e tenuti sotto controllo, ma senza impegnare le limitate forze che devono invece indagare sui pedofili cattivi-cattivi, quelli che i bambini non si limitano a guardarli nelle foto. Dal ministero degli Interni solo un blando commento: “Chi abbia visto immagini di un bambino abusato sa che si tratta di un crimine terribile e che tale deve rimanere”. La scoperta dell’acqua calda, ma non certo una sconfessione della dichiarazione di Bailey.