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 2017  febbraio 28 Martedì calendario

Leggi e maggioranza ci sono: riformare i vitalizi ora si può

È uno strano posto il Parlamento: partiti opposti formano una maggioranza, ma fanno finta di non accorgersene. Così, litigano anche quando sono d’accordo. Come nel caso dei vitalizi e della riforma delle pensioni ai parlamentari: Renzi non li vuole, il Pd si vanta di avere una proposta di legge per riformarli e il Movimento 5 Stelle presenta (ieri) una delibera alla presidenza di Camera e Senato per modificarli attraverso il regolamento. In conclusione, sia che si parli di riformare i vitalizi in senso stretto (rendita a vita), sia che si parli delle pensioni, gli basterebbe andare a votare per trovarsi d’accordo.
D’altronde, è passato un mese dall’sms che Matteo Renzi inviò a Giovanni Floris a Di martedì: per rispetto dei cittadini – era il messaggio – meglio andare al voto prima che scattino i vitalizi (quelli di cui prometteva l’eliminazione quando era ancora in corsa per le primarie del Pd). Gli amanti dell’esattezza, nei giorni successivi, si affannarono a precisare che forse l’ormai ex premier si riferiva al diritto alla pensione che i parlamentari alla prima legislatura (all’ingrosso mille euro al mese a partire dal 65esimo anno di età) maturano dopo quattro anni, sei mesi e un giorno. Quindi a partire dal prossimo 15 settembre. Quelli ancora più precisi sottolinearono che dal 2012 i vitalizi non esistono più: cinque anni fa, i parlamentari sono infatti passati al sistema contributivo. In ogni caso, da qualsiasi parte la si guardi, i privilegi ci sono ancora.
Qualche settimana fa, Paper First ha lanciato Orgoglio e Vitalizio, libro che fotografa un esercito di oltre 2 mila tra ex deputati ed ex senatori che beneficiano di consistenti vitalizi, tra cui anche chi non ha mai messo piede in Parlamento. Da un minimo di 2.500 euro al mese agli oltre 10 mila di chi di vitalizi ne ha accumulati diversi: la conseguente proposta di riforma del Fatto Quotidiano ha poi raggiunto oltre 200 mila firme chiedendo il ricalcolo dei vitalizi pre 2012, l’imposizione di un tetto di massimo 5 mila euro alle pensioni dei parlamentari e l’applicazione del limite di età della legge Fornero. Anche su questa proposta, molti parlamentari degli uffici di presidenza di Camera e Senato (da Pd a Fi) si sono espressi favorevolmente e l’arrivo della delibera del Movimento 5 Stelle fa ben sperare. Che sia l’occasione per aprire seriamente la discussione tra deputati e senatori? Anche perché, per modificare il trattamento pensionistico, basterebbe modificare il regolamento interno delle Camere.
La proposta dei 5Stelle è molto semplice: equiparare la pensione dei parlamentari a quella di lavoratori. Unire quindi il sistema contributivo della legge Dini e ai vincoli della legge Fornero: 20 anni di contributi versati e almeno 66 anni di età. “Per equiparare il trattamento – spiega Riccardo Fraccaro, segretario della presidenza della Camera – basta una votazione di cinque minuti negli uffici di presidenza. Basterebbe che i 39 parlamentari che le compongono alzassero la mano per dire sì”. I 5Stelle si aspettano che i presidenti di Camera e Senato calendarizzino la discussione e ne permettano il voto. Non c’è una regola specifica sull’iter da seguire: si tratterebbe di una scelta politica. “Chiediamo ai cittadini di fare pressione su tutti i membri di presidenza in modo pacifico e legittimo, di mandare mail ai loro indirizzi alla Camera, di dare insomma un segnale concreto per cambiare il paradigma”. E come cambierebbe il bilancio? “Nella delibera viene dato mandato al collegio dei questori e ai presidenti di creare le intese necessarie a far quadrare il tutto”, spiega Laura Bottici, questore del Senato. Nel bilancio delle Camere, infatti, è incluso il pagamento dei vitalizi, che non si autoalimentano e spostare in altri enti previdenziali i contributi potrebbe generare un buco di bilancio.
Intantoil Pd si difende sostenendo la proposta presentata alla Camera nel 2015 dal dem Matteo Richetti: anche questa andrebbe calendarizzata e discussa, affrontando però tutto l’iter legislativo. Fermo restando il sistema pensionistico in vigore, il ddl Richetti prevede il ricalcolo dei vitalizi già concessi secondo il sistema contributivo introdotto nel 2012. Una norma con valore retroattivo (su cui 5Stelle per il momento hanno deciso di non spingere) che potrebbe rischiare la bocciatura della Corte costituzionale. Di sicuro Richetti, in questi giorni (e in quella che i giornali hanno indicato come “l’apertura” del Pd ai Cinque Stelle”) ha invitato i pentastellati a votare la sua proposta. “Sarebbe stato bello votare la proposta di Richetti – ha detto ieri il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – ma la calendarizzazione della sua legge, da parte della capogruppo, non c’è mai stata. Da due anni è ferma in commissione. Il Pd è l’unico partito che presenta una proposta e poi se la sabota da solo”.