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 2017  febbraio 27 Lunedì calendario

Sarah al Suhaimi la grinta sotto il velo: una donna al timone della Borsa di Riad

Di lei circola un’unica fotografia, un po’ sgranata. La mostra mentre parla a una conferenza, i capelli coperti da un velo nero come vuole la tradizione. Neanche nel comunicato che accompagnava la sua nomina, diffuso la scorsa settimana, c’era traccia alcuna della foto che tradizionalmente accompagna il curriculum vitae in queste occasioni. A sottolineare, qualora ce ne fosse bisogno, che di tradizionale nella nomina di Sarah al Suhaimi alla guida della Borsa dell’Arabia Saudita non c’è assolutamente nulla.
Per capire l’eccezionalità dell’avvenimento occorre metterlo in prospettiva: con una capitalizzazione di 439 miliardi di dollari, Tawadul (il nome ufficiale della Borsa di Riad) è il principale mercato borsistico del Medio Oriente. E quello su cui, nei prossimi mesi, saranno puntati gli occhi dei principali investitori di tutto il mondo: sarà qui, oltre che nelle principali piazze internazionali, che avverrà la più grande quotazione borsistica della Storia, quella di Saudi Aramco, la cassaforte del petrolio saudita.
Ma Tawadul è anche la vetrina finanziaria di uno dei Paesi più restrittivi al mondo in fatto di diritti femminili: l’unico dove alle donne non è permesso guidare e dove solo da poco è consentito loro lavorare senza presentare il permesso scritto da padre, marito, fratello o figlio. Un Paese dove la disoccupazione femminile supera (secondo le statistiche ufficiali che molti economisti indipendenti ritengono troppo ottimistiche) il 35% e dove soltanto una volta al governo si è intravisto un volto femminile: quello di una vice-ministra travolta dal mare delle polemiche quando venne diffusa una sua foto a volto scoperto.
Tutto questo spiega perché la nomina di Sarah Al Suhaimi sia stata salutata dagli osservatori internazionali come un evento fuori dal comune: e perché della nuova presidente della Borsa di Riad scarseggino informazioni private, dichiarazioni ufficiali, interviste e, appunto, fotografie.
“Non è certo una meteora e neanche una novellina: se c’è una pronta a dimostrare al mondo di cosa sono capaci le donne saudite è lei”, gongola una sua ex collega che però, come tante donne d’affari saudite, preferisce mantenere l’anonimato quando si parla di questioni ufficiali.
A scavare un po’ però, si scopre che la fiducia dell’amica di Riad non è mal riposta. Figlia di Jammaz Al Suhaimi, fino al 2006 direttore dell’Autorità nazionale di controllo della Borsa, Sarah fa parte di quella generazione di donne saudite che, grazie ai mezzi economici garantiti dalla famiglia, è riuscita a superare le barriere della segregazione fra i generi nel Paese ben prima che le riforme del defunto re Abdallah aprissero la strada verso il mondo del lavoro alle saudite della classe media.
Dopo una laurea e un master in Scienze amministrative alla King Saud University di Riad, la più prestigiosa del regno, inizia la sua carriera come Senior Portfolio Manager nella divisione Gestione delle risorse di Samba, una delle principali banche d’affari del Paese. Alla Samba resta per cinque anni, ma è in un’altra banca, Jadwa investment, dove in sette anni sfonda uno dopo l’altro una serie di soffitti di cristallo, fino a diventare la direttrice responsabile per gli investimenti azionari del gruppo. Di lì il salto verso il posto che la consacrerà come uno dei volti principali della finanza mediorientale è breve: nel marzo 2014 Sarah Al Suhaimi diventa la prima ammi-nistratrice delegata di una banca d’affari saudita, Ncb Capital. Nel giro di due anni porta l’istituto a diventare il numero uno del regno nel suo settore, con un portafoglio di un milione di clienti e un patrimonio di investimenti che passa da dodici a oltre venti miliardi di dollari. Alla guida di Ncb, Al Suhaimi resterà anche dopo aver pienamente assunto il nuovo ruolo a Tawadul. Se i dettagli della vita privata di Al Suhaimi sono avvolti da un rigido segreto, molto chiara è invece la sfida che si troverà ad affrontare: la Borsa dell’Arabia Saudita ha aperto le porte agli investimenti stranieri solo nel 2015 ma è proprio sul capitale estero che punta per crescere e diversificare in modo drastico l’economia nazionale nei prossimi anni, smarcandola dalla dipendenza dal petrolio.

La scelta di Al Suhaimi centra dunque un doppio obiettivo: mette alla testa del mercato azionario uno dei suoi manager migliori e allo stesso tempo consente al regno di mettere a segno una spregiudicata vittoria d’immagine in un momento in cui è cruciale dimostrare al mondo che l’Arabia Saudita è avviata senza esitazioni sulla via della modernizzazione. E che vede nelle sue donne una componente fondamentale di questo processo.
Portare le donne a un ruolo attivo nell’economia è infatti uno degli obiettivi principali di Vision 2030, il programma di rinnovamento dell’economia e della società con cui re Salman e il suo giovane e ambizioso figlio Mohammed Bin Salman, 32 anni, vice-principe ereditario, intendono modificare radicalmente il volto del Paese: consapevole che l’abbassamento del prezzo del petrolio non consente più di garantire ai 28 milioni di sauditi una vita fatta di prezzi calmierati, posti di lavoro facili, clientelismo diffuso e nessuna tassa da pagare, Mbs (come è conosciuto il principe) ha chiesto ai migliori esperti internazionali di disegnare un piano di sviluppo fatto di nuovi (e reali) posti di lavoro, potenziamento del settore turistico e di quello high-tech. E, appunto, pieno coinvolgimento della popolazione femminile nell’economia.
La nomina di Al Suhaimi in questo senso è un segnale importantissimo: non a caso è stata seguita da altri due annunci, quasi altrettanto spettacolari. Quello che vede arrivare alla testa del Samba Financial Group l’esperta di riciclaggio Rania Nashar come amministratrice delegata, e quello di Latifa Al Sabhan nominata responsabile finanziaria della Arab National Bank. Tre scelte che sembrano unite da un unico filo conduttore: convincere della bontà del disegno di riforma la parte più attenta delle donne saudite, scettiche nei confronti dell’attuale governo e dei suoi esponenti principali, che sembrano aver accantonato le aperture sociali che erano state fatte intravedere da re Abdallah, compresa la più controversa di tutte: concedere alle donne il diritto di guidare l’automobile.
“Le nomine di questi giorni sono il minimo che si poteva concedere alle donne saudite, che in realtà meritano molto di più”, spiega Suhaila Zain Al-Abideen, membro della Società nazionale per i diritti umani. “È un passo avanti per vedere le donne raggiungere posizioni di leadership anche in altri settori”. Opinione condivisa da Hatoon Al Fassi, professoressa universitaria e voce storica del movimento femminista del Regno: “Quello che è accaduto dimostra che il governo è serio nel suo tentativo di mettere le donne in posizioni di leadership e che quando vuole cambiare qualcosa lo fa senza esitazioni. Ma c’è qualcosa di contraddittorio in queste scelte: si dà ad alcune donne tanta fiducia da mettere nelle loro mani i beni del Paese, ma tante altre donne sono trattate da incompetenti. Quello che non è ancora cambiato sono le norme che regolano la nostra vita quotidiana: la questione principale è che ci sono ancora leggi che discriminano le donne e le rendono incapaci di prendere decisioni importanti sulla loro vita”.
Il riferimento è al sistema del Guardiano che non consente alle donne – inclusi personaggi di primo piano come Al Suhaimi di viaggiare e assumere importanti decisioni sulla propria vita senza il consenso di un uomo. “Il fatto che le saudite abbiano raggiunto queste posizioni ma non abbiano ancora la libertà di muoversi senza il permesso di un uomo deve cambiare”, conclude Al Fassi. Ma la strada, in questo senso, è ancora lunga. Sarah al Suhaimi, appena nominata presidente della Borsa di Riad, vista da Dariush Radpour.