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 2017  marzo 01 Mercoledì calendario

«Netflix resta senza pubblicità nei film. Lo sport non ci interessa, basta la tv». Intervista a Reed Hastings

BARCELLONA Reed Hastings, classe 1960, è un signore che prima noleggiava dvd. Adesso produce e distribuisce serie tv e film online. E ha appena vinto un Oscar. È quello che ce l’ha fatta, con Netflix, nella delicata transizione dal mercato delle copie fisiche a quello delle copie digitali: 93 milioni di persone (lo) pagano una decina di euro al mese per vedere contenuti in un contesto, Internet, che li aveva abituati al tutto gratis (e pirata). Se del futuro dell’economia digitale non c’è certezza, quantomeno lui non sembra doversi inventare il presente. Ne è consapevole. Ci risponde asciutto e sornione accoccolato sul divano della scenografica dimora allestita per accogliere la stampa accorsa a Barcellona per il Mobile World Congress.
La statuetta assegnata al corto «White Helmets» è solo un primo passo? Siete pronti ad aggredire l’industria della produzione cinematografica?
«Non se la mette in senso negativo. Andiamo a dare un contributo, a portare più soldi, nuove pellicole e nuovi show».
Chi potrebbe aggredire voi, invece, è Facebook: sembra intenzionato a puntare sulla creazione di contenuti video originali. Diventerà un rivale?
«Non credo sia probabile a breve termine. E per ora Facebook o YouTube sono attivi nella raccolta pubblicitaria destinata ai video. Noi non ospitiamo spot e non abbiamo intenzione di farlo in futuro, vogliamo continuare a offrire un’esperienza simile a quella del cinema: l’immersione totale nei contenuti senza alcuna interruzione».
Noi spettatori, però, abbiamo un numero limitato di ore da dedicare alle varie piattaforme. App come anche Snapchat, che si distingue per il tempo trascorso dagli utenti a sfogliare i video, non possono non essere considerate concorrenti diretti.
«Certo, qualsiasi cosa sia coinvolgente e divertente è un nostro rivale. La televisione tradizionale rimane però in cima alla lista: ha ancora un sacco di spettatori».
Siete diventati famosi per aver introdotto le scorpacciate di tutte le puntate di una serie in una volta sola. Adesso avete iniziato a proporre anche programmazioni settimanali. Il «binge watching» non è più sostenibile?
«Fa riferimento alla possibilità che le persone si abbonino per periodi limitati e solo per vedere le loro serie preferite? Quest’anno abbiamo prodotto migliaia di ore di contenuti originali e nuovi. A breve ne avremo così tanti che chiunque vorrà essere sempre abbonato. Le poche trasmissioni a cadenza settimanale si devono ad accordi con le emittenti: non è il nostro focus e non abbiamo intenzione di incrementarle».
Fattore chiave per assicurarsi la fedeltà degli spettatori è e sarà sempre di più la selezione. In Italia si sta discutendo molto della vostra decisione di trasmettere «Grillo Vs Grillo».
«Lo ha guardato? Non è uno spettacolo politico. Grillo veste i suoi panni originari di commediante. La situazione è abbastanza inusuale perché in lui coesistono entrambi i ruoli, ma penso davvero che basti guardare lo show per rendersi conto che è comico. Se si fosse trattato di un discorso politico non sarebbe stato adatto alla piattaforma. Noi cerchiamo persone divertenti e rilevanti. È accaduto anche con David Chappelle, comico che mancava dalla tv da più di dieci anni e abbiamo portato su Netflix».
Avete iniziato a ospitare corsi per rimanere in forma.
«Sì, è un esperimento per capire cosa può piacere alle persone».
Possiamo aspettarci video in diretta? Lo sport?
«No. Lo sport è molto ben coperto dalla tv tradizionale. Rimaniamo su film e serie tv, anche perché i diritti dei match costano moltissimo».
Tornando all’Italia, conferma l’obiettivo di raggiungere un terzo delle case nei prossimi 5 anni?
«Confermo. Stiamo facendo ottimi progressi e siamo soddisfatti della collaborazione con la Rai per Suburra».
Non teme le mosse di Mediaset-Vivendi o Sky?
«Vedremo cosa accadrà (si riferisce alla stretta di mano italo-francese, ndr), di sicuro c’è che loro sono una costola delle tv mentre noi siamo focalizzati su Internet. Non mi preoccupo, non ci tocca un eventuale fusione».
La sua serie preferita?
«The Crown: c’è la storia, c’è Churchill. È sorprendente».