Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 01 Mercoledì calendario

L’amaca

Imputare “alla politica” in quanto tale l’assenza di una legge decente sul fine-vita non è giusto e non aiuta a capire. Quella legge non c’è perché molti parlamentari cattolici sono contrari. E la determinazione di non pochi parlamentari laici non è stata sufficiente a vincere queste resistenze. In mezzo gli incerti che, data la delicatezza della materia, non hanno ritenuto opportuno insistere più di tanto e hanno preferito dedicarsi ad altro.
Dunque “la politica”, pur essendo un capro espiatorio molto di moda, porta, di questa situazione, responsabilità ben differenziate. Non è una generica ignavia, è una specifica condizione storico-politica (la grande influenza della Chiesa nella vita italiana) a determinare il nostro difficile e a volte penoso presente a proposito di grandi temi etici come questo. Esiste una rispettabile e influente comunità, in Italia, convinta che le leggi dello Stato non possano e non debbano fare torto alla morale religiosa. Questo è il problema e questo l’avversario da battere, in campo aperto, se si vuole una legge che permetta di salutare il mondo secondo libertà e secondo dignità. Dato il contesto va aggiunto – poco laicamente – che la legge Cirinnà è stata un autentico miracolo.