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 2017  marzo 01 Mercoledì calendario

«Gli eccessi di Donald? Bisogna distinguere tra lo stile e la sostanza». Intervista a Michael Barone

NEW YORK Donald Trump si presenta davanti al Congresso dopo 40 giorni di governo pieni di polemiche e colpi di scena. Michael Barone, celebre politologo conservatore, collaboratore fisso di tv ( Fox ) e giornali ( National Review, Examiner ) di destra, non nasconde il disappunto per certe sortite del presidente repubblicano, soprattutto quelle contro la stampa, ma le considera con distacco: «Le forme a volte sono discutibili, ma quello che conta è la sostanza: e lui sta già facendo cose importanti per attuare il suo programma conservatore».
Però il modo in cui Trump governerà l’economia o gestirà la sicurezza passa in secondo piano quando attacca il potere giudiziario parlando di «cosiddetti giudici» o quando definisce i giornalisti «nemici del popolo».
«Quella non è certo una frase che gli raccomanderei di usare. Ma, a sentire certe reazioni, sembra che abbia mandato soldati armati di scure nella redazione del New York Times a spaccare i computer. Invece le uniche camicie nere o brune che vedo in giro sono quelle dei teppisti di estrema sinistra all’opera a Berkeley o a Washington il giorno dell’inaugurazione».
Ma le tante cose false dette dal presidente, la dura reazione contro le indiscrezioni, giustificano seri timori.
«Ci sono cose criticabili ma, lo ripeto, bisogna distinguere tra stile e sostanza: anche nel rapporto con i media. Sulla Svezia, ad esempio, ha detto una cosa forse eccessiva. La stampa lo ha seppellito coi suoi attacchi. Poi si è visto che un problema di violenza degli immigrati in Svezia c’è eccome. Più in generale: la denuncia dei leak, gli spifferi che escono dall’Amministrazione, è sicuramente severa, ma non mi pare giustifichi il timore di una compromissione della libertà di stampa. Fin qui non abbiamo visto nulla di simile all’incriminazione di James Risen del New York Times decisa in era Obama: non dimentichiamo che, contro i leaker, il presidente democratico ha fatto ricorso all’ Espionage Act del 1917 più di tutti i suoi predecessori alla Casa Bianca messi insieme».
Trump presenta al Congresso una politica economica e di bilancio che prevede più spese militari, forti tagli alla spesa pubblica in molte altre aree. Ma, mentre soffriranno i ministeri e la cooperazione allo sviluppo, non verranno toccate le pensioni e la sanità per anziani e poveri, i sistemi Medicare e Medicaid: sono capitoli di spesa che, in prospettiva, faranno esplodere il debito federale. È essenziale contenerli, secondo il leader conservatore alla Camera, Paul Ryan. Come fanno, i repubblicani, ad accettare una simile svolta?
«I repubblicani voteranno un bilancio senza modifiche dei cosiddetti entitlement, vedrà. Nessuno ha voglia di battersi per cose che il presidente osteggia, che potrebbe bloccare col suo veto e che sono impopolari agli occhi della maggioranza degli elettori. Ci si concentrerà sulle tante cose del programma conservatore che Trump sta già attuando: le misure per controllare e limitare l’immigrazione, gli oleodotti Keystone e Dakota Access già ripartiti, lo stop alle regole ambientali eccessive che frenano l’economia, il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, la deregulation».
Dubito che riaprire al carbone «pulito», che pulito non è, sia un progresso, ma questo è lo stato d’animo del suo elettorato: i sondaggi dicono che la popolarità di Trump è bassa, ma anche che lui sta facendo quanto ha promesso. Ma dire all’assemblea dei conservatori che quello repubblicano sarà il partito dei lavoratori è un po’ forte, no?
«La base repubblicana è diventata più popolare a partire dal 1988, quando Bush padre conquistò anche molte aree metropolitane, da Boston a New York, da Detroit a Chicago. I numeri di Trump rappresentano un’estensione e un’accelerazione di un fenomeno iniziato 25 anni fa».
Quale sarà l’impatto delle proteste? Stanno nascendo i Tea Party di sinistra?
«Forse. Mi limito a osservare che la gente ha spesso un atteggiamento difensivo: è più allarmata per le cose che pensa le possano essere sottratte che eccitata per quello che potrebbe ottenere in più. Per cambiare bisogna battere questo scetticismo pregiudiziale».