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 2017  febbraio 28 Martedì calendario

Bond argentini, l’ultimo accordo per i truffati: si chiude l’epopea

Come nelle migliori telenovelas, anche quella che ha visto protagonisti gli obbligazionisti italiani che hanno comprato 14 miliardi di euro di bond argentini e sono rimasti con il cerino in mano dopo il default del Paese nel dicembre 2001, ha avuto un finale positivo: il rimborso del 150% del proprio investimento. Ma solo dopo 15 anni di dure battaglie legali e negoziati. E solo per 50.000 risparmiatori (rispetto ai 400mila iniziali) che, non accettando i due concambi proposti dall’Argentina (swap), uno nel 2005 e uno nel 2010 che implicavano un taglio del valore nominale dei bond di circa il 70%, hanno deciso di affidarsi alla Task Force Argentina (Tfa). Promossa nel 2002 e finanziata dalle banche a tutela degli investitori, questa associazione ha infatti permesso – a chi ha atteso pazientemente – di recuperare circa 3 miliardi di euro. Vale a dire il pagamento di un importo pari al 150% del valore nominale originario delle obbligazioni in default. Che, tradotto in soldoni, significa la restituzione del capitale più circa il 3% di interessi. Ed anche alle banche, che hanno sostenuto tutti i costi, è stato riconosciuto un rimborso di 40 milioni di dollari, pari al 75% delle loro spese.
Un contributo decisivo all’accordo lo ha dato il cambio di governo di Buenos Aires, passato dal peronismo autarchico dei coniugi Kirchner (che ha spinto la Tfa ad intraprendere una causa legale presso il tribunale Icsid della Banca Mondiale) al liberismo di Mauricio Macri, eletto presidente nel novembre 2015.
L’ora del riscatto potrebbe arrivare anche per gli obbligazionisti traditi dalle 4 banchette fallite? Come da statuto, e per volontà dei soci bancari, la Tfa è stata sciolta e il suo presidente, Nicola Stock, si dice rammaricato: “È una perdita non solo per le banche, ma per tutto il sistema del risparmio. Ora sarebbe utile per tutte le vicende che stanno interessando il settore obbligazionario”.