28 febbraio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - I TEMI ETICI. UN BAMBINO AFFIDATO A DUE UOMINIREPUBBLICA.ITSEGUITO FABOROMA - Stamattina aveva annunciato su Twitter: "Alle 14,45 vado dai carabinieri ad autodenunciarmi per ’l’aiuto al suicidio’ di Fabo"
APPUNTI PER GAZZETTA - I TEMI ETICI. UN BAMBINO AFFIDATO A DUE UOMINI
REPUBBLICA.IT
SEGUITO FABO
ROMA - Stamattina aveva annunciato su Twitter: "Alle 14,45 vado dai carabinieri ad autodenunciarmi per ’l’aiuto al suicidio’ di Fabo". E lo ha fatto. Marco Cappato, dell’Associazione Coscioni, che ieri aveva dato in rete la notizia della morte di Dj Fabo, si è presentato dai carabinieri in caserma a Milano.
"Il mio obiettivo è portare lo Stato ad assumersi le proprie responsabilità", ha aggiunto il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, che ha accompagnato in Svizzera per il suicidio assistito, Fabiano Antoniani, 40 anni, tetraplegico e non vedente da tre anni in seguito a un incidente stradale.
"Se ci sarà l’occasione di difendere davanti a un giudice quello che ho fatto, lo farò in nome di principi costituzionali e libertà fondamentali, che sono più forti di un codice penale scritto in epoca fascista e dove ancora non si fa differenza tra l’aiuto a un malato che vuole interrompere una sofferenza e sbarazzarsi di una persona di cui ci si vuole liberare". Poi ha duramente criticato quanto dichiarato da Mario Adinolfi: "È aberrante mettere sullo stesso piano gli ebrei sterminati e le persone che scelgono di morire", ha detto, commentando il post di ieri su Facebook in cui Adinolfi aveva affermato che "Hitler, almeno, i disabili li eliminava gratis".
Eutanasia, Cappato si autodenuncia ai carabinieri a Milano: ’’Lo faccio per tutti quelli come Dj Fabo’’ Condividi Il verbale di autodenuncia è sul tavolo del pm Tiziana Siciliano che coordina il pool ’ambiente, salute e lavoro’. Il procuratore di Milano Francesco Greco ha spiegato che "sarà valutato sotto tutti i profili giuridici, compresa la giurisprudenza della Cedu, in materia di diritti". Qualora la Procura di Milano decidesse di iscrivere nel registro degli indagati Cappato, il reato che dovrebbe contestare è ’aiuto al suicidio’, previsto dall’articolo 580 del codice penale.
"Spero di essere incriminato e di potermi difendere in un processo", ha detto in un’intervista a Radio24 Cappato. "In Italia è reato l’istigazione al suicidio - ha aggiunto Cappato -, ma in questo caso non c’è stata alcuna istigazione. Aiuto sì, perché sabato mattina ho caricato Fabo sulla sua macchina con la sua carrozzella e per cinque ore ho fatto un viaggio straziante", ha spiegato. Poi ha aggiunto: "Ora lo Stato ha due strade: o fare finta di nulla, nel senso che essendosi tutto svolto fuori dall’Italia fa finta di non sapere niente oppure incriminarmi e io spero che lo faccia".
Discussione aperta. Il caso ha riaperto le polemiche sul testamento biologico. "Mi sento colpito dalla vicenda come tutti i nostri concittadini. Il governo guarda con rispetto al confronto parlamentare che c’è e che credo sia doveroso e interpella le coscienze dei singoli parlamentari, ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. "La legge su cui la Camera è chiamata a pronunciarsi - precisa Gentiloni - riguarda il testamento biologico però e non l’eutanasia".
Di vicenda tristissima su cui, però, il governo non interviene, parla la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin: "Esprimo solidarietà umana alla fidanzata e alla famiglia, c’è una normativa in Parlamento, che sta lavorando in modo sobrio", ma "il governo non interverrà".
DJ Fabo: la scelta che divide l’Italia Condividi
Gli ultimi momenti di vita. Ieri, ha raccontato Cappato, "ha morso un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale". Prima di farlo, ha scherzato con i suoi amici. Poi, però, ha lasciato un’ultima raccomandazione: "Uè, ragazzi, sono serio, fatemi un piacere, in macchina mettete sempre la cintura. Se me lo garantite, andrò via più contento".
L’ultimo appello di dj Fabo: "Sono giunto in Svizzera senza l’aiuto dello Stato" Condividi
"Fino all’ultimo gli abbiamo detto che poteva tirarsi indietro in ogni momento, poi abbiamo capito che queste parole lo infastidivano e innervosivano ancora di più, allora abbiamo lasciato perdere - ha raccontato ancora Cappato -. Io sono rimasto in una stanza vicina". "Quando si era rivolto a me mesi fa io gli ho promesso che lo avrei aiutato, ma gli ho anche detto che lui sarebbe stato di grande aiuto ad altre persone se avesse accettato di raccontare la sua storia - ha detto il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni -. È stato felice di farlo e forse anche questo gli ha dato la voglia di resistere per qualche settimana in più".
L’Associazione Luca Coscioni ha voluto ricordare il dj sulla sua pagina: "Ciao Fabo, hai lottato per la libertà di tutti noi e finalmente anche tu sei libero. Non ti dimenticheremo".
Cremazione domani. La salma di dj Fabo si trova ora all’obitorio di Zurigo. Sembra probabile che sarà cremato, ma prima della cremazione è necessaria un’attesa di 48 ore dal decesso. Dj Fabo dovrebbe dunque essere cremato nella giornata di domani.
Morto nella stessa clinica svizzera pensionato veneziano. È morto a mezzogiorno Gianni Trez, il pensionato veneziano di 65 anni che ha scelto il suicidio assistito nella stessa struttura svizzera in cui ha scelto di morire dj Fabo. "Non ha sofferto, era sereno, io e mia figlia gli abbiamo stretto le mani fino all’ultimo" ha detto la moglie Emanuela Di Sanzo, che ha poi ringraziato gli infermieri svizzeri della Dignitas, i volontari veneti dell’Avapo, lanciando infine un appello ai parlamentari: "Ora facciano una legge per impedire questi pellegrinaggi crudeli".
Due persone in attesa in Svizzera. "Ho precisato ai carabinieri che stiamo aiutando altre persone, due persone in particolare hanno già un appuntamento in Svizzera e noi le aiuteremo, una materialmente, l’altra economicamente" ha detto Cappato. L’esponente dei Radicali ha fatto "verbalizzare" che "stiamo aiutando altre persone e continueremo fino a che non saremo fermati e lo Stato non si sarà assunto le sue responsabilità". Il responsabile dell’associazione Luca Coscioni ha anche raccontato, però, di aver voluto mettere a verbale che "noi, assieme a Mina Welby e Gustavo Fraticelli, abbiamo aiutato in questi anni un centinaio di persone, fornendo informazioni e aiuto". In particolare, ha aggiunto Cappato, "due persone sono in attesa, hanno già un appuntamento in Svizzera e hanno già avuto il ’semaforo verde’".
DUE PADRI
ROMA - L’ordinanza emessa in data 23 febbraio 2017 dalla Corte d’Appello di Trento è destinata a fare la storia. Perché afferma che due gemelli, nati nell’ambito del progetto di genitorialità di una coppia omosessuale attraverso la procreazione assistita, hanno due padri. Ovvero, viene riconoscendo il pieno status di genitore non soltanto a quello che ha un legame biologico e genetico con i due bambini. La Corte è arrivata a questa conclusione riconoscendo il certificato di nascita di un altro Stato attestante la doppia paternità. E così facendo ha scritto a chiare lettere che non è accettabile la pretesa esclusività del paradigma genetico/biologico nella costituzione dello stato giuridico di figlio ed evidentemente di padre: negare a un bambino di avere due genitori lede i suoi diritti fondamentali di essere umano. La volontà di cura e l’assunzione di responsabilità prevalgono sul legame biologico.
Secondo la Corte d’Appello di Trento, quel certificato di nascita straniero è valido perché è da escludere “che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”. "Una pagina storica per i diritti delle
#famigliearcobaleno. Quando un figlio lo cresci, lo curi, lo ami: allora sei padre, madre, genitore", così scrive in un tweet Nichi Vendola, papà, col suo compagno, del piccolo Tobia.
Si tratta - spiega Articolo29, che ha ripreso e pubblicato l’ordinanza - di una pronuncia di assoluta rilevanza, in quanto per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso. L’ordinanza richiama alcuni capisaldi della decisione dell’Alta Corte.
In particolare:
a) in merito al giudizio di compatibilità tra il provvedimento straniero e l’ordine pubblico, la necessità di far riferimento a un concetto di ordine pubblico dai contorni larghi, al fine di valutare non già se il provvedimento straniero applichi una disciplina della materia corrispondente a quella italiana, bensì piuttosto se esso appaia conforme alle esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo (in questo caso, del minore) come garantiti dalla Costituzione italiana e dai principali documenti internazionali in materia;
b) l’esigenza di salvaguardare il diritto del minore alla continuità dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori, il cui mancato riconoscimento non solo determinerebbe un grave pregiudizio per i minori, ma li priverebbe di un fondamentale elemento della loro identità familiare, così come acquisita e riconosciuta nello Stato estero in cui l’atto di nascita è stato formato;
c) l’assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell’ambito di un progetto di genitorialità condivisa.