28 febbraio 2017
APPUNTI SCANDALO SIEMENS PER LA VERITA’
Didascalia:
epa03317848 File -- File photo of Siemens-CEO Peter Loescher posing with the company logo prior to the balance press conference on 2007-08 business year in Munich, Germany, 13 November 2008. Mr Loescher announced on 26 July 2012 that the company will go through a restructuring process that involves, among other things, the abandoning plans for Siemens’ branch Osram shares to be quoted in the Stock Market. EPA/PETER KNEFFEL
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Da un lato Berlino impone alla Grecia memorandum lacrime e sangue e tagli praticamente a tutti i settori.
Ma in Grecia le tangenti che si sospetta siano state pagate da diverse multinazionali hanno una forte valenza politica: in sostanza fanno sospettare, se non dimostrano, che le grandi potenze economiche della Ue sapevano benissimo quale fosse lo stato delle finanze pubbliche elleniche, eppure hanno incoraggiato - anche con tangenti, si presume - i governanti di Atene a spendere sempre di più con lucrosi contratti a vantaggio delle multinazionali stesse.
E’ una situazione imbarazzantissima per von Pierer e per la Siemens nel suo complesso. Per simili accuse, il codice penale ellenico prevede pene durissime, al limite fino al carcere a vita. Nel corso di vari anni, secondo il capo d’accusa della magistratura ellenica, la Siemens avrebbe corrotto molti politici greci con sostanziose tangenti, per indurle a preferire il gruppo tedesco ai suoi rivali di altri paesi in importanti commesse pubbliche.
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Business Insider UK fa una breve rassegna, con nomi e cifre, dei maggiori casi di corruzione in Grecia che vedono coinvolte grosse aziende tedesche. Di questo problema ci eravamo già occupati in passato, ma è sempre bene sottolineare il doppiopesismo morale e l’ipocrisia di chi si erge, dalla propria posizione di forza, a censore delle malefatte altrui dopo averne approfittato per fare enormi guadagni. Se i greci erano corrotti, i maggiori corruttori erano probabilmente proprio i tedeschi. (Ringraziamo @Il_Sovranista per la segnalazione.)
di Yannick Pasquet, 30 agosto 2015
Siemens, Daimler, Rheinmetall — la crema dell’industria tedesca — sono impantanati in casi di corruzione in Grecia, il paese che proprio Berlino ha ripetutamente ammonito per le precarie condizioni economiche.
Non è ancora stata stabilita una data per la comparizione in un tribunale greco dei 19 ex dirigenti del gruppo ingegneristico tedesco Siemens, ma ciò che si profila è uno dei più grossi processi per cause finanziarie dell’ultimo decennio in Grecia.
Più di 60 persone sono attualmente sotto indagine per corruzione in un caso che lo statunitense CorpWatch ha definito “il più grande scandalo aziendale della storia greca dal dopoguerra”.
La Siemens, il colosso bavarese, i cui legami con la Grecia risalgono al 19esimo secolo, è sospettato di aver “oliato” diversi funzionari per aggiudicarsi uno dei contratti più remunerativi del paese — la grande opera di aggiornamento della rete telefonica greca alla fine degli anni ’90.
Si presume che la Siemens abbia speso in totale 70 milioni di euro per tangenti in Grecia, secondo una fonte giudiziaria ellenica.
L’investigazione dura già da nove anni, e il relativo fascicolo ha oltre 2300 pagine.
Contattato da AFP, un portavoce della sede centrale della Siemens presso Monaco ha detto: “Non commentiamo il caso”.
Tra i sospetti di corruzione c’è l’ex uomo di punta della Siemens in Grecia, Michalis Christoforakos.
Ma il 62enne, che ha la doppia cittadinanza greca e tedesca, e che all’apice della sua carriera ha tirato per la giacca un po’ tutta l’élite politica greca, probabilmente non andrà mai a processo.
Christoforakos fuggì dalla Grecia nel 2009 per rifugiarsi in Germania, e il sistema giudiziario tedesco ha rifiutato l’estradizione sostenendo che, considerato il periodo delle sue presunte attività, il caso era in prescrizione.
Le relazioni tra Atene e Berlino — già provate dalla crisi economica greca e dall’insistenza della Germania nell’applicare dolorose misure di austerità in cambio del salvataggio dell’indebitato paese ellenico — non sono certo state aiutate dal caso Siemens.
All’inizio di quest’anno, il combattivo parlamentare greco Zoe Constantopoulou ha detto che tutta la faccenda aveva il sapore del doppiopesismo da parte di Berlino.
“Questo è un fatto di giustizia che dimostra il doppiopesismo che si usa in Germania“, ha detto in una recente intervista al giornale francese Liberation.
“È noto che le aziende tedesche sono coinvolte in pratiche di corruzione in Grecia, e si tratta di casi che vengono investigati solo occasionalmente“, ha affermato il gruppo d’esperti tedesco Foreign Policy in una recente relazione.
Secondo Transparency International e il suo indice di corruzione percepita riferito al 2014, il settore pubblico greco sarebbe considerato tra i più corrotti dell’Unione Europea.
Nel 2011, all’apice della crisi economica greca, un’inchiesta parlamentare ha stimato in due miliardi di euro il costo dei contratti gonfiati per le casse pubbliche; costo che alla fine viene sostenuto dal contribuente.
Gli appalti per le armi sono un altro settore di lucro per le aziende tedesche, dato che la Grecia ha speso per anni la maggior quota di denaro, in proporzione e in confronto agli altri paesi europei, per la difesa — il 2,2 percento del PIL nel 2014 — come ha affermato Sahra Wangenknecht, deputato per il partito tedesco di sinistra Die Linke.
“Le aziende tedesche hanno raccolto consistenti profitti grazie ai colossali acquisti di armi da parte della Grecia“, ha detto la Wangenknecht.
Per la casa automobilistica Daimler, la giustizia greca ha aperto un’indagine all’inizio dell’anno per tangenti sulla concessione di un appalto da 100 milioni di euro per veicoli militari.
Krauss Maffei Wegmann, produttore del carro armato tedesco Leopard, è stato anch’esso messo sotto indagine a Monaco.
Nel frattempo alla Rheinmetall, azienda appaltatrice per la difesa, una corte di giustizia di Brema (Germania) ha dato una multa da 37 milioni di euro per un caso di tangenti sulla vendita dei sistemi di difesa antiaerei per 150 milioni di euro.
Anche due ex dirigenti di Ferrostaal, fornitore di servizi industriali, sono stati condannati a Monaco per pagamenti sottobanco per aggiudicarsi un ordine di sottomarini dalla Grecia, e all’azienda è stata data una multa di 140 milioni di euro.
Ma gli osservatori notano che le multe inflitte nella maggior parte dei casi non si avvicinano nemmeno al valore dei contratti in questione, rendendole di fatto inutili come deterrente.
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Siemens, il colosso tedesco della tecnologia, avrebbe pagato milioni di euro in tangenti a politici ellenici. Dopo 10 anni di inchiesta il processo è stato nuovamente rinviato.
Nello scorso luglio il verbale dell’accusa non era stato tradotto in francese e tedesco, la lingua madre di 13 dei 64 imputati. Poi nel secondo semestre dell’anno scorso era stato lo sciopero degli avvocati a impedire la celebrazione del processo. Ora il giudice designato "non se la sente" e ha chiesto di essere esonerato, riporta oggi il sito de "Il Fatto Quotidiano".
Il processo greco contro Siemens è considerato il più importante dalla fine del regime dei colonnelli e vede coinvolti esponenti di primo piano della politica greca.
Antonis Kantàs,ex direttore generale della Difesa ellenica, ha confessato agli inquirenti di aver ricevuto banconote in borsoni sportivi (talmente tanti che non si ricorda l’esatta quantità). Avrebbe ricevuto tramite intermediari 1,7 milioni di euro per 170 carri armati Leopard 2A6 Hel dalla tedesca Krauss-Maffei Wegmann (KMW), 1,5 milioni per una fornitura di missili Stinger e 600’000 euro per i caccia F-15. In carcere attualmente c’è solo l’ex ministro socialista Akis Tzogatzopoulos.
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Scandalo Siemens, il processo in Grecia non parte tra atti non tradotti e giudici indisponibili
Francesco De Palo, il Fatto Quotidiano 28 febbraio 2017
Atti non tradotti, scioperi ad oltranza e ora un giudice che non “se la sente” di partecipare al più importante processo dalla fine del regime dei colonnelli ad oggi in Grecia. Il processo per il caso Siemens, il colosso tedesco che avrebbe pagato tangenti milionarie ai politici ellenici, dopo 10 anni di indagini è stato di nuovo rinviato, perché un giudice ha chiesto di essere sostituito. Il precedente rinvio era del luglio scorso, perché il verbale dell’accusa non era stato tradotto correttamente in francese e tedesco, le lingue native di 13 dei 64 imputati, che hanno generato polemiche e risentimenti tra la popolazione già zavorrata dalla crisi. Poi per il secondo semestre del 2016 era stato bloccato a causa dello sciopero degli avvocati.
Insomma, di andare a giudizio proprio non interessava a nessuno nonostante le rivelazioni dell’ex direttore generale della Difesa ellenica, Antonis Kantàs non lasciassero dubbi di sorta. Parlò davanti ai pm di tangenti per armi e carri armati consegnate in alcuni borsoni sportivi, talmente tanti che alla fine aveva smarrito il conto finale. In ballo 170 carri armati Leopard 2A6 Hel dalla tedesca Krauss-Maffei Wegmann (KMW), per i quali Kantà avrebbe ricevuto un totale di 1,7 milioni di euro da un intermediario greco. Oltre a 1,5 milioni per la fornitura di missili Stinger e 600mila euro per i caccia F-15. Al momento in carcere è rimasto solo l’ex ministro socialista e plenipotenziario di Papandreou senior, Akis Tzogatzopoulos, mentre altre figure di spicco sono morte: è il caso dell’ex ministro Leonidas Tzanis, trovato in casa impiccato nell’ottobre del 2012 a Volos e del mercante d’armi internazionale Vlassis Karambouloglu trovato morto a Jakarta in una stanza d’albergo. Entrambi legatissimi a Tzogatzopulos.
Telecomunicazioni e difesa sono i due i filoni che compongono l’inchiesta Siemens, sulle ipotetiche tangenti versate dalla multinazionale in giro per il mondo, secondo le ipotesi pari a ben 1,3 miliardi di euro nel periodo 1999-2005 per ottenere vari contratti. Di tale somma, almeno 130 milioni sarebbero stati distribuiti tra i politici e gli alti funzionari in Grecia. Dal 1990 Siemens è stato il fornitore quasi esclusivo di prodotti high-tech per lo Stato e per le imprese pubbliche in Grecia. I contratti più significativi riguardavano la fornitura di tecnologia digitale per le telecomunicazioni pubbliche dell’azienda OTE, il sistema di sicurezza per le Olimpiadi di Atene e il sistema di telecomunicazioni delle Forze Armate elleniche.
I 64 imputati sono accusati di tangenti e riciclaggio di denaro, e per alcuni di loro potrebbe profilarsi l’ergastolo. Uno dei più influenti funzionari di Siemens in Grecia in quel periodo, Michalis Xristoforakos, fuggì in Germania nel 2007 dove chiese di essere lì giudicato. Secondo fonti giornalistiche sarebbe stato molto vicino alla famiglia dell’attuale leader conservatore di Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis, il cui partito è primo nei sondaggi a dieci punti da Syriza. Tra l’altro durante le indagini, l’ex braccio destro dell’ex primo ministro Kostas Simitis, Zeódoros Tsukatos, ammise di aver ricevuto tangenti per mezzo milione di marchi tedeschi (250.000 euro) nel 1999. Anche l’allora ministro dei Trasporti, Tasos Mandelis, ammise nel 1998, di aver ricevuto un “dono” di 200.000 marchi tedeschi da parte di Siemens. Lo scandalo è stato anche intrecciato in Grecia con la Lista Lagarde degli illustri evasori, in cui figurano nomi legati a quegli appalti.
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Francesco De Palo, il Fatto Quotidiano 25 novembre 2014
Tangenti Siemens in Grecia: chiesto il rinvio giudizio per 55 persone tra funzionari e intermediari, di cui 19 dirigenti tedeschi della Siemens. Sono accusati di aver prodotto un danno da 70 milioni di euro all’azienda greca di telecomunicazioni Ote, tra tangenti e mancati incassi. Il caso Siemens è considerato il più grande scandalo europeo degli ultimi anni ed è già costato la sostituzione dei vertici della multinazionale che ammise le tangenti al fine di chiudere la querelle. Lunedì 24 novembre un nuovo capitolo giudiziario, proprio alla vigilia di un delicatissimo incontro del governo ellenico con la troika, i cui rappresentati chiedono ad Atene altre diciannove riforme con nuovi tagli a welfare e spesa sociale.
Dopo otto anni di indagini e controlli incrociati su centinaia di conti correnti “sospetti” i pm ellenici hanno consegnato un memoriale di 2.368 pagine per ricostruire il labirinto alla base del quale sarebbero stati commessi gli illeciti. In particolare il pubblico ministero ha chiesto l’ergastolo per 19 imputati con l’aggravante della legge 1608/50, per riciclaggio di denaro; per altri 14 ex dirigenti di Ote la procura vuole la condanna al carcere per corruzione passiva; per 8 consulenti il concorso in corruzione semplice e per 14 intermediari la complicità diretta in corruzione passiva e il riciclaggio di denaro.
Un legame fortissimo quello commerciale e delle mazzette tra Germania e Grecia. In occasione delle Olimpiadi elleniche del 2004, costate il triplo del previsto, si era verificato un anomalo flusso di denaro per assicurarsi commesse e appalti. Con la stessa azienda tedesca che ammise in seguito pagamenti in nero per circa 1,3 miliardi di euro e con la conseguente rivoluzione all’interno del proprio management che ha visto il presidente Heinrich von Pierer e l’amministratore delegato Klaus Kleinfeld costretti alle dimissioni.
Uno scandalo a cui pochissimi mesi fa ha fatto seguito un altro fronte tangentizio sempre sull’asse Berlino-Atene. Le rivelazioni dell’ex numero uno della Direzione armamenti del ministero della Difesa greco, Antonis Kantà, consentirono di fare luce sulle mazzette versate dalla Germania per caldeggiare la fornitura di armi tedesche ad Atene. Circa 18 milioni di euro sarebbero dirottati verso funzionari greci per “incoraggiare” l’acquisto di sottomarini Poseidon, oltre a 170 carri armati Leopard dalla tedesca Krauss-Maffei Wegmann (KMW), per i quali Kantà avrebbe ricevuto un totale di 1,7 milioni di euro da un intermediario greco, 1,5 milioni per la fornitura di missili Stinger e 600mila euro per i caccia F-15.
Dopo cinque anni fa ancora scalpore nel Paese lo scandalo di due sottomarini venduti da un’azienda tedesca al ministero della Difesa greco: con il piccolo inconveniente che pendevano a destra. Oggi il gruppo fa nuovamente affari in Grecia. Ha infatti vinto i nuovi appalti post memorandum per infrastrutture, treni e quattro termovalorizzatori nella regione dell’Attica.
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Corruzione per contratti nelle tlc, sistemi di sicurezza, energia Soldi anche al sindacato
B mw,Infineon,Commerzbank,Daimler Chrysler,Volkswagen,Siemens.Non il gotha tedesco, ma una lista degli ultimi scandali che hanno colpito la corporate Germany.
Fino al più grave di tutti, quello che ha ora decapitato nel giro di una settimana Siemens, portando a ignominiosa finela carriera di uno dei mostri sacri del management tedesco, e poco dopo quella del suo giovane successore. La spettacolare incursione di 200 fra magistrati, ispettori del fisco e agenti il 15 novembre scorso nel quartier generale Siemens di Monaco e in una trentina di abitazioni private ha rivelato che Heinrich von Pierer, al vertice dal ’ 92 al ’94,ha presieduto,di fatto,a un vasto sistema di corruzione internazionale. La cosa era consentita ambiguamente,per l’estero, dalla legge tedesca finoal 1999; dopo certe "spese di rappresentanza" non furono più considerate legali a favore di amministratori pubblici stranieri,e dal 2002 anche per i privati. Si tratterebbe di corruzione legata alle telecomunicazioni, per lo più, attingendo da un "tesoretto"certamente superiore ai 420 milioni di euro, visto che illeciti «atti individuali» arrivano (per ora)a quel totale:pagamenti sarebbero stati fatti in Arabia Saudita, vari Paesi africani, Italia, Grecia, Est Europa. E non solo di tlc si tratta. Ci sono indagini formali in corso in Germania, Svizzera, Italia, Grecia, Liechtenstein, sta indagando anche il Dipartimento della Giustizia americano e ieri la Sec ha aperto su Siemens un’indagine formale. A Bmw furono inezie,il solito disonesto dell’ufficio acquisti, nel 2005. Per Infineon, tangenti su sponsorizzazioni ottenute dal numero uno Andreas von Zitzewitz,dimissionario,secondo l’accusa. A Commerzbank si trattò di riciclaggio per alcuni top manager. A DaimlerChrysler,e qui si peggiora,appropriazione indebita di top manager più un fondo segreto, sotto investigazione negli Stati Uniti, servito per tangenti pagate in Africa, Asia ed Europa dell’Est. Con il caso Volkswagen si entra nel vivo: riceve un duro colpo la venerata Mitbestimmung, o cogestione, e si sfiora la politica: 2,5 milioni di dollari al capo della delegazione sindacale nel Consiglio di sorveglianza, bonus e feste a luci rosse per il vertice sindacale aziendale, il tutto gestito da Peter Hartz, già capo del personale, e molto vicino al Cancelliere Gerhard Schroeder.
Poi Siemens, il peggior scandalo nella storia dell’impresa tedesca.
Von Pierer,66 anni,dal 2005 presidente del Consiglio di sorveglianza,ha annunciato le dimissioni giovedì 19 aprile, negando ogni coinvolgimento, ma smentito in questo da vari manager; Klaus Kleinfeld,49 anni,successore come chief
executive, ha detto due giorni fa che non resterà oltre la scadenza,a settembre.Anche lui «estraneo», smentito dai manager. Successore,anticipa il quotidiano economico «Handelsblatt», sarebbe Gerhard Cromme, 64 anni, presidente del Consiglio di sorveglianza del gruppo ThyssenKrupp, dopo l’uscita di von Pierer presidente anche del Consiglio di sorveglianza Siemens, e presidente del Gruppo sul codice di corporate governance
tedesco. Ma ThyssenKrupp nega che Cromme prenderà il posto di Kleinfeld. Dopoaver perso due giorni fa lo 0,94%a Francoforte, ieri il titolo ha guadagnato l’1,3% sull’onda degli ultimi risultati operativi.
Il caso Siemens è tentacolare, trattandosi di un gigante attivo in 190 Paesi, 475mila dipendenti (9 mila in Italia, dove è presente da un secolo), 115 miliardi di dollari fatturato al 30 settembre 2006. E data l’entità della cifra del malaffare,una quota non piccola dei circa 200250 miliardi di dollari di tangenti pagati ogni anno negli appalti pubblici secondo le stime di Daniel Kaufman,il maggiore esperto della Banca Mondiale su governance e corruzione, e dei 1.5002.000 pagati complessivamente. È uno scandalo senza precedenti nella storia più che secolare di Siemens, fondata 160 anni fa, quotata dal 1899, nata con il telegrafo ( costruì la prima importante linea in Europa, i 500 chilometri della BerlinoFrancoforte, e diffuse il telegrafo in Russia),e prosperata con l’elettricità: fu sua nel 1881 la prima illuminazione pubblica a Godalming in Gran Bretagna, fornita da un alternatore Siemens idraulico. L’elettronica, la telematica, il biomedicale, i trasporti,l’automazione industriale e l’illuminazione formano, insieme all’energia, il cuore del business attuale.Praticamente, con Krupp,Thyssen,Hoechst,Bayer,Daimler e pochi altri siamo al cuore dell’industria storica tedesca, cioè al cuore della rivoluzione industriale. E al cuore, appare ora, di pratiche ahimé diffusissime di corruzione per mantenere e accrescere quote di mercato. «Si tratta della differenza tra quello che appare e quello che è», ha scritto Die Welt del gigantesco Elektrokonzern spesso preso a modello del sistema tedesco, e compiaciuto di esserlo.L’azionariato ormai è da tempo internazionale, con solo gli eredi di Werner von Siemens che hanno più del 5%, parte del 18,8%in mano a privati e con l’81,2%detenuto da investitori istituzionali, per un totale del 46,39%in mani tedesche.
Gli scandali Siemens sono tre in uno. La creazione sembra a partire dal ’94 di fondi per tangentinelle telecomunicazioni soprattutto, alcune identificate in Arabia Saudita, un’altra in Grecia collegata ai sistemi di sicurezza per le Olimpiadi del 2004, e altre in Est Europa,per ora.Lo scandalo dei pagamentia un sindacato amico del management, la Aub concorrente alla Siemens dell’Ig Metall, il che come il caso Volkswagen getta una luce sinistra sulla Mitbestimmung o cogestione, che vede ampia presenza sindacale nei consigli di sorveglianza. E infine un terzo filone,dove potrebbe esserci anche qualcosa legato alla metropolitana di Tessalonica, in Grecia: Siemens ha perso nel 2005 lagara vinta da un consorzio grecoitaliano (Attiko Metro, cioè il metro di Atene, e Ansaldo), ma dove si era impegnata molto.E l’Italia,con due episodi di rilievo. Uno risale al ’992002 e riguarda una controllata che ha pagato 6 milioni di euro ad alti dirigenti Enel per ottenere un ordine da 450 milioni di euro di turbine e altromateriale dall’ente; la magistratura di Darmstadt ha portato alla sbarra a marzo due manager tedeschi, rei confessi; quella milanese con il pm Francesco Greco si era già mossa, e Siemens Ag,la capofila,aveva accettato una transazione con Enel. Il secondo caso,e se ne occupa in questi giorni la Procura di Bolzano, riguarda una storia più vecchia ma più complessa (si veda l’articolo in questa stessa pagina e il Sole 24 Ore del 22 aprile, pagina 14), legata alle dismissioni Iri di una decina di anni fa e alla nascita di Siemens Telematica, in seguito alla decisione dei vertici Iri e Stet di cedere a Siemens il controllo del 50% di Italtel.
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Marta Panicucci, 24 settembre 2009 Tangenti, truffe, manipolazioni, corruzione, non sono pratiche tutte all’italiana. Contrariamente a quanto l’immagine pulita e rigorosa della Germania faccia pensare, questi reati rientrano ampiamente anche nel menù tedesco. Ultimo, ma non certo primo scandalo che coinvolge la Germania, ha messo sotto accusa la Volkswagen scoperta a manomettere i software per i test sulle emissioni dei suoi motori diesel. E mentre una delle principali società tedesche è al centro di una bufera mondiale è interessante ripercorrere le storie delle colleghe che l’hanno preceduta sulle pagine di cronaca.
Siemens
Olimpiadi 2004, Atene. Alla fine dei giochi una maxi inchiesta, partita dal fatto che la manifestazione sportiva era costata circa tre volte l’importo previsto, ha portato alla luce un flusso di tangenti dalla Germania verso la Grecia. Nel 2006 la Siemens fu costretta ad ammettere di aver pagato almeno 1,3 miliardi di euro per incoraggiare funzionari ellenici ad affidarle commesse a appalti legati alle Olimpiadi. I vertici aziendali furono colpiti duramente dallo scandalo: il presidente Heinrich von Pierer e l’amministratore delegato Klaus Kleinfeld furono costretti alle dimissioni.
Fu uno scandalo enorme che si allargò anche ad altri Paesi del mondo a cui la Siemens aveva girato pagamenti in nero per aggiudicarsi ordini e appalti per impianti di telecomunicazioni. La Siemens è uno dei principali orgogli industriali della Germania e lo scandalo fu un duro colpo per il Paese e la sua reputazione. In Parlamento nessuno difese l’azienda o accampò scuse e giustificazioni. La Siemens era una società corrotta e come tale doveva essere punita, senza alcuno sconto. Oltre ai 600 milioni di euro alle autorità tedesche, la Siemens pagò altri 800 milioni alle autorità americane e altri 100 milioni a organizzazioni internazionali no-profit che combattono la corruzione negli affari.
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Corruzione e tangenti: il caso GermaniaMarco Cobianchi, Panorama 4 luglio 2014
Il campionato di calcio più corrotto d’Europa
Quello tedesco non sembra un popolo “antropologicamente” onesto. Se l’Italia ha avuto Calciopoli, i tedeschi hanno avuto il “caso Bochum”, dal nome della piccola procura tedesca che, nel 2007, iniziò a indagare sulla Bundesliga. Ben presto l’inchiesta si allargò a tutta Europa portando alla luce tre partite della Champion’s League truccate e 323 incontri manipolati in diversi campionati europei 69 dei quali in Germania per un giro di mazzette di 12 milioni di euro a arbitri e dirigenti sportivi, oltre a 175 milioni di “premio partita”. Sono state arrestate complessivamente 347 persone quasi la metà delle quali residenti in Germania. Il processo tenutosi in Germania nel 2009 ha portato alla condanna di 3 sole persone (due a 5 anni e 6 mesi e una a 1 anno e 6 mesi), a 17 sanzioni disciplinari comminate dalle autorità sportive mentre 12 persone, a 5 anni dall’inizio delle indagini, erano ancora in attesa di una sentenza definitiva. Sempre a proposito della “società civile”: nel 2013 l’associazione dei medici tedeschi ha accusato mille propri iscritti di aver ricevuto regali (soldi, viaggi, beni di consumo) da case farmaceutiche per prescrivere ai loro pazienti farmaci dei quali, spesso, non avevano bisogno. Secondo il presidente dell’associazione Frank Ulrich Montgomery, intervistato dal settimanale tedesco Der Spiegel più della metà dei casi riguarda regali fatti dalla società israeliana Ratiopharm. Nel frattempo a Leipzig due primari sono stati sospesi perché scoperti a manipolare i file dei pazienti in attesa di trapianto in cambio di favori e casi simili sono stati scoperti anche a Gottingen, Monaco e Regensburg.
Deutsche mazzette
Ma l’anno nel quale i tedeschi sono scesi con i piedi per terra e si sono resi conto di non essere affatto immuni dal virus della tangente è stato il 2007 quando ben 6 grandi società sono state accusate di corruzione. Il caso più clamoroso riguarda la Siemens, multata per 600 milioni di euro per essere stata scoperta a pagare sistematicamente mazzette in tutto il mondo per accaparrarsi contratti pubblici usando un fondo nero alimentato da centinaia di milioni di euro ogni anno. Oltre ai 600 milioni alle autorità tedesche, la Siemens ha pagato altri 800 milioni alle autorità americane e ha versato altri 100 milioni a organizzazioni internazionali noprofit che combattono la corruzione negli affari.
Nel 2009 scoppia anche il caso del colosso Man che paga 150 milioni di euro per risolvere un processo nel quale veniva accusata di aver pagato tangenti per vincere contratti, anche all’estero. Altri 500mila euro (andati in beneficenza) sono stati versati anche dall’allora amministratore delegato, lo svedese Hakan Samuelsson, che si è sempre dichiarato innocente. In seguito Samuelsson è diventato capo della Volvo, carica dalla quale si è poi dimesso. Ma, per dare un’idea di come si alimenta un luogo comune, il profilo di Samuelsson su Wikipedia non fa cenno né allo scandalo tangenti, né alla multa né ai veri motivi delle sue dimissioni da capo della Man, società che, sotto la sua guida, ha realizzato profitti record assicurandogli una remunerazione di 7,2 milioni di euro nel solo 2009.
Tangenti greche
Poi ci sono le tangenti greche, quelle sulle quali Nikolaos Chountis ha chiesto, inutilmente, lumi a Martin Schulz. A guardare gli archivi dei giornali sembra che nessun affare concluso da aziende tedesche in Grecia sia esente dalla mazzetta. Il caso più importante riguarda l’affare dei sottomarini, una storia da 1,14 miliardi di euro che inizia una decina d’anni fa le cui indagini vennero subito interrotte a causa, secondo i giornali tedeschi, “della scarsa collaborazione da parte delle autorità greche”. All’inizio del 2014 lo scandalo è riemerso in seguito all’arresto di due dipendenti pubblici greci accusati di avere intascato mazzette per 23,5 milioni di euro. A pagare sarebbero state la Hdv e la Ferrostaal.
Non solo: per un altro affare di armi, a dicembre del 2013 è finito in carcere un ex alto dirigente del ministero della Difesa, Antonis Kantas, con l’accusa di aver ricevuto 1,7 milioni di tangenti dal rappresentante greco della società tedesca Krauss-Maffei Wegmann per la vendita di 170 carri armati Leopard. Una volta in carcere ha ammesso non solo questa tangente, ma anche altri 500-600mila euro provenienti sempre dall’affare dei sottomarini. Ma nel passato accusate di aver pagato tangenti a dipendenti pubblici greci sono state anche, oltre alla solita Siemens, anche la Deutsche Bahn e la Daimler. Quella stessa Daimler che, citata in un rapporto del 2010 del dipartimento della Giustizia Usa, viene definita come società con una “lunga tradizione in quanto al pagamento di tangenti” a dirigenti pubblici stranieri. I dirigenti della Daimler sono stati accusati di aver versato tangenti per decine di milioni di euro a dipendenti pubblici di 22 Paesi del mondo compresi quelli di tutto il Medio Oriente oltre a Cina e Russia. In Iraq avrebbe addirittura violato i vincoli del programma Oil for Food delle Nazioni Unite. E nonostante le indagini avessero fatto emergere violazioni anche di leggi tedesche, Daimler non è mai stata messa sotto inchiesta in Germania e se l’è cavata pagando 185 milioni di euro alle autorità americane.
E si potrebbe continuare per ore: il presidente del Bayern Monaco finito in carcere per essere stato scoperto a pagare mazzette; la società Bilfinger accusata dagli Usa di aver pagato tangenti in Nigeria (multa di 32 milioni di euro); i dipendenti della Basf accusati di avere accettato soldi in nero da dei fornitori per beni e servizi poi non forniti, ma la differenza tra Italia e Germania è ormai chiara. Mentre da noi il problema è vissuto come un difetto “morale” che attiene al “carattere” nazionale, in Germania la corruzione è vista come un problema “amministrativo” per le aziende (che pagano per chiudere ogni pendenza) e penale per i suoi manager che (raramente) finiscono in carcere. Sui giornale tedeschi nessuno si sogna di accusare uno scadimento morale ma, piuttosto, si preoccupano che le mazzette, una volta scoperte, non interrompano la “normale” attività economica di una società.
La politica corrotta
La stampa tedesca, nel dare il giusto risalto a questi episodi, ha comunque un atteggiamento assolutorio verso i manager tedeschi. La tesi, in genere, è: non siamo noi corruttori che paghiamo le tangenti, sono i politici stranieri che sono corrotti perché le accettano, o le pretendono. Può essere. Ma secondo Markus Funk, copresidente della Aba’s Global Anti Corruption Task Force, “negli anni recenti la Germania è stata seconda solo agli Stati Uniti in quanto a numero di casi di corruzione all’estero”.
E, d’altra parte, anche i politici tedeschi, in quanto a scarsa trasparenza, non scherzano. A gennaio l’amministratore delegato delle ferrovie tedesche, Rudiger Grube, ha offerto al braccio destro di Angela Merkel, Ronald Pofalla, un posto in consiglio d’amministrazione (pagato 1 milione di euro l’anno) con il compito di occuparsi di relazioni istituzionali. Nulla di illegale, per carità, tranne che passare da capo di gabinetto del primo ministro a lobbista di una società pubblica non è quello che ci si aspetterebbe da un popolo “antropologicamente” etico.
Anche le dimissioni del presidente federale Christian Wulff sono state raccontate come la decisione di un uomo integerrimo che, sopraffatto dal senso dell’etica, decide di abbandonare la poltrona per una piccole, umana, debolezza: essersi fatto offrire un soggiorno di pochi giorni all’Oktoberfest. In realtà Wulff è stato costretto a dimettersi nel 2012 perché ha tentato di depistare le inchieste giornalistiche che indagavano su una donazione di 500mila euro proveniente da un ricco amico della moglie quando era governatore della Bassa Sassonia. Wulff fu costretto a dimettersi non per un peccato veniale, ma perché in una corrispondenza, diventata pubblica, da presidente della Repubblica, ha praticamente minacciato l’editore della Bild che stava per pubblicare la notizia. Riguardo al caso Oktoberfest: quel soggiorno è stato pagato dal produttore cinematografico David Groenewold a favore del quale, successivamente, Wulff scrisse una lettera al Ceo della Siemens chiedendogli di finanziare un lungometraggio che l’amico stava producendo. Due anni dopo la sentenza del processo originato dall’ospitata fu di assoluzione: non è stata ravvisata alcuna relazione tra l’invito all’Oktoberfest e la lettera di raccomandazione e Wulff, assolto da tutte le accuse, ha scritto perfino un libro per raccontare la sua versione dei fatti. Un risultato, quello dell’assoluzione, non dissimile dai molti processi che hanno coinvolto politici italiani. Che, però in troppi hanno interesse a dipingere, loro e tutti gli italiani, come persone corrotte “dentro”.
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Siemens, si suicida l’ex responsabile finanziario del colosso tedescoAgi, 6 febbraio 2015
L’ex responsabile finanziario del colosso tedesco Siemens, Heinz-Joachim Neubuerger, si e’ suicidato. Neubuerger, 62 anni, due mesi fa aveva raggiunto un accordo con la compagnia sul suo ruolo in un grosso scandalo finanziario. Aveva ricoperto dal 1998 al 2006 il ruolo di Cfo nell’azienda ed era stato coinvolto in un traffico di tangenti di oltre un miliardo di dollari, che il gruppo aveva pagato per vincere contratti all’estero.
L’inchiesta e’ durata oltre due anni ed e’ costata la testa del presidente e di alcuni dei principali top manager del gruppo. Per sanare le pendenze giudiziarie Siemens ha pagato 1,3 miliardi di dollari.
“Questi sette anni di inchiesta – rivela un amico di Neubuerger – lo hanno distrutto. E’ semplicemente crollato”. Il manager ha sempre smentito il suo coinvolgimento nello scandalo Siemens, ma non ha piu’ trovato un posto all’altezza di quello che aveva ricoperto nella grande societa’ tedesca. E’ diventato managing director di KKR Guernsey per due anni e poi consulente indipendente.
Nel dicembre scorso ha concordato il pagamento di un risarcimento di 2,5 milioni di dollari alla Siemens, la quale inizialmente ne chiedeva 15. Deutsche Boerse, in cui Neubuerger ricopriva il ruolo di membro del consiglio di supervisione si e’ detta “profondamente toccata per la notizia della sua morte”. “Sentiremo la sua mancanza come persona e come membro del board”. (AGI) .