la Repubblica, 1 marzo 2017
L’amaca
Imputare “alla politica” in quanto tale l’assenza di una legge decente sul fine-vita non è giusto e non aiuta a capire. Quella legge non c’è perché molti parlamentari cattolici sono contrari. E la determinazione di non pochi parlamentari laici non è stata sufficiente a vincere queste resistenze. In mezzo gli incerti che, data la delicatezza della materia, non hanno ritenuto opportuno insistere più di tanto e hanno preferito dedicarsi ad altro.
Dunque “la politica”, pur essendo un capro espiatorio molto di moda, porta, di questa situazione, responsabilità ben differenziate. Non è una generica ignavia, è una specifica condizione storico-politica (la grande influenza della Chiesa nella vita italiana) a determinare il nostro difficile e a volte penoso presente a proposito di grandi temi etici come questo. Esiste una rispettabile e influente comunità, in Italia, convinta che le leggi dello Stato non possano e non debbano fare torto alla morale religiosa. Questo è il problema e questo l’avversario da battere, in campo aperto, se si vuole una legge che permetta di salutare il mondo secondo libertà e secondo dignità. Dato il contesto va aggiunto – poco laicamente – che la legge Cirinnà è stata un autentico miracolo.