La Stampa, 1 marzo 2017
Se in casa sono papà e papà anche per la legge italiana: «Il nostro amore e il parto in Canada. Siamo sempre stati una famiglia»
Ci pensavano da 6 anni. Ne avevano parlato anche in piazza alla manifestazione per le unioni civili del 23 gennaio dell’anno scorso: «La nostra famiglia è formata da 2 papà e 2 bambini di 6 anni nati in Canada, dove ci siamo sposati. I bambini hanno il certificato con 2 papà in Canada ma non in Italia». Sei anni dopo questa coppia di professionisti trentini poco più che quarantenni riesce col loro amore e un buon avvocato a demolire barriere giuridiche che sembravano insormontabili. Un giudice di Trento ha stabilito che il certificato canadese ha valore anche in Italia. Che i loro bambini sono figli di tutti e due anche per la legge italiana. E che se in casa sono papà e papà anche per la legge italiana ora sono papà e papà.
La sentenza di Trento provoca un terremoto. I Calderoli si scandalizzano. I Giovanardi impallidiscono. I Vendola dicono quello che è: una sentenza storica. A casa di questa coppia l’entusiasmo c’è ma alla fine quando parlano con il giornalista amico del quotidiano Il Dolomiti sembrano contenuti. «Siamo felici, emozionati. Ma prima di rilasciare dichiarazioni vorrei parlarne con il mio compagno. Ora è al cinema con i piccoli». È giusto così. È carnevale. C’è tanto altro prima delle battaglie giuridiche, dei titoli di giornali, della giusta soddisfazione dell’avvocato Alexander Schuster che li ha sostenuti per sei ani e che adesso può dire con l’orgoglio del professionista: «Dopo la nascita dei bambini pianificai d’intesa con la collega canadese il procedimento anche per il riconoscimento del secondo padre. Sei anni fa il risultato di oggi appariva inimmaginabile. Ma la coppia si fidò di quel consiglio».
Prima di tutto questo c’è il cinema col papà di due gemellini, un maschietto e una femminuccia che adesso vanno in prima elementare. Hanno il passaporto italiano e pure quello canadese. Per la legge di Ottawa chi nasce in Canada è canadese. Sembra la cosa più semplice del mondo. Si chiama ius soli. In Italia ci si massacra politicamente da anni per questo. Uno dei tanti labirinti giuridici in cui la coppia si era infilata con amore e tanta pazienza. I due professionisti si erano conosciuti 23 anni fa. Si erano amati e avevano deciso di convivere. Il desiderio di paternità era arrivato dopo.
Diventare genitori in Italia non era e non è possibile. La maternità surrogata si può fare negli Stati Uniti. Basta avere almeno 25 mila dollari americani. Anche ai più evoluti fa venire l’idea che il bambino un po’ te lo comperi. In Canada è tutto più facile. La partoriente che si fa pagare rischia il carcere come chi paga. Il governo canadese anche agli stranieri fornisce assistenza e un contributo alle spese. Nel 2010 nascono i gemellini. In ospedale il certificato di nascita ha il nome e il cognome dei due papà. E fa niente che solo uno sia il padre biologico, quello che ha donato il seme. Il ritorno in Italia in aereo è l’inizio di un altro film. Il certificato per il padre biologico è subito pronto. Il Comune di Trento rifiuta quello per l’altro padre. Manca la legge alla fine. O un giudice. Insieme alla paternità c’è la battaglia per il riconoscimento della loro unione.
In piazza a Trento a gennaio dell’anno scorso non nascondono la loro frustrazione: «Se uno di noi due venisse a mancare i nostri figli verrebbero istituzionalizzati e sarebbe un giudice dei minori a decidere il loro futuro». La legge Cirinnà sanerà la situazione. Loro due diventeranno coppia a tutti gli effetti anche in Italia. Qualche mese dopo un giudice metterà la carta da bollo sul loro essere padre e padre. Ai due gemellini al cinema cambia niente. Quando i loro papà avevano parlato in piazza se li erano abbracciati e basta, come qualunque figlio davanti ai genitori che ama e lo amano.